RECENSIONI \ Sigur Rós – Takk…

Aria Acqua Terra e Fuoco

di Arianna Cantoni
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“Una conferma per il gruppo islandese piů in del momento. Lo space rock acquista “corpo” e si trasforma in crescendo travolgenti” - JAM, Settembre 2005

cover

Č uscito il 13 Settembre scorso il nuovo album di questa band islandese che potrebbe essere definita post-rock, sperimentale, ricercata, d’atmosfera.

I Sigur Rós – che in islandese significa “rosa della vittoria” – nascono attorno alla metŕ degli anni ’90, per esordire con l’album Von nel 1997. La band č formata da Jon Thor Birgisson (chitarra e voce), Georg Holm (basso) e Agust (batteria) ai quali si unisce il tastierista Kjartan Sveinsson nel ’99. Nello stesso anno esce Ágćtis Byrjun – considerato il loro lavoro migliore, ha conquistato anche il platino – e nel 2002 realizzano ( ) , con 8 tracce senza titolo.

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E giungiamo al 2005, con Takk… Non crediamo di poter trovare parole migliori per descrivere questo album se non quelle utilizzate da Jam. La musica dei Sigur Rós č leggera, mobile, eterea come il fumo che si fa trasportare dall’aria; č architettura sottile, talvolta fatta di aria, nelle note degli strumenti e nelle voci.

Ma ora, ad Aria e Acqua si uniscono Fuoco e Terra: la batteria non ha paura di farsi sentire, certe chitarre di essere crepitanti: Saeglopur, Milanň, Svo Hljótt, e soprattutto l’apertura dell’album con Takk… e Glósóli, che suonano come un risveglio mattutino. Pianoforte, cori, archi, xilofoni, canzoni che rimangono lullabies, ninne nanne, come Hesátan e Sé Lest.

Hoppípolla e Gong
sembrano quasi canzoni dei Radiohead, ma non lo diciamo per lanciare agli islandesi un’accusa di scarsa originalitŕ, quanto piů per rendere loro il merito di saper evolvere le proposte musicali e tentare commistioni – in questo caso, con stilemi musicali piů popular o indie-rock.

bandLa ricercatezza sonora dei Sigur Rós andrebbe maggiormente apprezzata. Purtroppo, ciň puň avvenire solo nel caso in cui l’orecchio dell’ascoltatore-medio venisse abituato ad apprezzare qualcosa che va oltre l’orecchiabilitŕ e la mera commercialitŕ dalla quale siamo circondati e imbevuti, e che ci rende piů simili a cani di Pavlov con riflessi condizionati (ritmo accattivante, video alla moda, innumerevoli passaggi radiofonici/televisivi: “allora la canzone mi piace”) che ad esseri raziocinanti con autonoma capacitŕ di scelta e di giudizio.


02-09-2011 - visite: 11163

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