LIVE \ Gods Of Metal 2005

Bologna – Arena Parco Nord – 11 Giugno 2005

di Enrico Graziani
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Ore 10:00
E’ un caldo sabato mattina di fine primavera, il sole è a picco sulle teste di 40.000 giovani (e qualche meno giovane) che cominciano ad affollare le collinette del Parco Nord di Bologna e la piana antistante l’immenso palco sul quale, fra meno di 12 ore, suoneranno i leggendari Iron Maiden!

evergreyOre 10:30
Aprono le danze gli svedesi EVERGREY: Tom S. Englund (vocals&giutars), Henrik Danhage (guitars), Michael Hakansson (bass), Rikard Zander (keyboards), Jonas Ekdahl (drums). Il loro sound, che fonde abilmente lo stile Dark con il Progressive Metal, cattura da subito l’attenzione del pubblico. Molto belle le canzoni Blinded, Recreation Day, The Masterplan e soprattutto A Touch of Blessing. Gli Evergrey, poco conosciuti in Italia, si sono dimostrati all’altezza di una manifestazione così importante come il Gods Of Metal e penso proprio avranno modo di far conoscere anche da noi i loro 5 album: The Dark Discovery (1998); Solitude, Dominance, Tragedy (1999); In Search of Truth (2001); Recreation Day (2003); e l’ultima fatica The Inner Circle (2004).

Ore 11:25
E’ il momento degli americani MUDVAYNE che sfoggiano il loro repertorio Metal-Hardcore. Devastante la prestazione del bassista Ryan Martinie che non si risparmia nelle tecniche avanzate di basso elettrico, slap e tapping. La voce del cantante Chad Gray (35 minuti di urla) non cede e dà il meglio di sé in Dig e Mercy Severity, i due brani più conosciuti della band americana.

Ore 12:25
Compaiono sul palco i MASTODON, altro quartetto statunitense di genere Hardcore, che riesce comunque a far spiccare le aperture maideniane ed i riff di tipica scuola Rush. La band punta principalmente sull’ultimo e pluriosannato album Leviathan (2004), dal quale pesca i brani Blood And Thunder, I Am Ahab e Aqua Dementia. Dal precedente Remission (2002), estrae un paio di pezzi per scatenare il pogo sotto il palco. I Mastodon non hanno entusiasmato: sembrano ancora dover prendere confidenza con palchi di grandi dimensioni, ma nel complesso la loro esibizione è stata discreta.

dragonforceOre 13:30
Il caldo è insopportabile ma il pubblico si accalca sempre di più sotto il palco: stanno per fare il loro ingresso in scena i DRAGONFORCE! La band londinese recupera la data italiana del Gods Of Metal dopo l’annullamento dello scorso anno, dovuto all’acquazzone che colpì l’Arena Parco Nord. Meraviglioso esempio di Power-Epic-Metal, i Dragonforce sono i primi a catturare la partecipazione attiva del pubblico dall’inizio alla fine del concerto. Dimostrano di sapersi muovere alla grande sul palco e di padroneggiare la dimensione live, con il cantante di origine sudafricana ZP Threat che, oltre a trascinare il gruppo, spesso sa rendersi accattivante pronunciando alcune frasi in italiano. Spettacolari i due chitarristi Herman Li (Hong Kong) e Sam Totman che in diversi brani si destreggiano in complessi assoli in contemporanea riproponendo lo stile delle “chitarre duellanti”. Esibizione sublime! In scaletta i principali successi dai due album Valley Of The Damned (2003) e Sonic Firestorm (2004): Black Winter Night, My Spirit Will Go On, Fury Of The Storm, Soldiers Of The Wasteland.

devin townsendOre 14:45
Il cielo inizia a coprirsi di nuvole, e chi c’era l’anno scorso comincia a preoccuparsi… ma quello che può abbattersi dal cielo smette di preoccupare quando il terremoto si abbatte sul palco, sotto forma della creatura più brutta sulla faccia della terra: Devin Townsend, voce e chitarra degli STRAPPING YOUNG LAD. La band canadese è composta altresì da altri famosi personaggi: Byron Stroud (che è anche il bassista dei Fear Factory), Gene Hoglan (che è anche batterista dei Dark Angel, nonché ex-Death e ex-Testament), e Jed Simon (chitarrista, ex-frontline degli Assembly). Inizia il delirio, soprattutto nelle prime file dove il pogo si fa veramente pesante. A metà concerto i suoni di tutti gli strumenti e la voce vengono abbassati. Alcuni di noi pensano sia stata una mossa dalla regia per calmare i bollenti spiriti delle prime file ed evitare che qualcuno si facesse male sul serio. Devin è in forma e introduce il gruppo al pubblico prima di partire con Skeksis, brano di successo preso dall’ultimo album Alien (2005) del quale vengono proposti parecchi pezzi. Qualche estratto anche dalla pietra miliare City (1997) nonché dal successivo SYL (2003); è stata insomma privilegiata la produzione “matura” del gruppo. Non mancano i classici intermezzi con il pubblico, che risponde divertito ai richiami di Devin. Il risultato è stato uno show convincente e “tritaossa”, pur se penalizzato dai volumi bassi.

