LIVE \ Babyshambles live!

Pete Doherty & Co. non deludono le aspettative, anche se…

di Francesco Tavernini
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manifestoQuando la mia amica Paola mi ha detto che qui a Derry, dove stiamo facendo uno stage trimestrale (vedi la sezione Crossing Europe, "Irlanda del Nord" )avrebbero suonato i Babyshambles, emergente band indie-rock tra le più amate in Inghilterra, non sapevo cosa aspettarmi da un loro concerto: il frontman della band, infatti, è nientedimeno che il talentuoso quanto irrequieto Pete Doherty, colui che da mesi e mesi imperversa sulle prime pagine dei tabloid anglosassoni e non per la sua vita ai limiti dell’eccesso: la conclamata e sbandierata love story con la supermodel Kate Moss, snodatasi tra scandali, vizi e turbolenze varie, problemi di droga a non finire, che l’hanno fatto entrare ed uscire da prigioni e cliniche di disintossicazione, le infinite liti e riconciliazioni nella formazione dei Libertines, dai quali è stato cacciato dopo essere stato sorpreso a rubare in casa dell’ex compagno Carl Barat…

Insomma, con questa reputazione alle spalle, vi chiederete chi me l’ha fatto fare di spendere 16 sterline per andare al concerto di una band il cui frontman è noto per dare forfait poco prima delle sue apparizioni live perché troppo “fatto” per esibirsi. Ma dopo aver ascoltato alcune volte il loro album d’esordio Down in Albion ho deciso di andare; alla fine, aldilà delle leggende più o meno vere alimentate da chilometri di carta stampata, quello che conta è solo la musica, e la musica dei Babyshambles mi ha convinto.

BabyshamblesLa sera del concerto ci dirigiamo verso il Nerve Centre, centro artistico locale dotato di auditorium dove si terrà l’esibizione, e subito rimaniamo colpiti dall’età media del pubblico, che si aggira sui sedici anni: ragazze che intonano versi delle canzoni di Pete & Company, ragazzi con l’immancabile lattina di birra in mano vestiti in stile hipster-dandy, cappellino in testa, camicia o giacca stretta ai fianchi, cravattina supersottile. L’auditorium è davvero piccolo, intimo ed avvolgente, nero come la pece, quasi claustrofobico. Noi guadagniamo la prima fila, proprio sotto il palco, posizione privilegiata che ci permetterà di gustarci il gig a un palmo di naso.

concertoDopo la buona esibizione del gruppo di supporto rinvigorita dal carisma del cantante, a noi sconosciuto ma acclamato dal pubblico locale, finalmente ecco arrivare il turno dei Babyshambles: i quattro salgono sul palco con nonchalance e tranquillità, novelli menestrelli bohémien: Pete saluta il pubblico urlante, afferra il microfono e subito partono le note di Killamangiro, il secondo tra i quattro singoli estratti finora dall’album. Dalle prime file percepiamo appieno l’energia del pubblico e ci lasciamo travolgere anche noi dalla voglia di ballare e saltare, al ritmo incalzante della canzone. Pezzo dopo pezzo la musica scorre veloce, tra parole biascicate e testi urlati: la coinvolgente La Belle et la Bête, nella versione originale cantata in duetto con Kate Moss (“Is she more beautiful than me?”, ripete ossessivamente nel ritornello); l’appassionata Albion, lenta ballad che evoca scorci malinconici tipicamente british (“gin in teacups, leaves on the lawn”); la sfrontata e grintosa Fuck Forever, uno degli inni indie-rock del 2005, con un testo diretto e senza fronzoli (“I’ll fuck forever, if you don’t mind”); il particolare giro di basso di A’ rebours e la veloce e nervosa Pipedown, più alcuni pezzi dei Libertines, intervallati nella tracklist. Doherty canta con la sua voce svogliata ed assonnata, che trasmette una sorta di imperfetta inquietudine a canzoni ora lente e malinconiche, ora più veloci e vigorose.

Tuttavia, dopo appena un’ora e dieci minuti e dopo un paio di incursioni del pubblico sul palco, in perfetto Doherty style i quattro salutano e spariscono dietro le quinte, mentre noi attendiamo invano un bis che non arriverà. La scarsa durata dell’esibizione, unita all’assenza di perle contenute nell’album quali 8 Dead Boys, Sticks and Stones e The 32nd of December, mi porterebbero d’istinto a decretare un pollice verso nei confronti dei Babyshambles. Ma d’altro canto, cosa ci si poteva aspettare da una band più famosa per i concerti saltati piuttosto che per quelli portati a termine?

Comunque sia: innovativa, strafottente, a tratti delirante, ispirata, irriverente, immediata. Con questi aggettivi definirei la musica dei Babyshambles, dopo averli sentiti dal vivo. Gruppo rivelazione o ennesimo fuoco di paglia che non resisterà alla prova del secondo album (ed alle intemperanze del cantante)? Ai posteri l’ardua sentenza, intanto noi abbiamo ascoltato della buona musica - poca ma buona, perlomeno - madidi di sudore, pressati come sardine ma felici e soddisfatti di quello che stavamo vivendo.


Se ti piacciono i Babyshambles:
o Libertines
o Clash
o Arctic Monkeys



26-04-2006 - visite: 10164

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