INTERVISTE \ Intervista a Giovanni, straordinaria voce dei Marta sui Tubi

Qualche curiosità su C'è gente che deve dormire, il nuovo album della band

di Ilaria Battistella
home oa > Musica > Interviste > Intervista a Giovanni, straordinaria voce dei Marta sui Tubi


Marta sui Tubi gruppo

Siciliani trapiantati a Bologna, attualmente vivono a Milano. Nel 2004 vincono il Premio MEI come miglior gruppo. Nel mese di Ottobre 2005 vengono recensiti da Rolling Stone, Rumore, Blow Up, Rocksound…
Approfittiamo della data ferrarese del loro tour per parlare un po’ con Giovanni, il cantante del gruppo, che ci svela qualche curiosità sul nuovo album
"C'è gente che deve dormire".


Ciao a Giovanni e a tutti i Marta! Stavo pensando che non è facile intervistarvi perché vi hanno chiesto veramente di tutto. Iniziamo con una domanda semplice: ho letto che il 26 di questo mese suonerete al MEI (Meeting delle Etichette indipendenti). C'è qualcosa di speciale in programma?
Per la prima volta suoneremo al tramonto, anche se si tratterà di una ventina di minuti soltanto. E' la quarta volta che partecipiamo al MEI: la prima risale al 2002. Nel 2003 abbiamo presentato "Muscoli e dei", il nostro primo album, e l'anno scorso abbiamo vinto il premio come migliore gruppo. Ogni volta saliamo un gradino in più e questo ci rende molto orgogliosi.

Avete definito il nuovo album "più rock psichedelico, meno folk" però avete sempre dichiarato di avere una certa predisposizione per l'acustico: c'è stato un cambiamento a livello di idee musicali?
No, più che cambiamento la definirei un'evoluzione, un modo per non ripetersi. Non ci sono mai piaciuti i gruppi che suonano sempre le stesse cose, è comodo non rischiare. Noi cerchiamo di trovare sonorità sempre diverse: il cambio di ritmi di vita, il trasferimento da Bologna alle atmosfere milanesi può avere influenzato la nostra musica. Ci piace considerare i Marta sui Tubi come una macchina sempre in movimento, così in futuro ci trasferiremo a Panarea e il prossimo album sarà musica classica per pescatori tossici.
Interessante... (ridiamo)

Cosa intendete per "dimensione condominiale" del nuovo album? E' un'espressione riferita sia alla musica che ai testi?
Si, l'espressione è riferita sia alla musica che ai testi. Come ti ho detto dalla dimensione rionale di Bologna, dalla nostra casetta di via del Pratello, ci siamo trasferiti in un condominio a Milano abitato da migliaia di persone. Le relazioni a Bologna erano differenti; ora ogni giorno abbiamo a che fare con tantissime persone diverse da noi: discussioni inutili in ascensore, giudizi che passano attraverso gli sguardi, che ti dicono "tu non fai parte della nostra tribù". Le lamentele dei vicini, la libertà limitata, probabilmente a Bologna ci sentivamo più liberi di fare: tutti questi fattori hanno influenzato l'attitudine più dimessa ed introspettiva del nuovo album. Abbiamo comunque trovato una via di fuga da questa situazione, solo più silenziosa ed introspettiva.

Il sodalizio artistico con Fabio Luongo continua: come è nata l'idea per il video di "Perché non pesi niente"?
Inizialmente Fabio, che è un caro amico dei Marta, aveva intenzioni diverse dalle nostre, pensava ad un video in grande stile, una super produzione. Dopo averlo preso in giro per quest'idea, l'abbiamo portato con noi a Poggio Reale, un paese vicino a casa nostra, in Sicilia. Poggio Reale è stato abbandonato dopo il terremoto del '69: qui dopo aver ottenuto il permesso dal Comune abbiamo realizzato il video in due giorni. E' stato molto bello, l'ennesima occasione per stare tra amici, ogni sera vino e chiacchiere.
Pensa che Fabio è studente al DAMS di Bologna e ha portato i nostri video come tesi di laurea. Con pochissimo materiale ha creato video fantastici, è un vero talento. Questo è il suo grande merito.
Nei video che avete girato finora traspare sempre questa sfumatura ironico-grottesca-malinconica...
Si, può essere. L'ultimo video è praticamente improvvisato: i costumi anni '60-'70 provengono dalla soffitta di un'amica. Non abbiamo acquistato nulla, tutto il materiale è stato reinventato. Non abbiamo usato nemmeno le luci, il paesaggio parlava da solo. L'idea base era quella di dare un'immagine di come i Marta possono essere dal vivo, semplicemente noi con gli strumenti. Il pezzo si combina molto al video per l'argomento: fantasmi, ricordi...
Una location perfetta insomma…

