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Jan 30 2006

Aureliano Buendìa o Josè Arcadio Buendìa?

Cent’anni di solitudine, Gabriel Garcìa Màrquez

di Alberto Amorelli

la magia di Macondo e dei suoi abitanti

Cent'anni di solitudine Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendìa si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle con il dito.



Dunque eccomi qui, ho davanti questo libro dalla copertina verde smeraldo, con il titolo a caratteri dorati (beh, nella mia edizione è così), l’immagine che campeggia è un’illustrazione tratta da The Temple of Flora di Robert John Thornton.
Beh il libro è Cent’anni di solitudine.
Credo sia quasi impossibile parlare e raccontarvi di questo romanzo cult di Gabriel Garcìa Màrquez.
Tuttavia accetto la sfida, e mi rimetto alla clemenza della corte già da adesso, please be gentle I’m still learning

Cent’anni di solitudine è la storia di una famiglia, la numerosa famiglia dei Buendia e dell’immaginario e immaginifico paese di Macondo.
Di cosa tratta il fortunato romanzo di Marquez?
Molto semplice, tratta di tutto.
La vita stessa nella sua essenza scorre tra le pagine di Cent’anni di solitudine.
Tutto inizia quando un giovanissimo Aureliano Buendia incontra il misterioso zingaro Melquìades, il quale gli dona delle pergamene scritte in una lingua indecifrabile, sostenendo che in quegli scritti vi era il destino dell’intera famiglia Buendia, dal primo all’ultimo.
Per decifrare tutte le pergamene la chiave era capire il significato delle parole: il primo della stirpe è legato ad un albero e l’ultimo se lo stanno mangiando le formiche.
Ma le pergamene non sono il fulcro dell’intera vicenda, anche se poi si scoprirà che ne sono la chiave di lettura.
Il romanzo racconta della vita a Macondo, le storie degli uomini e delle donne della famiglia Buendìa, dal primo Aureliano a Josè Arcadio passando per tutti i membri maschili della famiglia che ciclicamente hanno sempre gli stessi due nomi, Aureliano e Josè Arcadio. Anzi questi nomi sono così forti che determinano anche il carattere e le inclinazioni dei personaggi, allora troveremo che tutti gli Aureliano sono riflessivi, posati, introversi ed attirati dalle pergamene, mentre i Josè Arcadio sono degli irresponsabili, dediti solo ai piaceri fisici. Le donne del romanzo invece sono esseri più definiti, ognuna con una sua personalità ben precisa, con tratti distintivi e fondamentali per la narrazione, forse sono uno dei veri motori di Cent’anni di solitudine.
The temple of FloraMarquez ha un assoluto rispetto dei suoi personaggi femminili, dalla centenaria Ursula, alla splendida Remedios, sono tutti personaggi forti, che spesso e volentieri raddrizzano i vari rammolliti Aureliani o Josè Arcadii.
Sarebbe inutile che io vi raccontassi i mille episodi della vita di questi personaggi, posso solo consigliarvi di farvi trascinare dall’esotica magia delle vicende evocate da Marquez.
Il romanzo ha una solidissima struttura, tutta vincolata ai flussi e riflussi della storia, di vichiana memoria.
La ciclicità è un elemento fondamentale di Cent’anni di solitudine, tutto è sottomesso all’ineluttabilità della natura che crea e distrugge, con una ferrea logica da cui è impossibile sfuggire.
Il destino. Così chiaro e palese da non essere mai compreso ed anticipato dai membri della famiglia Buendìa, che ne saranno sempre travolti.
Tutto inizia con un Aureliano e finirà con un Aureliano.

Non so se questa mia riflessione abbia stimolato la vostra curiosità.
Che piaccia o meno, Cent’anni di solitudine, rimane un romanzo culto, un’opera che ci ha aperto le porte alla letteratura sudamericana, che ci ha aperto un mondo magico, vasto ed incontenibile.





Consigli per gli acquisti: Cent’anni di solitudine, Gabriel Garcìa Màrquez, Oscar Mondadori.

Scritto da: Alberto Amorelli

Data: 30-01-2006

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