LIVE \ Dead Meadow + Black Mountain

Il rock colpisce ancora...

di Clas
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I Dead Meadow tra gli alberiAssistere ad un concerto è indubbiamente, per un appassionato di musica, il suggello di un iter, consistente nell’ascoltazione di un opera e nell’auscultazione dell’effetto che essa produce su ognuno di noi. L’aspettativa, se si è amato quel disco, è solitamente alta ma purtroppo sempre meno spesso la soddisfazione, anzi, l’"esaltazione da concerto", arriva, sostituita da una performance più o meno banale per un suono che meriterebbe tutt’altro, o vice versa. Il meglio è non avere grandi aspettative o non averne proprio. Anzi, il meglio è ciò che arriva quando non te lo aspetti.
Con questo spirito sono andata al Covo (Bo) sabato 19 Novembre a sentire i Dead Meadow, (al loro quinto album, Feathers, 2005, Matador) che avevo già visto dal vivo in passato: avevano lasciato in me una traccia incerta e piuttosto confusa. Per quanto riguarda i Black Mountain, li avevo solo sentiti nominare, e persino elogiare su qualche rivista.
Ho scoperto nei Dead Meadow una sensualità insolita, che non mi aspettavo, strana dicotomia tra sofisticatezza e pulizia in un suono allo stesso tempo veicolo di qualcosa di rude e primordiale. Chitarre distorte per un rock psichedelico avvolgente, atmosferico, caldo ma deciso, preciso, che ammicca a volte ai Pink Floid, a volte ai Black Sabbath. La sensazione che deriva da questa composizione è un’estrema rilassatezza, un fluido viaggio allucinato in una dimensione cosmica che ha come sottofondo un cantato disteso e strascicato.
I Black Mountain sono un indie-“art collective” proveniente dal Canada (terra che, musicalmente parlando, al momento sforna non pochi talenti…), il cui leader è Stephen McBean, già nei Pink Mountaintops e Jerk With A Bomb. Volti sciancati e attitudine da hippie, propongono un rock pregno di anni ’70, che sa di blues, di Doors e di Led Zeppelin, di hard-rock con qualche punta di storner, il tutto addolcito a tratti da una soave voce femminile. I nostri non disdegnano soluzioni quasi pop, easy r’n’r tra i più accattivanti. Tutto questo cela un messaggio forte, a partire dall’impegno sociale di alcuni dei membri a Vancouver, cittadina in cui risiedono, ai testi veri e propri delle canzoni? La difficoltà di vivere in questi tempi può essere Black Mountain seduti sul divano forse superata (o solo dimenticata per un po’) da un ritorno catartico alle origini, tra le nere montagne e tra le radici del rock? Non saprei. Certo i Black Mountain non propongono nulla di veramente originale, ma a vederli dal vivo, non mi hanno dato certamente l’idea di pretenderlo. Solo l’impressione di una sana e liberatoria voglia di suonare.

01-02-2006 - visite: 9037

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