Ore 16:00
Nonostante l’età e nonostante il tempo trascorso lontano dai palchi gli OBITUARY, pionieri della scena Death-Metal americana (si sono formati in Florida nel lontano 1989), tornano nel 2005 senza deludere il LORO pubblico, composto in gran parte da nostalgici. L’esibizione risulta potente e precisa, ma i brani sembrano tutti troppo uguali tra loro. Se coi DragonForce e gli Strapping Young Lad il pubblico si era accalcato sotto il palco, con gli Obituary molti sono tornati a riposarsi in collinetta cercando di tenere in serbo le forze per Slayer e Maiden.

Ore 17:05 - 17:35
Nella mezzora di vuoto tra gli Obituary e i Lacuna Coil, mentre mi aggiro tra la folla mi trovo di fronte i componenti dei DragonForce più il cantante e il batterista degli Evergrey. Sono uno dei primi ad accorgermi che si sono appena infilati tra i fans di Iron Maiden e Slayer e subito prendo la mia penna per farmi tempestare il biglietto del Gods di autografi. Missione compiuta! Prima di venir investiti da decine di ragazzi armati di carta, penna, cellulari e fotocamere digitali, accortisi della loro presenza, riesco a parlare un paio di minuti con il cantante e il bassista dei DragonForce.

D: Complimenti per la vostra prestazione! Personalmente penso siate stati i migliori finora!
R: Grazie mille, ma è tutto merito vostro! Non pensavamo di avere così tanto successo! Sai, ancora non siamo molto conosciuti in Italia, ma nonostante ciò la folla è stata fantastica! Spero di tornare presto in Italia. Siamo stati veramente bene!
D: E quando sarà la vostra prossima volta in Italia?
R: Difficile dirlo adesso. Per ora seguiamo il tour degli Iron Maiden in tutta Europa fino a metà settembre. Poi avremo il nostro tour personale attraverso il Regno Unito. Ma torneremo sicuramente in Italia, è stata un’esperienza fantastica!

Ore 17:35
Finalmente on stage una band italiana: i LACUNA COIL! Unico gruppo italiano che vende milioni di dischi in America e in Germania, non sembra esser particolarmente apprezzato dal pubblico italiano: dopo un paio di canzoni, Cristina (l’affascinante cantante) viene sfiorata da un paio di bottigliette d’acqua. La milanese non rimane indifferente e concluso il pezzo si rivolge al pubblico con le seguenti parole: “Non voglio fare inutili polemiche, ci rendiamo benissimo conto della nostra posizione: è difficile suonare prima di due mostri sacri del metallo, come Slayer e Iron Maiden. Sappiamo che state tutti aspettando loro. Ora, non pretendo che la nostra musica vi piaccia ma vi sono comunque centinaia di persone che vogliono sentirci suonare e non sarebbe giusto che la festa di molti venga rovinata dall’inciviltà di pochi”. La stragrande maggioranza della folla ha risposto al sermone con un applauso, che non è servito a calmare del tutto gli animi di alcuni, che hanno invece innalzato i cori “Slayer! Slayer!” e “Maiden! Maiden!”.
Tornando alla prestazione: i suoni sono buoni, anche se il volume continua a rimanere inspiegabilmente basso. E’ così che si arriva ai soliti cavalli di battaglia: Senza fine (l’unica canzone in italiano dei Lacuna), il loro singolo più conosciuto Heaven’s A Lie, e To Live Is To Hide (da Unleashed Memories del 2001), inframmezzati da una preview dell’atteso nuovo album: la canzone dal titolo provvisorio A2. In sede live i Lacuna sono certamente influenzati dallo stile dei KoRn. E’ comunque una soddisfazione vedere una band italiana così in alto nella scaletta.

