LIVE \ Bruce Springsteen, live a Bologna

Speranze e disillusioni

di Alberto Amorelli
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guitar“Ciao Bologna, spero che tutto vada bene. Questa sera ho bisogno di molto silenzio per suonare. Solo così posso darvi il meglio di me” l’italiano è fluente e corretto.
E il pubblico è già in visibilio e pende dalle sue labbra. Inizia così il concerto bolognese di Bruce Springsteen. Una performance difficile, impegnata in cui il Boss affronta il pubblico completamente da solo. Sul palco un paio di chitarre, armonica a bocca, pianoforte, un organo a pedali e un asse di legno.
Un concerto molto legato al nuovo album il bellissimo, Devils and Dust,e che ripesca altre canzoni “minori” dell’artista del New Jersey. Il concerto è un percorso che il Boss compie attraverso speranze e storie disperate di un America che cerca di ritrovarsi ma che, forse, non ne è più capace, troppe volte ha tentato. L’unica forza possibile non è più in una nazione di menzogne, bensì nella forza dei singoli esseri umani, sono le loro lotte personali, le loro vittorie, le immancabili sconfitte che interessano Springsteen.


Il Boss si avvicina all’organo a pedali e si inizia. My Beautiful Reward una canzone minore del ’92 è la track di apertura. Un inizio lieve, che dice molto di come sarà il concerto. Intimo, raccolto, “sofferto”. Un attimo dopo siamo trasportati nel bayou e c’è Robert Johnson che albumsuona in un polveroso locale, è il Boss ci offre un’irriconoscibile Reason to Believe con la voce filtrata attraverso l’armonica e con il tempo tenuto battendo con il tacco dello stivale su un’asse di legno, un blues distorto e tirato. E’ poi il momento di Devils and Dust salutata da un lungo applauso. Il Boss introduce ogni canzone parlando in italiano e ridendo con il pubblico, per alleggerire i toni delle difficili canzoni che presenta. E’ solo la terza canzone ed il pubblico è completamente alla mercè del Boss. Io non riesco a crederci quando intona Lonesome Day (una delle mie preferite di The Rising), seguita da un ripescaggio di qualità la vecchissima ( 1975!) For You con il piano.

Il Boss, subito dopo, regala agli ottomilacinquecento presenti una sofferta The River uno dei pezzi più amati del suo repertorio. Poi è il momento di tornare al nuovo album, Springsteen canta praticamente tutte le canzoni nuove bruce 2dalla meravigliosa Long Time Comin’, alla tristissima Reno, passando dalle ritmate e orecchiabili Maria’s Bed e Leah che entusiasmano il pubblico e che sono già delle hit, dei brani entrati nell’immaginario collettivo dei fan springsteeniani, ed arrivando a canzoni difficili che raccontano storie di squallore, tragedie e sopravvivenza come The Hitter e Silver Palomino (che racconta di un figlio che perde la madre). Poi si ritorna al passato, e Springsteen intona la canzone minore Real World (dell’album Human Touch del ’92). Ormai il pubblico non ha più la vaga idea di dove il cantante voglia arrivare di quale sia il percorso interiore del Boss, ogni pezzo è una scoperta. La folla trema di gioia quando sente le prime note di The Rising, ma è una risalita amara, sofferta al microfono, e a tutti sembra impossibile quando vengono eseguite una stupenda, malinconica e triste My Father’s House e sembra che persino Springsteen si stia commuovendo nel suonarla , e una versione incredibilmente sincopata di State Trooper, in cui la chitarra arrembante del Boss sembra quasi scavarti dentro nell’anima. Ritmo sempre sostenuto anche per Further on up the Road, uno dei brani nato per chitarra elettrica che, realizzato a solo e acustico, sembra fuori posto con il tono del concerto dai suoni più intimi.

Springsteen torna a parlare di sentimenti e speranze arriva Jesus Was An Only Son , canzone dell’ultimo album (una delle più belle,ndr), che racconta del rapporto tra Gesù e sua madre, preceduta da un’introduzione in italiano, in cui il boss ci ricorda che per quanto si amino i propri figli ad un certo punto bisogna lasciarli percorrere la loro strada. Un brano commovente eseguito al piano con lievità e carico di emozioni. Anche Paradise rimane sui toni della precedente canzone, una bellissima versione di questa canzone minore di The Rising. Personalmente con il brano dopo, My Hometown il mio cuore sobbalza è uno dei brani attraverso il quale ho scoperto il Boss e per me ha un significato particolare, mi riporta ricordi di un mio io di almeno dieci anni fa che segue parola dopo parola il testo di questo meraviglioso brano. La pelle d’oca è il minimo, e quasi mi commuovo anche ora. Come ultima canzone il Boss sceglie una delle più toccanti e socialmente impegnate di Devils and Dust, la storia di come, ogni anno, molti immigrati cercano di passare attraverso i confini sud degli States e muoiono nel tentativo, la dedica è, in italiano, proprio per loro, Matamoros Banks.

bruceGià durante le ultime note della canzone gli applausi del pubblico si fanno sentire, il calore del pubblico avvolge Springsteen. Il Boss è già pronto, come di suo solito, a regalarci diversi bis. Il primo è una versione allegra, quasi da festa di paese, di Ramrod in cui Springsteen cammina avanti ed indietro sul palco con chitarra ed armonica e sembra quasi un suonatore ambulante. Segue una triste versione di Promised Land brano del ’78, nella quale tutta la carica di speranza è quasi cancellata dalla voce sofferente di Springsteen, e quando dice Mister, I ain’t no boy, no, I’m a man, and I believe in a promised land… sembra quasi non crederci più nemmeno lui. E quando viene eseguita una versione scarna e sofferta anche di Land of Hope and Dreams (bellissimo brano di qualche anno fa, con un mandolino elettrico da ricordare), persino il pubblico sembra non crederci più ai sogni, la speranza è davvero finita? Davvero non c’è più nulla da salvare? Io non credo. E non l crede neppure Bruce Springsteen. Il Boss torna all’organo ed intona una cover dei Suicide, Dream, baby Dream, e la speranza scivolando tra le parole della canzone filtrata dalla voce di Springsteen, torna a fluire. E quando il Boss abbandona lo strumento e inizia a cantare solo per il pubblico, ripetendo ininterrottamente il ritornello della canzone C’mon dream baby dream baby dream, I just want to see you to smile. C’mon dream baby dream baby dream, keep this fire burning le parole diventano quasi un mantra che si insinua nella nostra mente e si fa strada nella nostra anima. E come per magia la speranza torna, e tutto il concerto assume una prospettiva diversa, il Boss ci ha voluto far capire che nonostante i sogni vengano infranti, nonostante molte volte non si possa credere a tanto dolore visto in giro, a tanta ottusità che l’essere umano dimostrata, a tanta ingiustizia e tristezza comunque bisogna tenere duro, e continuare a sognare e a sorridere, continuare a tenere la fiamma accesa.

Keep the fire burning, I just want to see you smile.
Catartico.
Mistico.

01-02-2006 - visite: 11839

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