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The Bourne Supremacy
Analisi di un successo inspiegabile
Torna al cinema il personaggio creato da Robert Ludlum
The bourne supremacyL’uomo una tempo conosciuto come Jason Bourne credeva di essere sfuggito una volta per tutte al proprio passato di spia. Niente da fare, perchè qualcuno decide di compiere un omicidio facendosi passare per lui.

Seconda puntata, sempre ispirata ad un libro di Ludlum, per le avventure della ex-spia con problemi di memoria.
E per la seconda volta mi trovo di fronte a quello che per quanto mi riguarda è davvero uno dei più grandi misteri dell’universo. Come il primo capitolo, anche questo The Bourne Supremacy ha incassato davvero molto al boxoffice americano, ricevendo applausi dalla stragrande maggioranza della critica (e in Italia pare che la situazione non sia troppo diversa).

Perché?
A quanto pare viene lodata la capacità di riportare in vetta alle classifiche un tipo di cinema che si credeva scomparso: la spy story. Quella di Bourne, che a questo punto diventerà con tutta probabilità una vera e propria serie, è una storia avvincente capace di far ringiovanire il sempre elegante modello di 007. Si, Jason Bourne è il nuovo James Bond!
O almeno questo si dice in giro...

The bourne supremacyFermo restando che, vista la palese discordanza di giudizio, forse vi converrebbe fidarvi della maggioranza...mi permetto di spiegarvi perchè non riesco davvero a capacitarmi di tutto ciò.
Il primo film, The Bourne Identity, era un degno rappresentante della piattezza imperante nel cinema d’azione contemporaneo. Il personaggio di Bourne veniva introdotto ed i suoi problemi a ricordare ogni minimo dettaglio del proprio passato di spia riuscivano ad interessare, ma non per più di metà film. Interpretato da un Matt Damon versione “ragazzotto bovino” (e già qui il paragone con Bond...ma lasciamo perdere...), Bourne sfoggiava fra l’altro una specie di “senso del ragno” alla Spiderman, capace di fargli fiutare il pericolo un attimo prima che questo si presentasse. Wow, peccato che non venisse minimamente giustificato dalla narrazione (poco male, tanto in questo “Supremacy” non se ne trova traccia).
Ammetto che potrei averlo giudicato in maniera affrettata, ammetto che forse di motivi per apprezzarlo se ne potessero trovare. Ma anche se io all’epoca mi fossi sbagliato, e quel The Bourne Identity fosse in realtà molto più che uno spot pubblicitario per una macchina...
Almeno qualcuno può spiegarmi perchè questo “Supremacy” piace così tanto?

The Bourne supremacyLa trama non è esattamente troppo complessa, in realtà è semplicissima e lineare, classica al punto da farti capire i colpi di scena scandalosamente troppo presto. Eppure nonostante ciò risulta confusa e difficile da seguire, perchè gonfiata dall’ossessione per gli aspetti più tecnici legati al lavoro dei Servizi Segreti.
Realistica? Si. Noiosa? Di più!
C’è già però chi sostiene che questo sfumarsi della narrazione sia funzionale alla caratterizzazione del protagonista (ma non ricorda il passato, mica il presente!!!), e in fondo sia terreno fertile per una pellicola a base di azione spericolata che non merita di essere intralciata da troppi interrogativi.
Sul principio generale potrei essere perfettamente d’accordo, si crea un’ ambientazione intrigante, si da un motivo ai personaggi per fare quello che fanno, e poi finalmente ci si preoccupa di divertire lo spettatore.
Tutto giusto, solo che le scene d’azione di The Bourne Supremacy vanno dall’insipido all’orripilante. Basti guardare l’inseguimento automobilistico finale, un quarto d’ora in cui l’inquadratura passa da un primo piano tremolante di Matt Damon (o almeno sembrava lui) ad un collage d’immagini che paiono filmate casualmente per strada.
Insomma non si capisce praticamente nulla, a un certo punto viene veramente da ridere.

Sceneggiato maldestramente, diretto come se il regista avesse a disposizione un budget piuttosto basso e addirittura chiuso sui titoli di coda da un vecchio singolo di Moby (nemmeno la classica canzone inedita!)...The Bourne Supremacy sembra proprio la classica produzione “sfigata”.
Eppure piace ai critici e incassa benissimo.
Mah!


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