LIVE \ The Mars Volta in concerto

il live a Milano non convince

di Ilaria Battistella
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Omar Rodriguez dei The Mars Volta
Delusione e un velo di amarezza in seguito all’unica, attesissima data italiana dei The Mars Volta.
Il gruppo di El Paso è sempre stato osannato dai più come una delle rivelazioni in ambito rock degli ultimi anni, o meglio da quando nel 2003 De-loused in the Comatorium (album di debutto della band) era riuscito a stregare proprio tutti. Dalle ceneri degli ex At the drive in sembrava essere nato qualcosa di originale, potente, promettente.
Le aspettative per questo concerto dunque erano molto alte. Forse troppo.
Il Rolling Stone è gremito e destreggiandomi a fatica nel caos cerco di raggiungere un posto che mi permetta una visuale più o meno decente: quando raggiungo la mia postazione il concerto è già iniziato, stranamente e “perfettamente”in orario.
Sul palco le chiome ricciute di Omar Rodriguez (chitarra) e Cedrix Blixer (voce) monopolizzano l’attenzione generale. Sulla sinistra percussionista e sassofonista. Batteria centrale, basso sempre in secondo piano.
Il gruppo alterna brani di entrambi gli album, lunghe quanto inutili jam sessions pseudo-psichedeliche, stacchi che dovrebbero avere qualcosa a che fare con il free jazz, ma che non riescono nemmeno ad avvicinarne la forma (se il chitarrista si fosse posto per lo meno il problema di eseguire lo stesso tempo del batterista, beh, sarebbe stato un buon inizio…).
Qualcosa non mi convince proprio: il sound dei The Mars Volta giunge alle mie orecchie incredibilmente freddo, sembra che il gruppo stia suonando per se stesso e non per il pubblico in sala. La voce del cantante è palesemente ritoccata da un synth, che crea un effetto di artificiosità e lontananza, incidendo sulla sensazione di apatia generale della performance.
I brani, prolissi e ricchi di arrangiamenti barocchi già presenti nell’album, risultano addirittura pretenziosi. Gli estenuanti divertissement rumoristici sono inconcludenti e scemano in una casualità tanto insignificante quanto improduttiva.
Un po’ meglio con i brani veri e propri, senza lode in ogni caso: l’intro Son et Lumière dovrebbe esplodere in Inertiatic Esp ma lo slancio vitale tanto atteso non arriva. Il dinamismo eclettico di Roulette Dares si sforza di risollevare le sorti del concerto riuscendoci a malapena. Una piccola scossa causata dall’esecuzione dell’ultimo singolo, Never sleep alone. Nemmeno i brani tratti dal nuovo album, Frances the Mute, migliorano la situazione, ormai sterile.
Dopo l’ennesimo snervante sfogo autoreferenziale la gente è davvero stanca e distratta. Qualcuno parla, altri vanno a prendersi un drink.
Le due ore di concerto dei The Mars Volta se ne volano via così, piatte e senza meta, senza bis (per fortuna…).
Mi porto a casa un po’ di noia, e la disillusione di aver appena assistito al concerto di un gruppo di cui, forse, sarebbe stato meglio limitarsi ad ascoltare i più che meritevoli album. A volte la brama di live cela brutte sorprese.

01-02-2006 - visite: 14634

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