La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Oct 31 2006

Dentro il mondo dei giovani

di Matteo Musacci

Altri Libertini, Pier Vittorio Tondelli, 1980

“Sono giorni ormai che piove e fa freddo e la burrasca ghiacciata costringe le notti ai tavoli del Posto Ristoro, luce sciatta e livida, neon ammuffiti, odore di ferrovia, polvere gialla rossiccia che si deposita lenta sui vetri, sugli sgabelli e nell’aria di svacco pubblico che respiriamo annoiati, maledetto inverno, davvero maledette notti alla stazione, chiacchiere e giochi di carte e il bicchiere colmo davanti, gli amici scoppiati pensano si scioglie così dicembre, basta una bottiglia sempre piena, finché dura il fumo” (da Postoristoro)

tondelliPagine melense da romanzo rosa di ultima categoria, intrighi tipici del giallo, minuziose descrizioni delle mode contemporanee in linguaggio pubblicitario, il diario, la memoria, la canzone, la poesia.
Letti così di fila sembrano i punti di un programma scolastico che indaga i generi "letterari", messi tutti insieme diventano Altri Libertini di un Pier Vittorio Tondelli appena venticinquenne, al suo esordio letterario targato Feltrinelli, datato 1980, lo stesso anno de Il nome della Rosa di Umberto Eco. Lo stesso anno per due romanzi lontani anni luce...

Un romanzo unitario quello di Tondelli, perché è così che lo definisce lo stesso autore (nonostante i sei racconti che lo costituiscono) che, dopo tre ristampe in pochissimo tempo, viene sequestrato dai perbenisti (quelli che diec'anni prima erano in piena rivoluzione studentesca e che nel frattempo avevano cambiato nome e parte), per oscenità ed oltraggio alla morale. Tutto questo mentre il romanzo di Eco, l'anno successivo, vinceva il premio Strega, dando il via alla corrente del postmoderno, che aveva già stancato sul nascere.

Mentre nella piccola Correggio, questo giovane scrittore dichiaratamente omosessuale, stava riformando la letteratura, sulla strada della rivoluzione sessuale del '77 (magistralmente descritta in Porci con le Ali della coppia Lidia Ravera, allora giovane scrittrice e Marco Lombardo-Radice, neuropsichiatra e dirigente del giornale Lotta Continua), con uno stile quasi impenetrabile, perché studiato e redatto nei minimi dettagli, mai lasciato al caso, anche se casuale vuole sembrare.

altri libertiniSei racconti che fotografano la situazione dei giovani di città, la borghesia dei club tennistici, e di provincia, il sottoproletariato delle stazioni di servizio, tutti accomunati dal vizio del sesso, omo o etero poco importa, e della droga, leggera o pesante conta ancora meno. Sono ragazzi come ragazzo era Tondelli, perché mentre narrava i suoi personaggi, narrava il mondo che aveva sotto i suoi occhi, quello del DAMS di Bologna: Tondelli fotografava la realtà, niente a che vedere con monasteri e clerici medievali...

In Altri Libertini, Tondelli descrive situazioni che prima d'allora, in Italia, nessuno aveva mai avuto il coraggio di raccontare in un libro: in Postoristoro troviamo il gay Giusy che, vedendo l'amico Bibo in astinenza, non riuscendo a trovare vene in cui iniettare la droga, decide di masturbarlo per trovarne altre, in Mimi e istrioni la compagnia delle Splash, quattro amiche (una è un travestito) con il bisogno fisiologico di fare sesso; in Viaggio il percorso "formativo" dell'omosessualità di un giovane ragazzo, e poi ancora droga in Senso contrario e il mondo dei giovani "bene" in Altri libertini, e, per finire, Autobahn, un viaggio dentro l'anima di quei giovani "scoglionati", ma mai incapaci di opporsi alla realtà.

Un inno di altissima poesia agli anni più difficili delle persone, quelli dall'adolescenza ad un giovinezza che talvolta non ha mai fine, un romanzo da cui non si può non passare per capire e per capirsi, per entrare nei pensieri dei ragazzi, se ragazzi non si è più, come era riuscito a fare Tondelli (scomparso prematuramente nel 1991 a causa della malattia che nei suoi romanzi aveveva poeticamente cantato), elevando a poesia il vuoto giovanile, vendicandolo come un valore di cui bisogna avere memoria, perché "non si può impedire a qualcuno di farsi o disfarsi la propria vita, si tenta, si soffre, si lotta ma le persone non sono di nessuno".
Sorprende come questa frase, oggi, a distanza di più di venticinque anni, sia così attuale, oggi, come allora, ancora qui a discutere di suicidio e di eutanasia.

Scritto da: Matteo Musacci

Data: 31-10-2006

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