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Lilo & Stitch
l'ultimo prodotto Disney

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CATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile.

La Disney è in crisi. Magari non sull’orlo di un tracollo finanziario ma, soprattutto in proiezione futura, in forte difficoltà.
Il principale motivo è ovviamente la perdita del monopolio sul mercato dei cartoon: l’arrivo delle techniche di animazione digitale ha aperto le porte inizialmente alla Dreamworks ed ora anche alla 20th Century Fox.
Va da sé che in questo caso la nuova concorrenza non ha assolutamente migliorato la qualità del prodotto messo in campo dai contendenti.
Ciò per quanto mi riguarda è dovuto all’inevitabile tentativo da parte di tutti di sfruttare la novità digitale, investire nella spettacolarità di quello che il pubblico ancora non aveva visto.
Certo che se per quanto riguarda Dreamworks e 20th Century Fox questo ha garantito una facile entrata nel mercato, la Disney si è trovata a veder calare i propri incassi.
Il problema per la Casa di Topolino è stato quello di trovarsi a giocare fuori casa: i “nuovi cartoon” proposti dalla concorrenza affrontano generalmente temi più adulti, abbracciano un pubblico sempre più ampio, puntano sempre meno alla narrazione a favore della spettacolarità.
Si è persa così la distinzione da parte del pubblico, che fra “Atlantis” e “Shrek” non saprebbe indicare quale dei due sia un prodotto Disney.
Ma visto che il primo dei due, quello Disney, è stato un quasi-flop, occorre tornare a giocare in casa. Occorre un prodotto che recuperi l’ “identità Disney” ma che riesca ad adattarsi al nuovo pubblico.
E da queste fredde considerazioni sul mercato cosa ne esce? Probabilmente il film d’animazione occidentale più bello e commuovente degli ultimi anni.
Lilo è una bambina hawaiana orfana di entrambi i genitori, vive con la sorella Nani dalla quale rischia sempre di essere separata da un assistente sociale identico al Marcellus Wallace di “Pulp Fiction”.
Stitch è una forma di vita aliena concepita per essere portatrice di distruzione ovunque si trovi, è in fuga da tutto e da tutti.
All’inizio del film i due personaggi sono divisi, ma le loro storie sono significativamente “in rima”: la violenza di Stitch e la violenza di Lilo, la contemporanea emarginazione, il morso di Stitch e il morso di Lilo, il disgusto di chi ha subito il morso, identico nello spazio e sulla terra.
Stitch, come abilmente proposto dalla campagna pubblicitaria, è il “nuovo” della Disney: è “politicamente scorretto” e cat-ti-vi-ssi-mo, è un mostro(“zi, ma picolizimo!”).
La sua natura malvagia è perfetta per conquistare il nuovo pubblico infantile, sempre più stanco della bontà fine a se stessa e sempre più affascinato dal lato oscuro.
Ma è anche un personaggio che può spalancare gli occhi dei bambini di qualunque età sul dramma di essere soli senza una casa né una famiglia, senza un futuro ed essendo nati e cresciuti nella violenza, che di conseguenza è l’unica cosa che riesci a dare.
Lilo è lo “stile Disney” che supera se stesso. E’ la capacità di trattare argomenti “da adulti” con il linguaggio dei bambini. La capacità di gettare uno sguardo bambino su una situazione disperata, tenendo conto di quanto in realtà un bambino può comprendere di certe situazioni: forse molto più di un adulto.
Insomma uno di quei film in cui il lieto fine è davvero una conquista e la commozione non è una semplice risposta a uno stimolo standardizzato.
Ma non si può evitare di dire che questo film a tratti tristissimo è anche in assoluto uno dei film più esilaranti della Disney: tutti i momenti comici sono riuscitissimi, tanto da rendere fastidiose le scene d’azione, le uniche parti sottotono.
Insomma una bella sorpresa che speriamo abbia anche successo, in modo da incoraggiare la Disney a continuare su questa strada.

Voto: ***









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