RECENSIONI \ Oasis – Don’t Believe The Truth

Oasis-sound ma con più maturità

di Arianna Cantoni
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coverDon’t Believe The Truth suona, almeno dai primi ascolti, un album più maturo degli ultimi, in cui mediamente salvabili erano due o tre singoli (Sunday Morning Call e Go Let It Out per Standing On The Shoulders Of Giants e Little By Little e The Hindu Times per Heathen Chemistry). In questo caso il tentativo di fare qualcosa di diverso pare più riuscito: ha contribuito senz’altro la democratizzazione del songrwriting – già iniziato con Heathen Chemistry - esteso non solo a Noel ma anche a Liam, Andy Bell e Gem Archer.

Pur non essendo membro ufficiale della band, ha partecipato alla registrazione dell’album: stiamo parlando di Zak Starkey, figlio d’arte – il padre è meglio noto come Ringo Starr – che ha quel drumming essenziale tipico della sua famiglia. Come loro solito, i Gallagher si sono spesi in auto-elogi spassionati sull’alta qualità di questo ultimo lavoro, cosa che, come un boomerang, gli si rivolta contro creando nell’ascoltatore aspettative che poi magari vengono deluse.

L’album si apre con Turn Up The Sun, banalità piacevole scritta dal bassista Andy Bell. Mucky Fingers è invece fatta di schitarrate continue e uniformemente martellanti, come certi Rolling Stones o addirittura – e lo diciamo perché conosciamo le manie di grandezza di Noel Gallagher – certi Velvet Underground.. Arricchita da frasi di armonica, si interroga sulla ricerca del Senso e la lotta alle false credenze.

Il terzo brano è il primo singolo estratto – già numero uno in UK: Lyla. Liam canta sempre allo stesso modo, e se a volte la cosa può risultare irritante, nel caso di questa canzone la sua voce si fa un molto più sopportabile. Lyla è costruito per essere giustamente un Oasis-tormentone come Hindu Times fu per il precedente Heathen Chemistry. Liam non è mai stato un compositore sopraffino, e Love Like A Bomb è solo una canzone su come l’amore di una ragazza sia “una bomba”. Molto più interessante The Importance Of Being Idle, scritta e cantata da Noel: una sorta di apologia della pigrizia e dell’indolenza dal ritmo cadenzato. Gli altri brani scritti da Liam sono The Meaning Of Soul – che ha un po’ di mordente – e Guess God Thinks I’m Abel, una ballata con cori e chitarra acustica.

Forse la migliore canzone dell’album è Part Of The Queue, scritta e cantata da Noel. La melodia si discosta dallo standard-Oasis e le parole paiono davvero riflettere il disagio che l’autore prova a contatto con l’anonima caoticità delle metropoli – non a caso infatti ha deciso di trasferirsi in campagna come già tanti altri suoi colleghi musicisti. Keep The Dream Alive e A Bell Will Ring sono i buoni contributi rispettivamente di Andy Bell e Gem Archer. Chiude l’album Let There Be Love, scritta da Noel e cantata da entrambi i fratelli Gallagher: una ballata con chitarra acustica, piano e mellotron. Bella canzone, ma sono lontani gli apici di Champagne Supernova.
oasis
Che dire dunque del 7° album della band di Manchester? Non è certo la cosa più originale in circolazione in ambito rock, ma propone alcuni momenti interessanti. Inutile negarlo, quello degli Oasis è un sound: compatto e rock, con quel non-so-che di svogliatezza e/o cinismo che viene dalla voce di Liam. Potrà piacere o meno, potrà anche risultare talvolta ripetitivo, ma tutto sommato riconoscibile e dunque efficace, come tutto ciò che ha la capacità di differenziarsi.





01-02-2006 - visite: 10385

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