LIVE \ ...And you will know us by the trail of dead

La band texana + Dead Meadow e The Black

di Clas
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Venerdì 11 marzo il Covo (Bologna) ha ospitato sul suo palco una delle band che con il suo ultimo album (Worlds Apart, 2005, Interscope Records) se la giocherà nella mia lista d’oro tra i migliori dell’anno: sto parlando dei …And you will know us by the trail of dead, che hanno sconquassato Bologna con la loro seconda e ultima data italiana. dead meadow band
Ma andiamo con ordine.
Apre la serata verso le 10:00 The Black che poi scopro essere uno dei TOD (Nicholas Bradford, che durante l’esibizione successiva con i suoi compagni è stato in fondo al palco, alle tastiere): voce sofferente e chitarra, piuttosto banale.
Ho invece piacevolmente conosciuto i Dead Meadow: la voce giovane e indolente di Jason Simon accompagna un heavy-rock ipnotico, che ricorda i Black Sabbath e spira “seventeen” e misticismo da tutti i pori. Le atmosfere dilatate e psichedeliche della chitarra distorta si alternano ad episodi più intensi, caldi echi pinkfloidiani che la band consuma nei virtuosismi del live. C’è qualcosa dello stoner, (non rabbioso e aggressivo) mischiato all’aspetto morbido e seducente del blues, sebbene i Dead Meadow lascino in bocca un sapore amaro e inquietante.
L’intro della prima traccia di Worlds Apart, Ode to Isis con quella voce femminile che sussurra …and you will know us, by the trail of dead fa venire i brividi per l'emozione e spalanca le porte dell’inferno frenetico e disinibito dei TOD.
Sul palco sono incontenibili, un tripudio di rabbia giovane convogliata nel canale più congeniale a questi scalmanati texani: la musica. L’energia centrifuga e vorticosa di quei corpi sudati in estasi con i propri strumenti ha il potere di trascinare anche il più statico e apatico spettatore.
I pur apprezzabili cavilli e barocchismi di Worlds Apart, sono passati in secondo piano rispetto all’avanzare impetuoso e inarrestabile degli strumenti. Un fiume che straripa, creando onde di chitarre insormontabili, due batterie frenetiche, ad una delle quali si alternano le due voci (Jason Reece e Conrad Keely). Intesa (tantissima tra loro ma anche con noi del pubblico a cui hanno chiesto che pezzo ci sarebbe piaciuto sentire e ci siamo conquistati How Near How Far da Source Tags & Codes), gioia nel suonare e passione, Conrad Keely di quella genuina e senza mezzi termini, legano le urla e i sorrisi dei TOD. La schiettezza e l'esuberanza dell'hard-core, più forte nei primi album, ritona nervosa nel live.
Incontenibile in particolar modo il batterista-voce-tutto fare Jason Reece che tra una birra e l’altra fa il disastro, roc’n’roll fino al midollo; tiene le bacchette in movimento fino ad oltre la fine del concerto, quando ormai quasi tutti i suoi compagni sono scesi dal palco facendosi un po’ di spazio tra la calca tremenda del Covo.
Unico elemento discutibile è la voce di Conrad Keely: a fatica tiene dietro all’avanzare degli strumenti scatenati che mandano in delirio il pubblico febbricitante e minacciano la stabilità delle mura del locale.
Nella scaletta brani da Worlds Apart come Will you smile again for me, The best, And the rest will follow o la strepitosa Caterwaul, da Source Tags & Codes Another Morning Stoner ed altri pezzi tratti da Madonna (Totally Natural, Aged dolls) e dall'album omonimo.
Per ora il concerto più coinvolgente che abbia visto dall'inizio dell'anno, superconsigliati live a chi ama scatenarsi.




01-02-2006 - visite: 9180

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