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Così Fan Tutti
Un film d'autore francese... nulla più e nulla meno
di Agnes Jaoui
così fan tuttiPremiato alla mostra del cinema di Cannes per la migliore sceneggiatura Così fan tutti racconta la storia di due famiglie i cui destini si incrociano per un breve lasso di vita.
Commedia che vuole essere sofisticata e intelligente, attenta alle problematiche della vita come a quelle dell’arte, ha un vago sapore di artefatto, di maniera, e non riesce mai a graffiare. Film di intellettuali fatto da intellettuali, si ritrova a guardare con malcelato affetto un mondo che vorrebbe mettere alla berlina.

La protagonista è la giovane Lolita, figlia di uno scrittore di successo che la ignora, è un talento nascente del canto. La sua insegnate è la moglie di un altro scrittore che sta lottando per affermarsi. Lolita è soprappeso e vive molto male questa situazione. La matrigna è una giovane donna molto bella e con una insana fissazione per il controllo del peso.

Ciò che suona stonato in questo guazzabuglio di personaggi è che sono tutti provvisti di un talento fuori dal comune, come se una sorta di divinità avesse deciso che, in fondo, i cromosomi contano davvero anche nell’arte. Dialoghi insipidi si susseguono per un’ora buona di film, anche se, a onor del vero, l’ultima parte di lungometraggio vede un incremento di brio. Ma che non basta a salvare il film dal naufragio.

La prima parola che viene in mente allo spettatore è maniera. Questo è decisamente un film di maniera. E’ ciò che ci si aspetta dalla nuova onda del cinema francese d’autore. Vorrebbe essere leggero, quando invece è davvero pesante, molto più pensate della sua protagonista. E’ dunque un’opera alla francese, con molti più difetti dei pregi, e davvero noioso come pochi altri.

C’è da chiedersi come la giuria di Cannes abbia potuto premiare questa pellicola: già suonava strano il premio a Farhenheit 9/11 per un presidente come Tarantino. Ancor più strana è invece la premiazione di questo lavoro. Non cadremo nella trappola di voler dare la colpa allo sciovinismo. Non è certo perché è francese che questo film ha vinto il premio. Siamo piuttosto convinti che Tarantino fosse sfibrato degli sforzi per dare ad Old Boy il gran premio della giuria. E perciò può essere passata una linea. Quella scellerata linea che tende a vedere come film autoriale tutto ciò che parla di artisti e dei loro problemi intimi e pubblici.

Il team produttivo è lo stesso de Il Gusto degli Altri. A me già quello non aveva fatto impazzire, non sono mai riuscito a terminarlo. Ma questo è davvero insopportabile. Magari è una questione idiosincratica. Magari mal sopporto il cinema d’autore leggero della nuova Europa. Spero sinceramente che ci sia un pubblico che meglio si adatta a questo tipo di cinema. Non fosse così, sarebbero veramente soldi buttati.

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