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Irreversible
Con V. Cassel, M. Bellucci
Di G. Noè
Film scandalo dell’ edizione di Cannes 2002, questo Irreversible ha fatto parlare di se per una scena di uno stupro ai danni della Bellucci di circa 9 minuti.
Condito da violenze varie, vietato ai minori di 18 anni, esce in contemporanea in Francia e il Italia sicuramente per sfruttare l’onda lunga delle polemiche.
Lo abbiamo visto per voi, almeno per quelli di voi che hanno superato la maggiore età, ma vi sconsigliamo fortemente la visione, non tanto per un pregiudizio moralistico contrario alla violenza in se, quanto per la scarsa qualità del film, della messa in scena, dell’interpretazione degli attori, della assurda pretenziosità del regista che vuole mostrarsi autore quando sarebbe meglio si accontentasse di essere un discreto mestierante.
Ma andiamo con ordine, la trama del film è molto semplice, per quanto il regista giochi a complicare inutilmente l’intreccio svolgendolo a ritroso: in un anticlimax vediamo come si svolga la vendetta di Vincet Cassel, accompagnato dall’ex fidanzato della moglie ai danni dello stupratore di Monica Bellucci. Non c’è nient’altro, se non alcune considerazioni pseudo filosofiche che suonano più ridicole che profonde. I titoli di testa sono ispirati allo stile del futurismo sovietico, tanto per non riferirsi autorialmente a quello che non si riuscirà mai a raggiungere, ma la modestia del regista non è sicuramente la sua arma migliore: nel film si trovano infatti citazioni addirittura da Wells, con piani sequenza insistiti e inutili, e dal meno immortale Von Trier, con la telecamera che si muove continuamente e l’immagine sporca del Dogma 95.
Violenze inutili, sangue rappreso, moralità contraddittoria e conservatrice, disprezzo per l’omosessualità e una falsa e ipocrita morale del tempo che passa e che distrugge tutto sono il condimento di questo film irritante. Irritante per quello che connota al livello del significato, non tanto per il mostrare la violenza. Irritante per la ricerca ad ogni costo dello scandalo: siamo lontanissimi dalla purezza teatrale de “Le Iene”, dal cinico sberleffo di “Trainspotting”, dal rigore cinematografico di “Funny Games”.
Quest’ anno lo scandalo di Cannes è un film definitivamente brutto, inutile e fastidioso, nel quale la recitazione della nostra gloria nazionale Bellucci peggiora ulteriormente le cose: oltre alla già assodata difficoltà nella recitazione della sua lingua madre notiamo anche scarsa sensualità nel ballo e nelle movenze, motivo per il quale faticherà a diventare la diva internazionale che la nostra cinematografia si augurava. Chi si salva è invece il solito Vincent Cassel, ormai attore di maniera ancor prima di essere veramente grande, ma per la parte perfetto: esagitato, drogato, pronto a tutto, con gli occhi e i tratti somatici affilati, anche se i tempi de “L’odio” sono troppo lontani.
Insomma, non ci incantano più con una macchina da presa che veleggia inconsulta per lo schermo, con dei piani sequenza falsi e rifatti in digitale, (si veda l’uso del piano sequenza in “Touch of evil” per imparare l’arte della long take), non siamo più disposti ad essere presi per il naso dall’ultima provocazione; non ce ne vogliano i fan di Noe o di Guy Ritchy, o di qualunque altro regista modaiolo che attraverserà il nostro tempo, ma i Godard o i Quentin Tarantino non nascono ogni secondo, e l’accostamento tra quelli che riteniamo essere grandi cineasti non faccia inorridire i puristi. Essi sono molto più vicini di quanti non si creda, sono vicini quanto lo possono essere due grandi uomini di cinema, categoria nella quale, ahilui, Noè non è compreso.

Voto: *


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