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Oct 25 2006

La scrittura come denuncia sociale

di Matteo Musacci

Woobinda, Aldo Nove, 1996

"Woobinda è un libro che avevo scritto per avere successo con le donne, per partecipare a qualche trasmissione televisiva".

aldo noveC'è del vero in ciò che afferma Aldo Nove nel 1998, per l’edizione Einaudi della sua raccolta di racconti Woobinda (per l’occasione aggiornata, ampliata e rinominata “Superwoobinda”), ma solo nel fatto che il successo, con questo libro, lo ha raggiunto veramente.
Ma non è soltanto successo commerciale, i successi commerciali alla Dan Brown, si dimenticano in fretta, e spero non giungeranno mai ai posteri più lontani di due generazioni. Libri come Woobinda, invece, sono successi letterari, che fanno bene alla letteratura, perché la accrescono se non addirittura, come in questo caso, ne mutano le regole e i principi.
Per Aldo Nove è successo con Woobinda, il suo esordio letterario (Castelvecchi 1996, poi Einaudi 1998), osannato da pubblico e critica, che, alla comparsa del libro, esaltò soprattutto l'incipit, divenuto famosissimo:

"Ho ammazzato i miei genitori perché usavano un bagnoschiuma assurdo, Pure & Vegetal".

Un incipit che non necessita di nessun altra parola oltre quelle già (a volte ridondantemente) spese dalla critica.

superwoobindaI personaggi dei numerosi racconti (che nell'edizione Castelvecchi erano chiamati "Storie senza lieto fine") sono personaggi veri e non sagome da romanzo costruite per l’occasione.
L’irrealtà con cui molte persone bollano i personaggi di Woobinda è mendace, usata solo per coprirsi gli occhi da una realtà che purtroppo esiste, che vorremmo evitare ma che noi stessi creiamo e fomentiamo con la speculazione mediatica: il ragazzo del primo racconto, che uccide i genitori per via del loro bagnoschiuma, non mi pare così diverso da Erika che uccide la madre e il fratello, aiutata dal fidanzato Omar.
E così ci sono persone, non personaggi, che si aggrappano alle storie che raccontano in prima persona: troviamo così il sosia, l’operaio, la ragazza che si affaccia al mondo del porno, il fanatico dei gatti, l’omicida, e moltissime altre persone la cui unica certezza è quella dell’età, del segno zodiacale e, per i più fortunati, qualche oggetto che possiedono.

Una società iperconsumistica, calata a pieno in un mondo artificiale, fatto di marche e sottomarche, di televisione, giornali e radio; un’irrealtà costretta a diventare realtà, per via di quell’incomunicabilità tra persone che dieci anni fa pareva un male di stagione e che oggi pare impossibile da sradicare, un mancanza di comunicazione degli stessi protagonisti di Woobinda, spesso costretti ad interrompere il loro racconto, non si sa se per mancanza di ascoltatori o mancanza di parole per spiegare la loro vicenda.
Woobinda è un saggio sulla società in forma di racconto, una forte denuncia ad un mondo che ancora, anzi, soprattutto, oggi, ci pare inevitabile.

Aldo Nove, in occasione dell’uscita del suo ultimo libro, “Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese”, dove denuncia la situazione di precariato di questi anni, scrive:

“Quando scrissi Superwoobinda, alcuni anni fa, volevo delineare una generazione priva di futuro. Il futuro, purtroppo, è arrivato”.

Parole difficili da digerire, ma doverose, nella vana speranza che un futuro più sano arrivi, anche grazie a libri come questi.


Scritto da: Matteo Musacci

Data: 25-10-2006

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