La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Nov 16 2004

Impressione d'una Giovane con un Palloncino Rosso

di Alberto Amorelli

In un tardo Ottobre, caldo, a Ferrara

Un tardo pomeriggio di un tardo caldo ottobre, a Ferrara.
Non ho dubbi.
Lei non esiste, deve essere un sogno ideale; è troppo perfetta. Accecante luce di bellezza. Oh, lo so, non ripetetemelo, il "bello" è un concetto soggettivo; ma, credetemi, la sua perfezione non può non essere più oggettiva di così.
Quando la vedo passare davanti al Nuovo, io sono dall'altro lato della strada, tutto si ferma intorno a lei. Solo lei si muove con eleganza d'antica nobiltà, come madonna rinascimentale. Emana un'aura dorata. Grazia in ogni minimo movimento: mentre cammina, mentre ondeggia lievemente le sporte, quando inclina il capo dorato da un lato e un raggio di sole le fa brillare gli occhi lacustri, solo per un secondo rompendo il grigiore ferrarese.
La vedo passare davanti a me, ma sono così incantato da una simile artistica perfezione, memoria di perfezione canovaniana, da rimanere afono. Io! Afono!
Solo lei ha questo potere, come una fattucchiera che ha lanciato un incantesimo d'arcana magia. Potrei considerarmi ad un passo dal Paradiso semplicemente sfiorandole distrattamente una mano, o sorridendo automaticamente quando vedo illuminarsi taumaturgicamente il suo bel volto.
Spesso l'ho vista in Piazza Trento Trieste, o davanti al Duomo o in un qualche locale e sempre mi sono sentito inadeguato ad ammirare, si ammirare, una simile perfetta creatura. Se Eva avesse un volto, sarebbe il suo. Ne sono certo, credetemi.
Rinnegherei qualunque cosa se solo me ne desse la possibilità. Oh lo so che è sbagliato, non preoccupatevi! Ma lei è un paesaggio impressionista, colta in un particolare momento della giornata, sempre diverso. Un fremito di natura. L'incognita in un perfetto ragionamento logico. E' la personificazione dell'arte nell'accezione di ognuno.
Chi è, mi chiedete? Credetemi è inutile darle un nome, sarebbe riduttivo del senso ultimo che lei ha in se. Un nome serve ad identificare, a distinguere una persona da un'altra, lei non ha bisogno di nessuna distinzione.
E' l'incarnazione dell'Ideale.
Ma ecco! E' già scomparsa nella folla. E io rimango qui, fermo, come svuotato da me stesso.
E so esattamente cosa prova un bambino quando perde la presa sul palloncino che i suoi genitori gli avevano acquistato alla fiera. Il bambino vede il palloncino colorato, probabilmente rosso, liberarsi dalla sua mano senza troppa fatica, vede il padre che cerca di riafferrare quello sfuggente sogno e la madre che gli accarezza dolcemente la testa. Ma il bambino non è triste, non piange. Ammira il palloncino rosso che sale e si staglia nel grigio cielo. E' uno spettacolo di acronica bellezza. Il bambino segue con gli occhi spalancati il palloncino che sta conquistando la sua libertà, consapevole del fatto che nessuno può fermarlo. E' un momento perfetto. Potrebbe durare in eterno. Un infinito istante puro, non c'è nulla di sbagliato. Il bambino sa che quel particolare palloncino rosso non potrà tornare tra le sue mani, oh certo, ci saranno altri palloncini gialli, blu, verdi, con bei disegni, magari anche altri palloncini rossi. Ma Quel palloncino rosso non tornerà, il bambino lo sa. Anch'io lo so.
E so anche che quando il palloncino scenderà, prima che tocchi terra, lo afferrerà una bellissima ragazza bionda, che avevo visto tempo prima davanti al teatro Nuovo.

Scritto da: Alberto Amorelli

Data: 16-11-2004

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Mi sono fatto da solo. Credo di aver avuto per maestri i miei occhi.

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