RECENSIONI \ Strokes - First impressions of earth

Capitolo tre: Casablancas e soci cercano la conferma

di Eugenio Ciccone
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copertina strokes

Ricordo ancora quando nel 2001 entrando in un negozio di dischi chiesi se per caso era arrivato il disco degli Strokes. Il negoziante non li aveva mai sentiti, stupendosi perchè "lui aveva contatti anche con Londra" e quindi le novità del mercato non gli mancavano. Eppure erano su tutte le riviste, e in America stavano spopolando con il loro primo singolo "Last nite" nonostante in Italia il grande circuito non li conoscesse ancora. Mi farebbe piacere tornarci oggi in quel negozio, e vedere quale posto hanno tra le pile di dischi in uscita.

Dopo l'entusiasmante debutto con Is this it, e la naturale prosecuzione di Room On Fire, inutile dire che la stampa sia letteralmente con il fiato sul collo alla giovane band newyorkese per la prova del nove. Un nuovo produttore per cambiare aria e un disco dalle sonorità piuttosto variegate, con ben quattordici brani in scaletta. Interessanti scelte stilistiche in alcuni brani, molte riconferme delle sonorità che da sempre hanno caratterizzato gli Strokes e una voce, quella di Julian Casablancas, meno filtrata e distorta del solito.


L'apertura è affidata a You only live once, il cui attacco è o un palese
omaggio a i Queen di I want to break free oppure un saggio esempio
di scopiazzatura. Il ritmo moderato ne fà un brano di chiaro stampo rock in linea con le precedenti produzioni.

Poi è la volta di Juicebox, il singolo in rotazione su radio e tv, che nella linea di basso ricorda simpaticamente la sigla del telefilm di Batman degli anni '70. Godibilissimo ed orecchiabile, riempipista dei club di ogni dove a cavallo del nuovo anno e ancora sicuramente nei prossimi mesi.

Già dal terzo brano Heart in a cage sentiamo qualche elemento di novità, con l'introduzione di interessanti inserti di chitarra psichedelica per uno dei migliori brani del disco.

Razorblade scherza con il sound da college band, più simile ai suoni del primo album. Il ritmo è quello ballabile della celeberrima Last Nite. Nel ritornello i più anziani di voi potrebbero perfino sentirci Mandy di Barry Manilow (!).

Spicca poi Vision of division, dai ritmi sostenuti e dal sound pieno e corposo. Scale arabeggianti e discese vorticose in un assolo di chitarre psichedeliche davvero piacevoli. Un vero gioiellino.

Ask me everything è il lento che non ti aspetti ma in fondo immancabile. Insolito tentativo di rock orchestrale con voce e archi distorti dal tono soft e
ripetitivo molto avvolgente.

Tra ballad e brani classici del repertorio Strokes si arriva al finale con il simil blues di 15 minutes of pain e le chitarre glam di Red light, anch'esse insolite rispetto al passato.



Che dire? L'impressione è buona, il disco è solido e non tradisce gli amanti del gruppo di Moretti e Casablancas. Il sound è riconoscibile nonostante sia palese il tentativo di evoluzione verso qualcosa di più maturo, vedi l'abbandono della distorsione nella voce e lo spazio alle chitarre soliste con trovate inusuali.
Niente di eclatante ma di questi tempi è già qualcosa avere delle riconferme.

Strokes - First impressions of earth
RCA/Bmg
genere: rock, indie garage

02-09-2011 - visite: 10423

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