Tomorrow never knows: una cover dei Beatles all’interno dell’album, l'unico pezzo in inglese. C'è una ragione?
No, direi che è un caso. Infatti questa cover è stata inserita come ultima traccia: non aggiunge niente al disco, rappresenta più una voglia che ci volevamo togliere.

Penso che "Cenere" rispecchi nel modo migliore il gioco di contrasti tipico della vostra musica, dolcezza e aggressività allo stesso tempo: questa è una mia idea o effettivamente pensate che questo "gioco" sia importante per il vostro modo di comporre?
Credo che dolcezza e aggressività siano due sfumature dello stesso sentimento, ad esempio quando vuoi qualcosa provi un forte desiderio. Per esorcizzare la paura di non ottenere ciò che vuoi subentra l'aggressività. La dolcezza anticipa il sentimento che proverai allorquando dovessi ottenere ciò che vuoi. Non so se ha senso quello che sto dicendo! Ognuno di noi possiede entrambe: l'immersione nella soddisfazione, la dolcezza, e l'orgoglio per ottenerla, l’aggressività.

Chi scrive i testi delle canzoni? Da che cosa trae ispirazione? La stesura richiede tempo o è tutto abbastanza automatico?
Generalmente io scrivo i testi, ma anche Carmelo contribuisce. Non esiste nessuna gerarchia precisa, però per organizzazione aziendale io mi occupo principalmente dei testi, e contribuisco alla musica.
Forse la domanda dovrebbe essere “come nascono i pezzi?”… La musica nasce spontaneamente, mentre i testi sono molto ragionati: io non sono mai soddisfatto al 100% delle cose che scrivo, infatti ai concerti mi capita spesso di cambiare alcune parole.
I testi seguono la musica: se la musica spinge verso paesaggi sonori di un certo tipo il testo si adegua, comunque la nascita di una canzone può partire sia da un testo che dalla musica; inoltre l’improvvisazione è fondamentale, l’importante poi è riuscire a fermare le cose quando iniziano a lavorare nel modo giusto.

Credete che il "parlare per immagini" dei testi aiuti la vostra musica ad essere più evocativa?
Le metafore sono un elemento fondamentale dell’arte scritta, poesia, letteratura, prosa. Le metafore sono l’anima della poesia perché riescono a coniugare delle sensazioni a degli oggetti. Creare questo connubio tra elementi serve ad evocare sentimenti ed immagini: è questa l’anima dell’arte. Quando leggo e ascolto mi piace collegare immagini e musica ed è attraverso l’immaginazione che posso fare davvero mio un testo.

Pensare che le vostre canzoni si potrebbero prestare a libera interpretazione vi infastidisce?
Assolutamente no.

Quali sono i gruppi a cui vi ispirate o che semplicemente amate ascoltare?
Non ci ispiriamo a nessun gruppo. Personalmente odio sentire gruppi dei quali riesco subito a capire le fonti. Abbiamo un background comune che corrisponde a gran parte del rock del Novecento, e poi tante influenze possono affiorare in maniera inconscia. Attualmente ascolto musica classica, per staccarmi completamente dagli ascolti televisivi e radiofonici, e per trovare sfumature melodiche interessanti. L’ultimo disco degli Eels è fantastico. Mi piacciono Beck, Syd Barret, Will Oldham, Paolo Bevegnù, Marco Parente, ma anche i Black Sabbath. Amo la musica fatta con il cuore e non per intenti puramente commerciali. Odio lo ska, il reggae, l’etno-minchia.

