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About a boy
L'avevamo visto in anteprima per voi
con Hugh Grant
CATEGORIA: "Film da grande pubblico, con stile"

Chi è il ragazzo del titolo? Il dodicenne disadattato afflitto da una mamma hippy con tendenze suicide o il vitellone trentottenne, ricco e superficiale nella cui vita contano solo i compact disc, la televisione e le mamme single?
Raccontare il modo in cui i due si conoscono significherebbe rovinare una delle parti più spassose del film. Basti sapere che si, “About a boy” è proprio uno di quei film in cui un adulto immaturo viene abbinato ad un ragazzino/a che sconvolgerà la sua vita.
Ma nessuna paura, i personaggi escono dalla penna di Nick Hornby(l’autore di “Alta fedeltà” e “Febbre a 90°”), e così l’adulto è DAVVERO cinico ed egoista e il bimbo DAVVERO incasinato e impacciato come i peggiori ricordi delle medie. Il mondo in cui si muovono è fatto di adulti soli e figli che soffrono per la separazione dei genitori, ma entrambi sono a loro modo degli outsider. E in fondo è un mondo che ha saputo far fronte a queste piccole tragedie reinventando il significato della parola “famiglia”. E’ in questo modo che la storia raccontata riesce a sembrare sincera e attualissima.
Le risate in sala testimoniano la riuscita di questo film pensato per il grande pubblico e prodotto dalla Tribeca di De Niro. Il merito va più alla bellezza del libro che alla bravura dei due registi, i fratelli Paul e Chris Weitz: la loro regia è piuttosto piatta(ma non è detto che sia un grave difetto per una commedia) ma priva di sbavature, con qualche bella trovata di montaggio e un discreto senso del ritmo. Insomma perfetti per assecondare le battute di Hornby e la recitazione di Hugh Grant senza “invadere”.
Quanto appunto all’attore inglese, è sinceramente il motivo principale del giudizio assegnato a questo film. La recitazione di Grant è assolutamente perfetta, gigioneggiante al massimo ma pienamente giustificata dal suo personaggio, caratterizzato da una voce fuori campo che ne rivela i reali pensieri mentre l’attore ce lo mostra di volta in volta falso, scorretto, egoista, decisamente esilarante.
I fan di Hornby probabilmente saranno spaventati dalla notizia che Grant ha voluto riscrivere una scena nella parte finale. Ebbene la scena del concerto è una delle più azzeccate del film, un incubo adolescenziale fatto realtà che diventa sacrificio comune dei due “losers”. Una scena costruita preannunciando il classico schema dei finali cinematografici, quelli in cui tutto sembra prefigurare la caduta dell’eroe e invece arriva il trionfo. Non c’è invece trionfo in “About a boy”, ma basta essere in due perché l’umiliazione quasi non faccia nemmeno male.
Mi piacerebbe scrivere che quella firmata da Badly drawn boy è una delle più belle colonne sonore degli ultimi anni. Non sarebbe esatto, perché a dire il vero non viene sfruttata molto dai due registi: è molto presente ma non sembra allacciarsi alla perfezione ai momenti che sottolinea, il che è probabilmente dovuto al fatto che le due parti hanno lavorato separatamente e che il disco è principalmente una raccolta di canzoni e non un commento musicale.
Quello che è esatto dire è che “About a boy” è uno dei più bei dischi dell’anno, e funziona perfettamente come “souvenir” del film: ascoltato dopo la visione riporta dritti dentro le atmosfere della pellicola.
Del resto nessuno meglio del geniale “ragazzo disegnato male”, re del pop inglese più genuino e colto, collezionista e catalogatore instancabile quanto Hornby, poteva cogliere lo spirito di questa storia di adolescenze difficili a ogni età.
Voto: ***



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