INTERVISTE \ Io e Mio Fratello, John Lennon

A 25 anni dalla morte, un mito. Ma anche un uomo.

di Arianna Cantoni
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Abbiamo incontrato Julia Baird al Cavern Club di Liverpool, durante l'esibizione di una Beatles-Tribute Band italiana - The Quarrymen di Bari. Julia è stata di una disponibilità disarmante nell'accettare di rispondere alle nostre domande, domande che, per la non poca emozione di chi scrive, forse non risulteranno particolarmente profonde o interessanti. Ma nella vita accadono cose a cui non si è preparati.

Nota: Julia Baird, sorella di John Lennon – figlia di Julia Stanley e del compagno John Dykins, con cui la madre di John aveva iniziato una relazione dopo la separazione da Alfred Lennon.


Come hai convissuto con la realtà di avere un fratello così famoso? Tutto il mondo lo vede tramite i media, tramite la sua immagine, la sua musica: in che rapporto è tutto questo con John - la persona che hai conosciuto tu?
-sono completamente diversi.

Lo immaginavo, per questo te lo chiedo.
-(sorride) John il fratello era piuttosto premuroso, altamente intelligente, una persona molto comune, del tipo “facciamoci una tazza di the, mangiamo uova e pancetta” e cose simili. John l’icona mondiale è quello che conoscete anche voi.

Pensi che il John che conosciamo noi sia totalmente “distorto” da quello reale o che comunque qualche elemento vero della sua personalità sia giunto anche a noi?
-Senz’altro la sua creatività, l’ardente desiderio di fare, di allargare i confini. Era sempre al limite, no? Questo fa parte di John, e naturalmente ha creato la sua icona, è stato parte della creazione della sua icona.

Cosa pensi della sua musica e della sua creatività?
-Mi piacciono i primi lavori. Amo il White Album, i primi album dei Beatles, Rubber Soul - soprattutto Norwegian Wood – sono produzioni fantastiche. Credo sia a causa della mia età. Evoca ricordi per noi, perché eravamo lì quando it was all happening. E poi adoro la produzione rock ‘n’ roll di John, perché in fondo era un rocker. E naturalmente non si può negare la magnificenza di Imagine, Woman, le produzioni degli ultimi anni. John si muoveva sempre in avanti, cercando di evolversi.

E non aveva paura di cambiare, anche radicalmente.
-Sì, di spingere all’estremo i confini

Si ha tuttavia l’idea che John non abbia vissuto una vita felice. Quale credi che fosse la causa profonda della sua sofferenza?
-La morte di nostra madre. La sua intera vita ha ruotato attorno a questo. (Julia Stanley fu investita da un’automobile il 15 Luglio 1958, quando John aveva 17 anni, nda)

Una tale tragedia lo ha reso fragile e insicuro, nonostante le sue grandi potenzialità di artista e uomo.
-La sofferenza gli ha permesso di andare ancora più “oltre”.

I grandi artisti spesso hanno alle spalle grandi sofferenze. Cosa pensi invece del suo rapporto d’amicizia con Paul McCartney? Sembrerebbe che fosse in parte basato sulla competitività.
-Sì credo fosse così.

E tutti gli attacchi e le accuse reciproche che si sono lanciati dopo lo scioglimento dei Beatles?
- Non conosco bene i fatti, so le stesse cose che sapete voi, che si apprendono dai giornali. Credo comunque che non si siano mai chiariti, il che è triste. Non sono mai più tornati amici come erano stati un tempo. Forse col tempo sarebbe potuto accadere, ma non lo sappiamo. E credo che questo sia fonte di sofferenza per Paul.

Rimorsi e rimpianti, per aver lasciato e perduto un amico senza prima appianare le divergenze.
-Senza dubbio.

Al giorno d’oggi, cosa avrebbe fatto John?
-Avrebbe dipinto, scritto.

Cosa ne pensi del fatto che così tanta gente ami la sua musica, la sua personalità? Che la sua produzione artistica dia qualcosa alle persone?
-Beh, è buono, voglio dire, se leggi una poesia, o guardi un film, o vai a teatro o guardi il cielo e ti senti meglio, e senti che tutto questo ti sta spiegando qualcosa – con o senza parole – è un beneficio per chiunque. Le canzoni di John danno significato a molte persone, attraverso varie fasi della loro vita, perché le sue canzoni erano un’autobiografia della sua stessa vita in fasi diverse. Le persone possono guardare attraverso tutte queste fasi, la depressione, la gelosia, l’essere innamorati, e possono sentirsi in empatia coi sentimenti di John, e forse lui sta esprimendo quello che vorrebbero poter esprimere loro stessi.

…Ma non riescono
-E allora lo leggi, lo ascolti, lo vedi o lo tocchi e ti dici “sì, questo mi aiuta a riconoscere cosa sta succedendo”.

Essere a Liverpool dà sempre un’emozione particolare a chi ama i Beatles, senti che è davvero il luogo dove tutto è cominciato…
-Sì, è una culla, la culla della musica moderna. I Beatles ci raccontano la nostra storia, la mia età, ci parlano e parlano di noi.

Ed è positivo che abbiano qualcosa da dire anche alle generazioni più giovani, come la mia.
-Li puoi ascoltare e raccontano anche la tua storia, senza tempo.


23-02-2011 - visite: 17040

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