Secondo voi cosa è piaciuto della vostra musica?
Non sono mai riuscito a darmi una risposta. E’ come mettersi davanti allo specchio e chiedersi cosa piace di te stesso agli altri! (ride)
Forse le persone hanno apprezzato il coraggio con il quale ci siamo proposti, il nostro set minimale, il significato delle canzoni. Attualmente in Italia per uscire alla ribalta basta poco: l’importante è essere sinceri e cercare di non seguire le mode del momento.

Non si fa altro che parlare di influenze e "scene musicali": se le persone si preoccupassero maggiormente delle proprie idee piuttosto che dell'immagine di una realtà la musica sarebbe più sincera. Cosa ne pensate?
Secondo noi l’importante è trovare una direzione originale. Per iniziare, per imparare, è fisiologico guardare agli altri; il problema è che ci sono troppe persone che prendono in mano per la prima volta uno strumento e subito si sentono musicisti. Non fraintendere, è bello che ci sia tanta gente che suona, fa bene alla musica, ma purtroppo le chitarre si vendono sempre meno. Oggi c’è il computer. Noi preferiamo un approccio acustico e per il momento non abbiamo utilizzato il pc, inoltre i nostri produttori sono dei cultori della presa diretta: meglio un suono meno rifinito ma che arrivi. Ci piace pensare che l’importante non sia la risorsa tecnica utilizzata, ma l’emozione. Il pc magari permette di arrivare alla perfezione, secondo noi è giusto manipolare un prodotto per renderlo fruibile e gradevole, ma la troppa perfezione è sinonimo di sterilità.

Cosa vi spinge ad andare avanti? Cosa vi da soddisfazione mentre suonate?
Il fatto di mettersi continuamente alla prova. Ogni concerto è un capitolo che scrivi, suonare per noi è irrinunciabile. Suonare davanti alla gente, non ha importanza se ci sia un bel pubblico folto o solo due persone: la cosa grandiosa è quando le persone ti ascoltano, anche se poi torni a casa stanco dopo chilometri di strada e con due soldi in tasca. Essere la colonna sonora degli momenti delle persone, essere scelti come paesaggio sonoro dei loro attimi è stupendo.

Un'ultima domanda, forse più personale: quali sono i "vecchi difetti"? (nda. È il titolo di una canzone del primo album “Muscoli e dei”)
Ognuno di noi ha le proprie credenze e nessuno si spinge oltre i limiti che si è costruito, barriere interiori con cui ci si scontra quotidianamente. E’ come quando si va a scuola e ci si fissa che alcune materie riescono bene e altre no: ci si pone un limite. Tutto questo per dire che i vecchi difetti sono da uccidere, per espandere sempre più la nostra personalità.



Un ringraziamento davvero sentito ai Marta sui Tubi: per la disponibilità, la semplicità e le emozioni che ci hanno regalato Sabato con la loro musica.

Ilaria Battistella




www.martasuitubi.it

www.eclectic-circus.com

















01-02-2006 - visite: 19912

Condividi questa pagina:

Newsletter:addio CartaGiovaniProtagonisti.Benvenuta youngERcard!
di

Leggi l'articolo

Sapere e Fare 7
di redazione

Leggi l'articolo

Newsletter: Cosplay Party ad Area Giovani
di

Leggi l'articolo

Newsletter: nuovo Occhiaperti.net
di Newsletter

Leggi l'articolo

Incontri sulla Costituzione
di Comunicato Stampa

sala del Consiglio comunale a cura dei costituzionalisti Veronesi e Bergonzini Leggi l'articolo

Luci della scrittura, le parole di Stefano Tassinari
di Comunicato Stampa

tra giornalismo e narrativa Leggi l'articolo

Selezioni tirocini formativi: pubblicati i calendari
di Redazione

Leggi l'articolo

Valid CSS 2 Valid XHTML 1.0 Strict