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Aristotele
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Sep 26 2006

“La nostra presenza”,

La presenza-assenza dei personaggi di Martini

di Matteo Musacci

libro d’esordio del misterioso autore

La nostra presenza“Lo sai che il nonno ha fatto due guerre, lo sai? Il nonno ha combattuto ….”
“Moltiplica la mia età per trecentosessantacinque, nonna, e saprai quante guerre ho fatto io”


Un bambino dallo sguardo perso capeggia sulla copertina del libro di Giovanni Martini, “La nostra presenza”, uscito per Fazi pochi giorni fa. Un bambino che sembra cercare una via d’uscita dalla foto che lo sovrasta alle spalle, forse i genitori, uno sguardo che ci accompagna negli otto racconti che costituiscono il libro di Martini, di cui (almeno così recita la biografia) non si sa niente, né volto, né voce.

Sandro Veronesi, neo premio Strega, scrive per lui la quarta di copertina, scrive che se il libro fosse uscito in America, sarebbe stato immediato il confronto con Salinger, e non ha tutti i torti.
Ma, ancor di più, Martini ricorda la stessa immobilità e la stessa impotenza dei personaggi di Carver, costretti a vite chiuse in se stesse, senza redenzioni o oppressioni finali, con, a tratti, lo stesso scarno linguaggio del grande autore minimalista.

Ma se da un lato possiamo presumere i debiti agli autori del passato, dall’altro dobbiamo plaudere le sue caratteristiche peculiari: situazioni al limite del possibile di personaggi persi, come è perso lo sguardo del bambino della copertina.

Incontriamo personaggi intrisi di misticismo in “Paglia e veste al giaciglio” e ne “La nostra presenza”, personaggi ambigui in “Al suono del primo giorno” e “Morte del pittore”, personaggi malati d’amore in “Al vicolo cieco” e “Il limite minimo di resistenza”; personaggi da amare e da odiare, ma che, in un certo senso, opprimono il lettore con la loro spaventosa presenza, una presenza spirituale, un binomio presenza-assenza che non ha fine se non nella volontà di Martini di terminare i racconti, ma che nella nostra mente continua ad echeggiare.

E allora viene da pensare ai morti, alla presenza-assenza dei morti tra di noi.
Poi leggiamo l’epigrafe del libro, tratta dal Vangelo (apocrifo) di Tommaso:
“I discepoli gli dissero «Quando verrà il riposo per coloro che sono morti, e quando verrà il nuovo mondo?». Ed egli disse loro: «Ciò che voi attendete è già venuto, ma voi non lo riconoscete»”.

E poi, come è giusto che sia, ogni lettore si costruirà la sua idea.

Scritto da: Matteo Musacci

Data: 26-09-2006

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