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La Mala Educaciòn
E' davvero così scandaloso come è stato annunciato?
Il nuovo film di Pedro Almodovar
la mala educaziònEra atteso da tempo il nuovo film di Pedro Almodovar. Come sempre siamo in netto ritardo rispetto ai nostri fratelli europei che hanno potuto vedere e commentare questo lungometraggio molto tempo fa. E le reazioni sono state piuttosto fredde, cosa strana, perché, di solito, lo spagnolo infiamma i cuori di critica e pubblico.

Anche se il precedente Parla con Lei non era stato accolto come il grande successo Tutto su mia Madre, era piaciuto a gran parte dei cinefili. Cosa che non è avvenuta con questa, parzialmente autobiografica, pellicola. Facendo riemergere i ricordi del suo collegio cattolico il più grande regista spagnolo compone il racconto dell’amore di due ragazzi, praticamente bambini, tragicamente interrotto da un prete innamorato di uno dei due.
la mala educaciòn
La cosa che sorprende di più è l’esclusione pressoché totale dell’universo femminile, se non come donne dell’immaginario, a cui i travestiti aspirano. Perciò l’autore ci concentra sui rapporti tra uomini, tra un prete pedofilo (argomento davvero di attualità), tra due bambini che, amanti, si rincontrano e si scoprono sconosciuti. Ma è ancora un racconto sulla forza taumaturgica del raccontare, su quanto può essere lenitivo buttar fuori da se stessi i propri fantasmi.

Eppure l’idea che ci si può fare vedendo il film è che Almodovar sopravvaluti la forza dell’autobiografismo, e di un possibile realismo. La sceneggiatura non si impenna mai, resta emotivamente stabile per tutta la durata. Ci si aspetta che esploda il magma sotterraneo che sta alla base di tutto, ma l’esplosione non avviene mai, si resta fermi come ai blocchi di partenza di una gara podistica.

Certo non manca lo stile. I colori pop tanto cari allo spagnolo ci sono tutti, gli arredamenti così anni ’60, i trucchi dei protagonisti, le fisionomie modificate dai belletti. C’è tutto l’Almodovar superficiale, ma quello che manca è forse quello che più amiamo del regista. Manca la follia e il suo dissacrante cinismo.

Si deve necessariamente dire che ci sono due Almodovar. C’è quello degli inizi, della movida madrilena. La Spagna era appena stata liberata dal franchismo e tutta la creatività esplodeva in un turbine di colori e atteggiamenti eccessivi. Momento magico, nel quale Almodovar non sapeva ancora fare cinema, ma girava film magnifici. Poi ha imparato a controllarsi e, nonostante questo, ha continuato a regalarci gioielli. La nostra mente predilige chiaramente il secondo, ma il cuore è totalmente vicino al primo.
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Qui, purtroppo, è lontano da entrambe le sue anime. Non è folle e visionario, ma non ha nemmeno il rigore di alcuni tra i suoi ultimi film. Non c’è dramma. Forse si è trovato bloccato dai ricordi, ma la satira anticlericale era molto più libera e feroce in Quell’Oscuro Oggetto del Desiderio, più che in questa cattiva educazione. Tanto rumore per nulla, insomma.

Dispiace documentare un passo a vuoto che nemmeno gli sprazzi metacinematografici riescono a salvare, anzi, direi che aggravano la colpa. Siamo stanchi di vedere il farsi del cinema sullo schermo, ormai è cliché abusato.

Chiariamo comunque, non è un brutto film in senso assoluto, è una pellicola minore di Almodovar. Quello che sorprende è che sia una tema così personale. Ma, d’altra parte, personale era tutto il cinema di questo autore.

Siamo certi che Pedro sarò in grado di regalarci altri grandi lavori. Questo è solo un piccolo giro a vuoto. Aspettiamo fiduciosi il futuro di uno dei più giovani geni della settima arte.

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