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Jersey Girl
Il deludente ritorno di Kevin Smith
con Ben Affleck
jersey girlCATEGORIA:Film da grande pubblico, con stile
“Gli uomini si dividono un due categorie: gli abitanti di New York e quelli del Jersey.”
E’ questo il pensiero del protagonista, enunciato dalla figlia in un tema, affidatole a scuola, sulla famiglia. E tutto il racconto si svolge nel flashback di questo racconto. L’incontro tra i suoi genitori, nella follia yuppie newyorkese, l’amore tra i due, i contrasti, il concepimento e la morte, di parto, della madre.

Tutto il lungometraggio è il racconto della difficile paternità di Ollie, Ben Affleck, diviso tra la necessità di essere padre e il proprio lavoro, un PR nella frenetica grande città. La piccola neonata gli causa uno stress tale da fare uno sfondone su Will Smith, futura star, e quindi essere licenziato da quel lavoro che era tutta la sua vita. Torna a casa, dal padre provinciale che lo accoglie, e cerca di ricostruire il suo caduceo castello di carte, in attesa di una seconda possibilità.

Siamo nel 2004, e sono passati dieci anni da Clercks, gioiello del cinema indipendente americano che aveva portato alla ribalta il regista Kevin Smith: creativo, geniale, sboccato, stralunato… molti sono gli aggettivi che si possono accostare all’autore del Jersey. C’è chi lo ama alla follia, e noi ci iscriviamo sicuramente tra questi, e chi lo odia con tutte le sue forze, come fosse un rappresentate di una demenza senile della settima arte. C’è del vero in ogni posizione.
jersey girl
Questo film è il primo tra quelli del regista, ad essere normale, il primo ad affrancarsi dalla presenza dei suoi due personaggi feticcio, Jay e Silent Bob, coppia di impresentabili spacciatori eroi da fumetti, uno silenzioso e intelligente, l’altro parlatore e ai limiti della non capacità mentale. Aveva detto di aver chiuso con loro, il buon Kevin, ma già sappiamo che non è così. Forse è una fortuna, anche se riaprire vecchi capitoli della propria carriera non è mai un segno di creatività.

E questo Jersey Girl dimostra che le lacune del nostro si sono fatte molto evidenti. Film normale, assolutamente normale, del tutto fuori dal suo panorama abituale, afferma una sorta di moralità all american che non gli appartiene, un rispetto sacrale della vita famigliare. Certo, la scomparsa del padre nel 2003, a cui il film è dedicato, ha certamente influito sullo scarso risultato finale, come anche il burrascoso rapporto tra Affleck e Jennifer Lopez, il cui ruolo è ridotto a pochi minuti, è stato determinante per cambiare le carte in tavola nel corso dell’opera. Ciò che resta è un film scritto senza intelligenza, cosa che da Smith non ci aspettavamo certamente.

Pochi colpi di spalla, nessuna follia, giusto un paio di scene che fanno sorridere, ma l’impressione è quella di un film inamidato, sorretto in qualche misura solo dalle magnifiche amicizie del regista fumettista del Jersey. Un cast di tutto rispetto: a parte Affleck, a cui il rispetto forse non è troppo dovuto, vediamo Liv Tyler, Matt Damon e Jason Lee in un piccolo cameo, e si rincontrano vecchi caratteristi che avevamo adorato nelle pellicole precedenti. Ma è nella colonna sonora che gli amici vengono a galla. Strabiliante nei nomi che compaiono: da Fleetwood Mac, al Boss (con addirittura due canzoni), dai Cure a Pete Townshend, ma questa parata di rock star non basta a far sollevare il film da una mediocrità che non è giustificabile.
jersey girl
Come dicevamo si può odiare Smith, è consentito, anche se non è il nostro parete. Ma da lui tutto ci saremmo aspettati tranne un lavoro così insipido. Tutto casa e famiglia, mostra un amore per il sobborgo natio che era espresso in filigrana nei film precedenti, ma era anche oggetto di un sarcasmo profondo. Nulla di tutto questo si può trovare in Jersey Girl, un film di cui davvero non resterà traccia.

Ora restiamo in attesa di The Passion of Clercks, il seguito del fortunato primo capitolo della saga smithiana. Ma temiamo sinceramente una carenza d’ispirazione che già si era sospettata nel folle e solo per fan Jay & Silent Bob Strikes Back.

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