Ore 19:20
Io e i miei due amici siamo rimasti nelle prime 10-15 file per tutti i concerti, ma appena fanno il loro ingresso gli SLAYER, la folla impazzisce: ormai vige la legge del più forte e veniamo letteralmente sputati indietro fino alla quarantesima fila… Da lì, almeno, riusciamo a goderci il concerto senza uscirne con ecchimosi e fratture…
Non c’è molto da dire: gli Slayer sono una delle band che ha fatto la storia del metallo pesante. Il loro sound è paragonabile a quello dei primi Metallica. E’ la quintessenza del Trash-Metal! Il concerto è piaciuto, il pubblico ha gradito, ha urlato, ha pogato e ha saltato come sempre.
iron maiden
Ore 21:30
Quarantacinque minuti di grande attesa durante i quali a spintoni arriviamo in quinta fila! Ma già sappiamo che non dureremo molto lì sotto e ci diamo appuntamento direttamente alla macchina a fine concerto. Anche sulle collinette sono tutti in piedi in trepidante attesa. Le luci sul palco si spengono, altre luci bianche si accendono ma in direzione della folla che viene abbagliata per qualche istante. Quando le luci bianche vengono spente e si riaccendono quelle sul palco, la musica parte e Bruce Dickinson è lì, a 10 metri da me! Uno dei momenti più emozionanti della mia vita! Il ritmo è da subito incalzante e ci perdiamo subito di vista. Gli spintoni arrivano da tutte le parti. Se ci si lascia andare si viene letteralmente travolti. Un ragazzo di fianco a me si sente male e con due suoi amici gli apriamo a fatica (molta fatica!) la strada per fuggire nelle retrovie. Mi perdo così tutta la seconda canzone, ma forse ho salvato una vita umana… A quel punto non riuscirò più a tornare in avanti, mi metto il cuore in pace e mi godo lo spettacolo che anche da lontano si vede perfettamente: il palco è stato rifatto in mezzora appositamente per ospitare gli Iron e vi è una parte rialzata sulla quale Dickinson spesso sale per partecipare alle coreografie preparate per la serata.

Gli Iron Maiden chiudono la prima giornata del Gods Of Metal 2005 in modo maestoso, con un ottimo concerto, personalmente il migliore che io abbia mai visto. I brani proposti sono quasi tutti dai primi quattro album della band, per la gioia dei fan più fedeli. Il concerto inizia con tre estratti da Killers (1981) ossia The Ides Of March, Murders In The Rue Morgue e Wrathchild. Dopo l’avvio esplosivo si susseguono i classici della band che hanno dettato la storia del metal inglese e mondiale e dal primissimo album Iron Maiden del 1980 ci vengono proposte Prowler e Remember Tomorrow (che Bruce ricorda come la sua prima canzone cantata dal vivo per i Maiden proprio a Bologna più di vent’anni or sono). Poi si passa ai classici del terzo e quarto album, rispettivamente The Number Of The Beast (1982) e Piece Of Mind (1983), dai quali vengono presi: Revelations, The Trooper (per la quale Dickinson sfoggia la nota divisa delle giubbe rosse e sventola per tutta la sua durata la bandiera inglese), Where Eagles Dare, Die With Your Boots On e Hallowed Be Thy Name.

Nel frattempo scorrono sul palco differenti scenografie che illustrano copertine di singoli e di album del periodo storico in oggetto (1980-83). Ovviamente anche gli orpelli presenti, come i lampioni e altri oggetti, fanno parte delle scenografie che i Maiden presentavano nei concerti di inizio anni Ottanta, ovviamente ripresentati in modo più grandioso.
eddieC’è ancora il tempo per un paio di brani delle origini: Phantom Of The Opera e Iron Maiden con il quale il concerto sembra chiudersi. In realtà gli Iron rientrano sotto il boato esplosivo dei loro fan italiani per eseguire altri tre brani: Running Free, Drifter e Sanctuary. Durante l’esecuzione di questi ultimi pezzi compare un gigantesco Eddie (che indossa jeans e maglietta bianca) che, come spesso avviene, intraprende un duello con il chitarrista Gers. Dopo queste ultime canzoni è però veramente arrivato il momento di chiudere lo show e gli Iron Maiden salutano il loro pubblico italiano ricordando che torneranno fra un anno per il tour di promozione del prossimo album. Sono certo che i fan italiani non mancheranno di sostenere la band anche nel futuro.


01-02-2006 - visite: 20352

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