RECENSIONI \ Ismael Serrano - Naves ardiendo más allá de Orión

Una nuova voce spagnola poetica e impegnata

di Anna Bimbatti
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"No habrá distancias
que no cubra cualquier hombre que te busque.
No habrá rincón en que tu nombre no se pronuncie.
No habrá misterio o duda en que tu presencia no luzca,
faro solidario en ausencia de paz,
en tiempos difíciles Estrella Polar.
Sola nunca, nunca estarás.

(No estarás sola, Ismael Serrano -Los paraísos desiertos-)


In Italia è uno sconosciuto ed è impossibile assaporare la sua musica, ma in Spagna è già uno dei grandi, i suoi concerti segnano il tutto esaurito, i suoi dischi vengono venduti senza sosta, copia dopo copia.
Lui si chiama Ismael Serrano, è un giovane cantautore madrileno, classe 1974, che pur risentendo della chiara influenza di mostri sacri della musica spagnola quali Silvio Rodríguez, Serrat, Pablo Guerrero, Aute, con cui è cresciuto, riesce tuttavia a firmare le sue canzoni con una voce profondamente poetica e personale.
Fin da piccolo studia chitarra e pianoforte, ma è a 16 anni che inizia a comporre i propri brani, mettendo in musica poesie di Neruda, Benedetti o Blas de Otero. Ed è allora che inizia e suonare in feste, locali, case okupa.
Nei primi anni 90 nasce a Madrid un nuovo circolo di bar e caffè (Libertad 8, Galileo, Nuevos Juglares) con musica dal vivo, che favorisce l'apparizione di un gruppo di giovani cantautori che si sollevano contro la situazione politica del momento, in cui Ismael ha l’occasione di far sentire la sua voce. Ben presto, questo fenomeno trascende i confini di tali locali per diventare una realtà, e nel 1996 Ismael firma con l'allora multinazionale Polygram incidendo il suo primo disco "Atrapados en azul" (1997). Canzoni come Papá cuéntame otra vez o Vértigo diventano veri e propri inni per giovani tanto spagnoli come sudamericani, arrivando fino all'altra estremità dell'oceano Atlantico.
Il suo ingresso nell'industria discografica viene premiato con una nomina come "migliore autore rivelazione" dalla società generale di autori ed editori (SGAE).
Tuttavia l'impegno di Ismael Serrano non si restringe alla mera discografia. Da sempre interessato ai movimenti di solidarietà, si impegna attivamente in battaglie come quella delle Madri della Piazza di Maggio in Argentina e degli zapatisti in Messico, movimenti contro il razzismo e la xenofobia o qualsiasi ideale in cui crede. Questa tematica sociale viene riflessa in canzoni come México insurgente (dal suo primo album), "A las madres de mayo" o "Vine del norte", appartenenti queste ultime al suo secondo album "La memoria de los peces" (1998), con cui la sua fama aumenta ottenendo riconoscimenti in Spagna e in Argentina, estendendosi fino al Messico e l'Uruguay.
Nonostante tutti questi successi, Ismael continua a migliorarsi, non solo come autore ma anche come musicista. Nel suo terzo album "Los paraísos desiertos" (2000), si avventura per la prima volta nel jazz, e fanno la loro apparizioni suoni africani.
Le sue svariate collaborazioni e partecipazioni a dischi ed eventi approfondiscono ulteriormente la sua conoscenza musicale, e nel 2001 registra il suo quarto album "La traición de Wendy" (2002) i cui contenuti spaziano, come nei suoi precedenti lavori, dalla denuncia sociale all'amore, appoggiandosi su musiche con influenza orientale o africana in titoli quali La ciudad de los muertos e Un hombre espera en el desierto, di bossa brasiliana in Pájaros en la cabeza, di blues in Fue terrible aquel año e nuovamente di jazz in "Será".
Nel 2002 Ismael intraprende un tour di 160 in America Latina, che lo porta in Messico, Perù, Cile, Argentina e Uruguay, con più di 30 concerti. Nel 2003 raggiunge anche la Costa Rica, dove incide il suo quinto CD "Principio de incertidumbre" (2003), un album dal vivo che ripercorre i suoi maggiori successi e contiene 6 brani inediti. Il tour di questo nuovo disco lo porta in giro per la Spagna e di nuovo nel suo amato sud America. Durante tutti questi viaggi Ismael continua a pensare e a creare, e così nasce il suo sesto disco ”Naves ardiendo más allá de Orión” (2005), frase che risente della chiara influenza della scena finale di "Blade Runner".
La critica lo definisce il suo miglior disco, il suo lavoro più maturo per ciò che si riferisce a musica e testi, un poetico richiamo alla memoria e alla speranza da una prospettiva ottimista.


01-02-2006 - visite: 9603

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