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Resident Evil
Il film attualmente in testa agli incassi italiani
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CATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile.

Il film attualmente in testa agli incassi italiani (grazie soprattutto ad un uscita coraggiosamente estiva) è un operazione derivativa per molti motivi.
Tornano gli zombie, quelli dei film di Romero e dei molti cloni. Si aggiunge un nuovo tassello alla saga di “Resident Evil”, blockbuster videoludico giapponese (nel senso letterale: le code per accaparrarsi il videogame in Giappone hanno bloccato le strade) che ha già una lunga serie di seguiti.
E torna in un certo senso alle origini la storia concepita dai geniali sceneggiatori giapponesi: sia perché il film ci mostra finalmente il momento in cui tutto è cominciato, sia perché il videogioco del quale il film è uno spin-off è stato progettato sin dall’inizio per ricreare un’atmosfera d’ispirazione cinematografica.
Inevitabile quindi che la trama si muova in due direzioni, una che avanza seguendo la protagonista Alice e gli altri membri del gruppo incaricati di raggiungere il centro del laboratorio segreto, un’altra interiore che lentamente va a riformare i ricordi della protagonista mano a mano che riacquisisce nuovi particolari.
E’ questo il pregio più inaspettato di questo film del regista e sceneggiatore Wes Anderson (Mortal Kombat, Punto di non ritorno). Difficile credere che il merito sia tutto suo: vuoi per la bruttezza dei suoi film precedenti, vuoi per il sospetto che gli sceneggiatori del videogioco ci abbiano messo lo zampino, vuoi soprattutto perché la prima sceneggiatura scritta per il film(poi bocciata perché troppo “leggera”) era stata scritta addirittura da George Romero.
E proprio a Romero sono riconducibili alcuni elementi politici presenti nello script, che accentuano senza dubbio la tenue vena anti-multinazionali della serie videoludica. Non intendiamo certo rovinare le sorprese a nessuno ma ultimamente sentivamo la mancanza di un horror che giocasse con paure legate all’attualità piuttosto che con i soliti adolescenti insipidi.
Non si può non segnalare poi l’affermazione definitiva di Milla Jovovich quale nuova eroina dell’action movie. Non è una questione di doti recitative: l’eroina deve essere prima di tutto un’icona. E un’attrice nata a Kiev ma cresciuta in California, sempre elegante ma estremamente atletica, non può che diventare l’action star del duemila.
Nonostante ciò è difficile parlare di Resident Evil come di un buon film. Sul piano della regia è impossibile non trovarsi a rimpiangere i veri maestri del cinema horror a cui il film di Anderson attinge. Carpenter e Romero avevano una gestione della suspance e degli spazi esemplare, una capacità incredibile di rendere partecipe lo spettatore in una maniera quasi “fisica”.
Invece anche le scene più convincenti di questo film rimangono purtroppo estremamente virtuali. Questa estrema freddezza magari può soddisfare il nuovo pubblico adolescenziale abituato ormai a un cinema videoclipparo e frenetico, ma ad uno spettatore anche solo leggermente più adulto darà solo l’idea di un compitino facile facile svolto nel modo più semplice. Che, ormai lo sappiamo, consiste nel girare scene confuse e montare il tutto ad una velocità da frullatore, magari aggiungendo qua e là qualche effetto speciale non importa quanto approssimativo.
In definitiva quindi un film che sicuramente si assicura la nostra simpatia per quanto di buono e diverso dalla norma riesce a mettere in campo, ma che soffre di pecche molto evidenti che purtroppo non gli permettono di essere nulla di più di un film adatto per l’estate. Di certo in giro c’è molto di peggio.

Voto: **



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