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Hellboy
I film sui supereroi hanno stancato. Ma Hellboy si discosta non poco dalla norma.
Da un fumetto di Mignola
HellboyNOTA: Il film è già uscito in Italia, ma deve ancora arrivare nelle sale Ferraresi.

CATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile.

1944, Rasputin si è alleato con i Nazisti e sta per evocare una creatura demoniaca dalle profondità dello spazio. Ma gli Alleati riescono ad intervenire e ad interrompere l’incantesimo.
Qualcosa però è passato attraverso il varco. Non la divinità Lovecraftiana che si tentava di richiamare, bensì un piccolo, rosso, cucciolo di diavoletto con un braccio sovrasviluppato.
Crescendo, il suo aspetto non migliorerà, ma del resto “Cosa rende un uomo un uomo?”.

Non conoscevo il fumetto da cui è tratto questo Hellboy, ma non avevo molta fiducia in questa operazione.
Principalmente perché il bravo Guillermo Del Toro (El Espinazo del Diablo e Kronos) una volta trasferito negli Stati Uniti sembrava stare progressivamente disperdendo il proprio talento.
Il b-movie Horror Mimic era indubbiamente divertente ma non perfetto. Blade 2, da più parti acclamato come “Migliore del Primo”, beneficiava della sua ottima capacità di esaltare il look dei personaggi e dell’ambientazione, ma soffriva della stessa sciattezza registica e di sceneggiatura che caratterizzava il primo capitolo.
Con mia grande sorpresa Hellboy, per chi saprà apprezzarlo, è addirittura entusiasmante.

Per la prima volta dai tempi di Batman: il Ritorno un film tratto da un fumetto dà l’impressione di essere orgogliosamente prodotto “di nicchia”. Nonostante il budget, basso per una produzione di questo tipo ma comunque “rischioso”, Hellboy non sembra avere nessuna intenzione di prendere come target il grande pubblico. Il film di Del Toro anzi si gioca quasi subito in maniera adorabile la possibilità di piacere alla massa. Un’ impresa eroica che i più famosi supereroi evidentemente non hanno il coraggio di affrontare.

HellboyE il carattere del film riflette in pieno quello del protagonista: lo scontroso e sarcastico Hellboy, destinato a rimanere impresso nella memoria.
La prima volta che lo vediamo entrare in scena da adulto è introdotto da una canzone di Tom Waits (si, avete capito bene), e sta sfogliando un fumetto creato ispirandosi a quella che gli uomini credono una leggenda metropolitana. Lui.
E’ interpretato da Ron Perlman, al quale è praticamente bastato dipingersi la faccia di rosso per diventare in tutto e per tutto Hellboy, che fuma costantemente il sigaro e si ingozza di junkfood.
La sua interpretazione meriterebbe davvero un premio, almeno per come riesce a rendere alla perfezione i diversi toni dello humour del protagonista, che passano dal genere “spaccone” a quello più amaro ed umano.
Merito anche della sceneggiatura, scritta dallo stesso regista, che azzecca alcune delle battute dell’anno (credo con l’aiuto del fumetto d’ispirazione) e caratterizzazioni dei personaggi semplici ed efficaci.

HellboyPollice alto anche per la regia di Del Toro. Come sempre capace di curare benissimo l’aspetto di protagonisti, comprimari e scenografie, in modo da rendere l’aspetto visivo del film molto diretto, affascinante e dotato di una fisicità piuttosto sensuale.
Ma a sorprendere positivamente sono anche le sequenze d’azione.
Gli effetti digitali sono infatti di qualità non eccelsa, ma grazie al dinamismo ben studiato della macchina da presa e il tono scanzonato dell’intera operazione finiscono per centrare l’obiettivo di creare un “effetto cartoon” che rende perfettamente appropriato lo scarso realismo.

Peccato che nell’ultimo quarto cambi l’ambientazione. Abbandonato l’aspetto metropolitano il film ci regala un’ altra evocazione dal sapore inequivocabilmente Lovecraftiano, ma perde un po’ del suo formidabile ritmo.
Poca cosa, Hellboy è il film d’intrattenimento da vedere in questo momento. Con tanti popcorn o almeno qualche merendina schifosa...

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