La speranza è un sogno ad occhi aperti

Aristotele
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May 10 2006

Ritrovare la strada

di Debora Peca

Ieri sera ho cenato un’ex collega con cui ho lavorato per molti anni in biblioteca. Ci siamo incontrate per caso due domeniche fa in centro ma eravamo tutte e due piuttosto di fretta, così ci siamo ripromesse di uscire insieme per una pizza e ieri ci siamo viste.
Mi ha aggiornato un po’ sulla sua vita, gli studi dei figli, il lavoro etc. etc.
Mi ha raccontato di aver ritrovato in un vecchio cassetto della biblioteca i volantini di quel concorso per le scuole che avevamo organizzato insieme dal titolo “Da grande voglio diventare astronauta”: una raccolta di elaborati dei bambini delle scuole dell’obbligo che sarebbe poi stata pubblicata in un libro.
Anche io ricordo con entusiasmo quel periodo; non immaginavamo certo arrivassero tanti scritti dalle scuole di tutto il territorio. Fiumi di parole, sogni, speranze e in alcuni casi vero talento.
Alla fine oltre ad aver pubblicato la raccolta abbiamo pensato di ospitare un adulto che rappresentasse uno dei mestieri che era stato oggetto dei racconti.
Allora pensavamo a quanto da piccoli, fino alla prima giovinezza la scelta della propria strada professionale fosse dettata da ideali come cambiare il mondo, difendere i deboli, aiutare chi soffre…ma è altrettanto vero che spesso ad aver riempito di studenti determinate Facoltà piuttosto che altre è stata la carica emotiva dettata dai forti cambiamenti politico-sociali del momento; come non ricordare il boom di iscrizioni alla Facoltà di Giurisprudenza ai tempi della bufera “Mani Pulite”?
Può altresì accadere che si scelga a vent’anni Medicina per amore verso il prossimo o Legge perché si crede in valori come la giustizia e l’equità sociale; ricordando però quanto riportato dai tg degli ultimi giorni abbiamo dovuto ammettere con amarezza che per avidità e scarsa integrità morale spesso qualcuno perda o non abbia mai creduto in quei valori; dove sarà finito l’ideale di quell’ avvocato corrotto ora divenuto niente altro che un delinquente comune, solo con l’aria da persona perbene e vestito con eleganza?
A tutte e due quasi a volerci rincuorare è però tornato in mente quel meraviglioso romanzo di John Grisham dal titolo “L’avvocato di strada” . Il protagonista, brillante avvocato, come una sorta di Francesco d’Assisi decide di abbandonare lo Studio di prestigio in cui lavora con successo, rinunciando a una carriera promettente e ad un’ auto di lusso, per dedicarsi alla difesa dei deboli e degli emarginati, quelli che lottano per riottenere dei buoni pasto e un alloggio decoroso ma non hanno da pagare un bravo avvocato che stia al loro fianco. Mi piace credere che esistano ancora avvocati così.


Scritto da: Debora Peca

Data: 10-05-2006

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