La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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Aug 04 2005

Mal d'Africa

di Debora Peca

Oggi a scala quaranta non gira proprio! Ho perso tre partite di fila tra le risatine delle amiche sulla sfortuna al gioco che si è abbattuta su di me; ci sono le nuvole questo pomeriggio e l’aria preannuncia un acquazzone. Per questo abbiamo deciso di restare sotto il portico di casa invece di andare in spiaggia. Tra un tris e l’altro ripensavamo allo strano concetto di fortuna di quel ragazzo senegalese che ci ha venduto i braccialetti provenienti dalla sua terra. Mori,così ha detto di chiamarsi, si è fermato per vendere questi oggetti “dal potere straordinario, che con i loro influssi positivi riescono a proteggere da ogni male chiunque li indossi, garantendo una vita fortunata”. Certo che il bisogno di vendere fa dire qualsiasi cosa! Dopo i convenevoli iniziali non abbiamo potuto fare a meno di parlare con lui del nostro personale concetto di fortuna e tra le altre cose gli abbiamo domandato come un ragazzo capace di scappare dal suo Paese per intraprendere un viaggio terribilmente rischioso, potesse ancora credere nella fortuna, piuttosto che nelle proprie forze. Con lo sguardo rivolto lontano ha cominciato a parlare della sua vita, delle speranze riposte in un barcone traballante …ecco, la fortuna, secondo il suo parere, è stata l’essere arrivato vivo e in salute in Italia, la fortuna è ogni giorno in più in cui è riuscito a vendere i suoi amuleti senza subire sequestri, fortuna è non essere mandato di nuovo nel suo Paese.
In Italia per ora è ancora povero ma gli possono capitare anche cose buone: da una semplice chiacchierata che gli tolga la malinconia per un giorno, fino alla svolta di una vita regolare e di un lavoro vero.
Bè lui era convinto, lo vedevo dalla determinazione del suo sguardo, che quei bracciali lo avrebbero aiutato a realizzare il suo sogno e protetto dalla cattiva sorte.
Abbiamo resistito alla tentazione di dire che la fortuna non esiste, che nessuna forza superiore muove i fili della sua vita ma a farlo è solo il suo coraggio di partire, le sue gambe forti e la fiducia nel futuro. Parlando con lui non potevo che pensare alla storia del nostro Paese di emigranti e non potrò mai dimenticare “Vita”, il romanzo di Melania G. Mazzucco che ripercorre proprio la storia di una famiglia italiana partita alla ricerca di fortuna negli Stati Uniti agli inizi del Novecento. Tra quelle righe ricordo la descrizione degli italiani visti unicamente come delinquenti e gli articoli dei quotidiani dell’epoca evocavano in modo inquietante gli “scritti” di certa stampa di oggi. Certo la delinquenza,c’è, esiste,senza inutili moralismi ma anche tra gli stranieri di oggi,come tra gli italiani di allora, ci sono quelli che hanno scelto la legalità: aprono ristoranti,negozi e svolgono attività regolari. Quindi qualcosa sta cambiando, è un percorso lungo che anche noi abbiamo intrapreso ma che tendiamo a dimenticare troppo spesso. Chissà se Mori un giorno sarà tra quelli che ce l’hanno fatta…
Intanto ho perso di nuovo a carte…sarà perchè sto pensando ad altro o perché ho dimenticato il braccialetto della fortuna nell’altra stanza?

Scritto da: Debora Peca

Data: 04-08-2005

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