RECENSIONI \ The Kinks - Arthur(Or The Decline & Fall Of The British Empire)

Alla scoperta di una “perla” degli anni ‘60

di Arianna Cantoni
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the kinks

In Italia non sono molto conosciuti, ma in terra d’Albione sono considerati, seppur in una posizione lievemente secondaria, parte di quel “gotha” musicale degli anni ’60 la cui influenza è tuttora percepibile – talvolta esplicitamente dichiarata - in larga parte degli artisti contemporanei. Accanto ai Beatles, ai Rolling Stones, agli Who, agli Animals, c’erano anche i Kinks con il loro beat-pop e soprattutto col genio compositivo di Ray Davies.
Hanno iniziato nei primi anni ’60 con “classici” da ballrooms come You Really Got Me e All Day And All Of The Night, per giungere poi a comporre quel piccolo capolavoro che è Waterloo Sunset - premiata proprio quest’anno dalla rivista musicale britannica Q con il “Classic Song Award” – e il bellissimo album The Village Green Preservation Society.

coverMa quello di cui vogliamo parlarvi ora è un disco che, a nostro avviso, è una vera e propria “perla” nascosta, forse offuscato da un altro grande capolavoro – Tommy degli Who – che uscì qualche mese prima focalizzando su di sé gran parte dell’attenzione di critica e pubblico. Uscito il 10 Ottobre 1969, Arthur (Or The Decline And Fall Of The British Empire) è un concept album imperniato sui differenti aspetti della “britannicità”, se così la si può definire. L’acuta intelligenza e la grande ironia di Ray Davies ci regalano testi bellissimi, che tuttavia non coprono – semmai esaltano – la ricercatezza sonora.

(Scegliamo di focalizzarci sui testi piuttosto che sulla parte musicale perché spesso, poiché in lingua straniera, capita che vengano trascurati o mal compresi. A voi la sorpresa di scoprire ed apprezzare la sopra citata ricercatezza sonora dei brani).

1. Victoria parla dell’Inghilterra ai giorni gloriosi dell’Impero della regina Vittoria, quando “sex was bad and obscene”, quando si era patriottici – “for this land I shall die” – e quando l’Impero si estendeva “Canada to India/Australia to Cornwall/Singapore to Hong Kong”.
2. Yes Sir, No Sir è una canzone - neanche troppo - velatamente polemica nei confronti della leva: sissignore, cosa devo fare, cosa devo dire, chiedo il permesso di parlare…Ci sono versi davvero amari: “give the scum a gun and make the bugger fight/And be sure to have deserters shot on sight/If he dies we’ll send a medal to his wife” (dai una pistola alla canaglia e fai combattere il poveraccio/E assicurati di sparare a vista ai disertori/Se muore manderemo una medaglia a sua moglie)
3. Drivin’ ci invita a lasciare il lavoro, a dimenticarci dei nostri problemi e salire in macchina per andare via, a fare un picnic, tra “thousands of trees/Hundreds of fields/Millions of birds” e così “all the troubled world around us/Seems an eternity away”(tutto il mondo pieno di guai attorno a noi/sembra lontano un’eternità)
4. Brainwashed attacca quella divisione in classi così forte in Gran Bretagna; si rivolge alla working class (o comunque alle “classi inferiori”), condizionate ad essere ciò che sono dagli aristocratici e dai burocrati, che li hanno messi in ginocchio e li hanno asserviti al loro volere e tornaconto.
the kinks5. Australia, Terra di opportunità, “Australia, no class distinction /Australia, no drug addiction”(Australia, nessuna distinzione di classe/Australia, nessuna dipendenza dalla droga) , perché non tentare la fortuna là, “if you’re young and if you’re healthy” ? (se sei giovane e se sei in buona salute)
6. Shangri-la, stando alla descrizione che lo scrittore americano James Hilton ne fa nel suo romanzo Lost Horizon, a metà degli anni ’30, è una sorta di “giardino dell’Eden” in cui la gente vive in armonia con la natura: sarà a questo che si riferisce Ray Davies quando descrive la bellezza del focolare domestico, dove “you need not to worry, you need not to care”? (non hai bisogno di preoccuparti, non hai bisogno di badarci) Ma avverte che forse si è “too scared to think about how insicure you are/Life ain’t so happy in your little Shangri-La” (troppo spaventato per pensare a quanto sei insicuro/La vita non è poi così felice nel tuo piccolo Shangri-La).
7. Mr Churchill Says parla dell’inevitabilità di combattere la Guerra: “we’re gonna win the way that/Mr Churchill says/we gotta hold up our chins/we gotta show some courage and some discipline/we gotta black up the windows and nail up the doors/And keep right on till the end of the war”(vinceremo nel modo che Mr Churchill dice/dobbiamo oscurare le finestre e sprangare le porte/ e tenere duro fino alla fine della Guerra)
the kinks 8. She’s Bought A Hat Like Princess Marina Ovvero quando qualcuno della working class cerca di emulare qualcuno molto più posh, magari acquistando un unico, costosissimo oggetto – un cappello, ad esempio – ma non potendosi permettere altro, e, soprattutto, non potendo - tramite l’acquisto - tentare la scalata sociale: sono indigenti, ma all’apparenza risultano ricchi, questo è ciò che conta.
9. Young And Innocent Days guarda ad un passato in cui le cose venivano viste in modo totalmente diverso dal presente, “time has gone and nothing ever can replace” (il tempo se n’è andato e niente potrà mai riportarlo).
10. Nothing To Say parla del rapporto in evoluzione tra padre e figlio, quando quest’ultimo – diventato adulto – si accorge che il proprio padre non ha più nulla da dire: “but all the words that you spit from your face/add up nothing, you got nothin’to say” (ma tutte le parole che sputi dalla tua faccia/non aggiungono nulla, non hai nulla da dire), nonostante le sue domande e i suoi tentativi di dialogare.
11. Arthur, benchè porti il nome del celeberrimo Re Artù della leggenda, non è che un semplice uomo, che aveva ambizioni ma che è stato letteralmente “sorpassato” (passed by) dal mondo. Questo è l’epilogo del declino e della caduta dell’Impero Britannico: le speranze sono finite, le illusioni sono state svelate, le cose non vanno bene come una volta – sempre che, anche all’epoca, andassero davvero bene – “Arthur, we read you and understand you/Arthur, we like you and want to help you”(Arthur, ti intendiamo e ti capiamo/Arthur, ci piaci e vogliamo aiutarti)

Non si può restare indifferenti all’intelligenza e alla sensibilità che queste liriche dimostrano, al messaggio che veicolano utilizzando un mezzo di comunicazione semplice, immediato e penetrante: la Popular Music. E quella dei Kinks è Popular Music in una delle sue massime e più originali espressioni.

Ray Davies - vocals, guitar & keyboards
Dave Davies - vocals & guitar
Peter Quaife - bass
Mick Avory - drums & percussion



02-09-2011 - visite: 12781

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