LIVE \ Due strani angeli e il menestrello Devendra

Live alla Sala Estense

di Clas
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cocorosieGiovedì sera la Sala Estense era sorprendentemente piena e altrettanto calda. Ma nonostante ciò, la curiosità di ascoltare il giovane menestrello Devendra e le sorelle Cocorosie era troppa per perdere l’occasione. Circa alle 21:30 le bellissime Bianca e Sierra salgono sul palco caldamente illuminato; per non menare troppo il can per l’aia, la performance live si è rivelata senza dubbio più interessante dell’ascolto del cd. I brani eseguiti venivano contemporaneamente narrati da immagini proiettate sullo sfondo: il filmato di due cavalli bianchi, disegni malsanamente ingenui, nella forma ma non nel contenuto, di marinai, personaggi tribali, uomini travestiti e sodomizzati. Ogni tanto spuntava l’ombra della mano di Bianca sullo schermo, che, sinuosa, accompagnava il miagolio della voce. Ad ogni canzone spuntava fuori un musicista nuovo, fino a formare un gruppo di cinque persone (persino la madre delle ragazze alle tastiere). Tra gli strumenti erano presenti molti giocattoli, utilizzati per riprodurre rumori particolari, come il canto del gallo (quasi onnipresente nell’album); altri erano sostituiti da suoni creati con la voce, come i vocalizzi lirici di Sierra o la “batteria umana”. A mio parere il connubio di due timbri vocali così diversi e le maniere spontanee con cui le ragazze si atteggiavano, ha creato l’atmosfera d'incantevole ambiguità che le caratterizza, nonostante lo spettacolo sia risultato forse un po’ lento: ma il fascino delle sorelle Casady è innegabile. Ancora più affascinante però è Devendra Banhart con la sua band, che una macchina del tempo ha trasportato dal 1969 al 2004. Davvero un personaggio particolare, divertente, ironico, completamente a suo agio, immerso con la mente e con il corpo nel suo ambiente musicale “post-war folk”; un ragazzo a cui non manca di certo la fantasia, circondato devendra banhartda un alone quasi mistico, che beve il tè verde nella pause tra un pezzo e l’altro, secco come un acciuga ma energico e innamorato. Tutto questo nonostante fosse, a sentir lui, un po’ provato dal viaggio. Solo un’ora di concerto ma intenso, emozionante (un punto di merito alla ballata cantata dal bassista scalzo), “collettivo”, in compagnia di un gruppo di amici un po’ sballati, davanti ad un fuoco e un cestino di pejote. Chiudendo gli occhi si poteva ascoltare, nella voce di Devendra, le eco degli spiriti di Nick Drake e Jeff Buckley, ancora vivi e pulsanti, come magicamente invocati. Ciò che rende davvero unica la sua musica è la spensieratezza con cui viene fatta, di chi vive giorno per giorno al 100%, di chi ha un passato da cantante di strada, di chi ha 23 anni e ha fatto dell’arte del suono un totem da adorare, la sua ragione di vita.

01-02-2006 - visite: 9144

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