sei in OcchiAperti.Net > Benvenuti nella nuova sezione Cinema! > Archivio Recensioni > Eternal Sunshine of the Spotless Mind
Eternal Sunshine of the Spotless Mind
VISTO IN ANTEPRIMA: nelle nostre sale dal 22 Ottobre
Jim Carrey in una nuova commedia romantica? No, decisamente no.
Ethernal Sunshine of the spotless mindCATEGORIA: Beo, Beooo. Capio niente...ma beeeoo!

Come intitolare questa recensione?
Abbiamo optato per mantenere l’originale Eternal Sunshine of the Spotless Mind, che suona come un poetico “L’eterno splendore di una mente ripulita”.
In Italia temiamo possa davvero finire per chiamarsi “Se Mi Lasci, ti Cancello!” (non è uno scherzo, è davvero il titolo annunciato). Non sarebbe poi così grave un titolo orribile, se non evocasse un lancio pubblicitario da film comico, da film “alla Jim Carrey”.
E invece questa volta il nostro Jim, dopo aver già dato prova di estrema versatilità in The Thruman Show e Man on the Moon, si è dedicato completamente ad un film drammatico.

Il regista a cui Carrey si è affidato per questo salto nel buio è il francese Michel Gondry.
A molti questo nome non dirà nulla (Gondry ha in effetti diretto, prima di questo, solo lo sconosciutissimo ed inedito in Italia Human Nature), ma...
Forse vi è capitato di vedere il folle videoclip musicale legato ad “Around the World” dei Daft Punk, o forse vi siete persi a guardare dal finestrino del treno nel geniale “Star Guitar” (Chemical Brothers), o sicuramente prima o poi vi capiterà di imbattervi in un video di Bjork.
Bene, questo è Michel Gondry: uno dei più intelligenti registi di videoclip in circolazione.
Con sé ha voluto ancora Charlie Kaufman, che oltre al suo esordio ha sceneggiato anche Essere John Malkovich e Il Ladro di Orchidee, entrambi diretti da un amico e collega di Gondry, Spike Jonze (almeno il suo lavoro su “Weapon of Choice”, con uno scatenato Christopher Walken che balla il tip-tap in un ufficio deserto, è da ripescare in ogni modo).
Eternal sunshine of the spotless mind

























Quindi siamo alle prese con un videoclipparo puro, la sciagura dell’umanita!
Non esattamente. E’ vero la stragrande maggioranza dei registi provenienti dal videoclip sono quello che il buon vecchio John Carpenter definirebbe con l’appropriata raffinatezza “Registi Sega”. Ovvero banalissimi Shooters, che arrivano sul set totalmente asserviti ai produttori, capaci solo di girare inquadrature praticamente statiche che poi monteranno a velocità supersonica (dicesi montaggio “1 inquadratura al secondo”...tipico degli Shooters) col solo scopo di tenere sveglio artificialmente lo spettatore.
La stragrande maggioranza, dicevamo, è così. Ma esistono anche i registi di videoclip che hanno saputo fare del proprio mestiere una vera e propria arte, un terreno in cui affrontare sfide impensabili in contesti produttivi economicamente più rischiosi, in cui assaltare le regole della rappresentazione visiva in movimento. E Gondry è ovviamente uno di questi.

Eternal Sunshine of the Spotless Mind parla di un uomo e una donna lontanissimi dalla patina romantica a cui il cinema preconfezionato di Hollywood ci ha abituati. Due sfigati, privi di fascino, entrambi con un carattere tutt’altro che adorabile (per motivi opposti: poco dinamico lui, troppo istintiva lei), insomma esattamente come sembrano tutte le persone migliori viste da lontano.
Gondry invece usa la lente d’ingrandimento, poi il microscopio, portandoci dentro la mente a caccia di ricordi.
La trama non è molto complessa. I due si lasciano e lei decide di farsi cancellare, tramite un trauma cerebrale controllato, ogni ricordo legato a lui. Il quale, una volta scoperto il fatto, deciderà di fare lo stesso con i ricordi che ancora lo legano a lei. Ma qualcosa non va come dovrebbe.

Eternal sunshine of the spotless mindAd essere complessi sono il montaggio e l’uso che Gondry fa del girato.
Tutta la pellicola esibisce un’ estrema povertà di mezzi: ancora adesso non abbiamo capito esattamente con che materiale sia stata realizzata la prima “cattura” delle immagini.
Ogni scena sembra quasi provenire da un film “Dogmatico” (nel senso del manifesto di Lars von Trier).
E invece è effettatissima! Gondry lavora minuziosamente, con perfezionismo, sfruttando ogni possibilità offerta dal digitale, mettendo a frutto anni di esperienza nella manipolazione "a posteriori”. Ma senza farsi notare, lasciando correre il suo film tra i meandri della mente di Carrey, facendoci provare l’orrore inedito per la vista di un ricordo delicato che purtroppo, come ogni cosa, svanisce. Come se l’integrazione con le nuove tecnologia fosse una cosa non all’avanguardia, ma totalmente naturale. Un’ evoluzione già avvenuta e assimilata

Sotto l’occhio del suo microscopio finisce una storia d’amore non epica, non straziante o originale.
La cui banalità muta col passare dei minuti in un ritratto complesso, credibile e coinvolgente.
Sotto l’occhio del suo microscopio finisce l’essere umano. Piccola e miserabile creatura, piena di difetti insopportabili, ma capace di provare sentimenti preziosi.

Questo film spiazzerà sicuramente gran parte del pubblico che, entrando in sala richiamato da Jim Carrey e dalla brava e coraggiosa Kate Winslet, si troverà ad assistere ad un oggetto veramente strano.
Un storia d’amore, commuovente e molto sentita dall’autore.
Ma proveniente dal cinema del futuro.
testo alternativo






visite: 14464
gli ultimi contributi
le ultime della redazione cinema
documento conforme agli standard XHTMLDocumento conforme agli standard css