La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Jul 24 2005

Un tetto di stelle

di Debora Peca


Tornare ogni anno nello stesso posto d’estate ha per me un che di romantico ed è un modo per tenere vivi i ricordi di una meravigliosa giovinezza. Mi capita di riconoscere persone con cui non ho mai scambiato una parola ma che come me tornano in questi lidi ogni estate. Anno dopo anno i negozianti non mancano di darmi il bentornato e tra i volti di tante persone, anche quest’anno ho riconosciuto un senzatetto di età indefinibile con cui ho sempre scambiato qualche parola andando al mercato il venerdì mattina. Si siede sul marciapiede vicino alla bancarella della frutta. Ha il viso scavato da pranzi saltati troppo spesso, ma i lineamenti portano ancora impressi i segni di una lontana bellezza. Lo chiamano il Professore per l’abitudine di portare sempre con sé un libro durante il suo girovagare; per deformazione professionale mi sono sempre chiesta che letture preferisse…
Mentre mi fermo al banco della frutta lo guardo e dico buongiorno facendo cenno di averlo riconosciuto. Gli chiedo come vadano le cose, se ha mangiato oppure no e decido comunque di comperare per lui un sacchetto di pesche. Questo gesto lo commuove un po’ e per un attimo i lineamenti del viso si addolciscono. Mi ha sempre incuriosito la vita dei cosiddetti barboni: come mai tanti uomini e donne finiscono in strada? Esisteranno ancora individui che vivono così per scelta? Tra tanti interrogativi silenziosi trovo il tempo di chiedere se fa ogni tanto pasti regolari e vengo a sapere che frequenta una mensa per poveri gestita da religiosi. Non sapevo esistesse da queste parti e la mia naturale curiosità mi spinge ad un progetto nuovo: perché non usare questa lunga estate per fare qualcosa di utile almeno 2/3 giorni alla settimana?
Saluto Ernesto,questo è il suo nome, e vado a preparare il pranzo.

Dopo aver preso contatto con il centro che mi è stato indicato,qualche giorno fa ho cominciato a dare una mano alla mensa dei poveri di cui mi parlava Ernesto e davvero mi rendo conto di quante storie diverse stiano dietro quei volti,storie che forse potrebbero riprendere la loro corsa se solo si presentasse l’occasione di ripartire.
Ernesto a poco a poco si apre con me e mi racconta di una vita dedicata con passione all’insegnamento in un liceo, del rapporto quotidiano coi ragazzi e di una moglie ed un figlio persi in un colpo solo tragicamente. Da qui la scelta di lasciare tutto, la casa ormai vuota,la scuola, gli orari, per vivere in strada dormendo sotto un tetto di stelle. Gli domando se non abbia mai voglia di tornare ad una vita normale. Dice di sì ma quello che manca è il coraggio, la spinta a ripartire…e una persona che ti incoraggi a farlo. Gli offro il mio aiuto e vedo una luce di speranza in quello sguardo: poi dice no….ma so già che diventerà presto un sì e tenterò di farlo tornare quello di una volta.
Sulla strada verso casa mi viene in mente quel bel libro di Margaret Mazzantini intitolato “Zorro” che tanto mi ricorda la storia di Ernesto e mi chiedo se lo abbia mai letto…

Scritto da: Debora Peca

Data: 24-07-2005

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