RECENSIONI \ Paul McCartney – Chaos And Creation In The Backyard

La (nuova o perenne?) giovinezza di Sir Paul

di Arianna Cantoni
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cover

In copertina, una foto di Paul da ragazzo, scattata nel cortile sul retro della sua casa a Liverpool: sembra stia attraversando una seconda giovinezza, Sir Paul. A 63 anni suonati ci propone una buona quantità di brani – quasi inequivocabilmente – dedicata alla (giovane) moglie Heather. Alcuni non lasciano particolarmente il segno – How Kind Of You, At The Mercy e This Never Happened Before – ma altre hanno qualcosa in più: Follow Me, A Certain Softness - con un sound latino davvero inaspettato – Promise To You Girl – notiamo un pianoforte con una certa personalità - ed Anyway, che termina con un fade-out di chitarra elettrica, Moog e harmonium.



Sir PaulCi sono poi tentativi di riprendere idee musicali del passato, come Jenny Wren, i cui accordi di chitarra acustica ricordano molto quelli di Blackbird: ma questo nuovo brano non è in grado di raggiungere la vetta toccata dalla canzone del White Album – per musica e parole. Il primo singolo è Fine Line, un piacevole brano pop con chitarra e piano quasi martellanti. Brani molto interessanti sono senza dubbio Friends To Go e English Tea: il primo regala una melodia viva con begli inserti di chitarra elettrica e accordi di piano che, reiterati, contribuiscono sia al ritmo che all’enfatizzazione della melodia; il secondo, invece, si apre con degli archi e si sviluppa in una melodia quasi giocosa che accompagna liriche descrittive (in questo caso, tipiche scene di vita britannica: the e giardini, fiori e fairy cakes) in pieno stile McCartney - e perché no, con qualche immagine degna di Ray Davies. Rimangono poi Riding To Vanity Fair e Too Much Rain, piacevole se non altro per il messaggio che veicola: nonostante le avversità della vita, imparare a fare buon viso a cattiva sorte - You’ve got to learn to laugh.

Sir Paul2A costo di sembrare eccessivamente reazionari, ci azzardiamo a dire che se su questo disco avesse potuto metterci mano un certo Mr Lennon forse ora ci troveremmo con un prodotto assai notevole. Per cause di forze maggiore la cosa non può sussistere, perciò ci limitiamo a dire che, pur essendo un McCartney solista – e dunque pericolosamente lasciato in preda ai propri eccessi di “melodicità” – il buon Paul è riuscito a realizzare un disco molto piacevole e senza dubbio superiore al precedente Driving Rain.

Da sottolineare come McCartney abbia provveduto in prima persona all’incisione di quasi tutte le parti strumentali – oltre al basso Hofner e al piano, anche chitarra e batteria. Sappiamo che Paul ha sempre avuto il “pallino” della polistrumentalità autosufficiente – leggi: le canzoni sono mie e gli strumenti sul mio disco me li suono tutti io. Ma per quanto geniale e talentuoso, alle volte farebbe meglio ad affidarsi – non saranno certo problemi di budget ad impedirglielo – alla collaborazione di altri musicisti. Ma tant’è. Macca è fatto così.


02-09-2011 - visite: 9644

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