RECENSIONI \ Kings Of Leon – Aha Shake Heartbreak

Rock “neo-seventies” from the USA

di Arianna Cantoni
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la bandSembrano usciti direttamente da Almost Famous. Nel suo (bellissimo) film sul rock negli anni ‘70, su chi lo vive – musicisti, giornalisti e groupies - Cameron Crowe riesce a ricreare con notevole efficacia l’epoca che egli stesso ha vissuto in prima persona quando, 17enne, seguiva i tour dei Led Zeppelin per conto di Rolling Stone. Nel film, la band protagonista sono gli Stillwater – nome fittizio, pur essendo chiaro il riferimento proprio alla vicenda dei Led Zeppelin – ma al loro posto sarebbero potuti esserci tranquillamente i Kings Of Leon.


Il sound e il look dei Followill - 3 fratelli e un cugino - sono decisamente seventies, o meglio “neo-seventies”. La leggenda vuole che abbiano trascorso infanzia e adolescenza viaggiando attraverso l’America seguendo il padre, un pastore Evangelista, e che per far passare il tempo ascoltassero Rolling Stones e Neil Young. Non è difficile crederlo, ascoltando le loro canzoni. Se già il primo album - Youth And Young Manhood del 2003 – aveva ricevuto critiche entusiastiche dalla stampa musicale soprattutto britannica, Aha Shake
albumHeartbreak
viene ancor più acclamato, il che è sempre una grande conquista, considerato che spesso gli entusiasmi iniziali vengono delusi già dal secondo lavoro.

Tra le nuove canzoni, Slow Night So Long, Four Kicks, The Bucket, che pur riprendendo un modello chiaramente già ampiamente utilizzato in passato, sono orecchiabili e – almeno questa è l’impressione – spontanee. Le influenze spaziano anche al folk (Velvet Snow) e alle ballate, una sorta di rock melanconico e quasi “lamentoso” (Milk e Day Old Blues). C’è poi la batteria in levare di Razz e il ritmo quasi valzer di Rememo, anche se forse una delle canzoni migliori dell’album è Taper Jean Girl. I testi si articolano prevalentemente attorno alla tematica della vita da rockstar on the road, con riferimenti più o meno metaforici a donne, sigarette, riflessioni sulla propria condizione e via dicendo.


La chitarra di Matthew è sporca, il basso di Jared è incisivo e preciso - base indispensabile su cui costruire i contrappunti di chitarra e gli arpeggi; la batteria di Nathan pare a volte quasi elementare ma nell’insieme efficace. Lasciamo un giudizio sospeso per quanto riguarda la voce di Caleb: il timbro del tutto peculiare – “tagliente”, si può dire – e un certo modo di interpretare le melodie rendono buone alcune canzoni ma forse ne appesantiscono altre. Rimane senza dubbio un tratto distintivo della band.

la band
Se vogliamo dare un’impressione molto più pratica potremmo dire che Aha Shake Heartbreak, così come il precedente Youth And Young Manhood, sono di quegli album che si ascoltano volentieri dall’inizio alla fine, magari anche più volte, spesso sentendo l’esigenza di tenere il tempo con i piedi o anche solo muovendo la testa.

Vale la pena ascoltare i Kings Of Leon almeno una volta: i nostalgici saranno appagati e i neofiti saranno incuriositi.


www.kingsofleon.com

09-12-2007 - visite: 11246

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