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Jan 27 2005

tra blues,jazz, biliardo e poker

Billard Blues di Maxence Fermine

di Alberto Amorelli

locali fumosi e musica malinconica

Billard Blues 2Eccoci qui, ogni sera comincia così, con un’aria di blues, un pezzo di Muddy Waters, di Big Bill Broonzy, di Sonny Boy Williamson, di Lightin’ Hopkins o di un altro grande, poco importa purchè sia sempre e soltanto blues! Perché questa non è semplicemente la stanza sul retro di uno squallido biliardo, no, questo è un luogo magico, in fondo alla strada del blues, a Chicago, il settimo cielo della musica nera, da qualche parte nell’infinito universo della vita reale, dove c’è musica a ogni angolo della strada…E se sei venuto fin qui, è proprio per il blues!

Billard Blues l’ultima opera del pluri-acclamato autore di Neve, Maxence Fermine, è una raccolta di tre racconti lunghi. Ognuno di essi ci parla di un particolare aspetto di quella che era la vita notturna, tutta luci e locali fumosi, nell’America degli anni trenta: blues, biliardo, jazz e poker.
Il primo racconto, “Billard Blues”, ci racconta la storica partita di biliardo, nella notte di Natale, tra il campione non più giovane Willie Hoppe e Al Capone in persona!
Tutta la sfidaè accompagnata dalla note blues del narratore della vicenda, un giovanissimo musicista di colore che suona al Billard Blues un locale di Chicago, la cui identità non riveliamo per non togliere la sorpresa al lettore (Non leggete la seconda di copertina o lo scoprirete prematuramente). Il grande Willie Hoppe accetta la sfida del re di tutti i gangster e la partita rimarrà storica, ed il narratore, il musicista blues, la ricorderà sempre: “La sola storia di Natale di cui mi ricorderò fino alla morte.”
Una magnifica storia ricca di atmosfera, in cui realtà e finzione (il mitico colpo Diamond Drink di Hoppe ne è un esempio) si incrociano più volte per regalarci una narrazione fluida, emozionante e divertente.
Con il secondo racconto, ci spostiamo a New York sulla Cinquantaduesima Strada in un altro locale, il “Jazz Blanc” locale esclusivo frequentato da: “tutti i veri duri che la feccia bianca di New York poteva vantare. Della categoria, qui, niente neri.”
Al Jazz Blanc suona Max Coleman, grande sassofonista, che vive solo per il jazz e per l’alcool : “ Più suoni, più hai sete. Più hai sete, più bevi. E più bevi, più hai voglia di suonare. Difficile uscirne, e Max Coleman non ne usciva.”
Cosa succede se il più grande sassofonista jazz incontra la migliore pianista jazz di tutta America?
Scintille, musica divina e amore. Tutto questo succede quando al Jazz Blanc viene a suonare la bellissima Diana King.
Tra lei e Coleman è attrazione immediata, ma…non finirà esattamente come state pensando…
Una storia d’amore e di vita malinconica, narrata dal barista del Jazz Blanc.
“…suonare il jazz, è come raccontare una storia. Una volta svanita la musica e finito il pezzo, deve restare solo felicità…Altrimenti n on serve a niente. Veramente a niente!” Con queste parole Max Coleman si accomiata dal narratore e da noi.
L’ultimo racconto, ambientato a Las Vegas, è forse un po’ sottotono rispetto ai due precedenti, il titolo è “Poker” e ci racconta le vicende del giocatore professionista Davis Dam.
Davis Dam era un tipo alto, piacente e dannatamente fortunato a poker : “…quando contro di te gioca un tipo con la faccia d’angelo, fortunatissimo a carte e pieno di donne, tutto ciò che puoi dirti è che la vittoria è ancora molto lontana.”
A raccontare la vicenda è Willcox, suo compagno di gioco. I due decidono di spennare un altro giocatore, tale Zimmermann, sfidandolo ad una tiratissima partita di poker all’ultimo bluff, cinquemila dollari puntata minima.
Il motto di Davis Dam è: “L’importante, a carte, non è avere delle buone carte. E’ far credere agli altri che ce l’hai”.
Chissà se il credo di Dam lo aiuterà a vincere la partita contro Zimmermann. Ripeto, non il massimo questo racconto, lievemente scontato ma sempre magistralmente scritto.

Che dire in conclusione di questo libro di Fermine?
Nonostante la caduta di tono nell’ultimo racconto lo scrittore di Albertville non tradisce i suoi fan, il libro è piacevole, con diversi tocchi di stile e con quella tipica capacità di Fermine di essere semplice nella narrazione ma esaustivo.
Non tacciatemi di patriottismo ma ho notato delle somiglianze nello stile dei racconti con “Novecento” del nostro Baricco, chissà…il valore di Maxence Fermine comunque non è minimamente in discussione, piace e sa piacere.



Consigli Per Gli Acquisti: Billard Blues, Maxence Fermine, Bompiani, 2004.


Scritto da: Alberto Amorelli

Data: 27-01-2005

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