RECENSIONI \ R.E.M. The best of the I.R.S. Years 1982-1987.

Raccolta d’annata per la band di Athens

di Irene Galvani
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Tempo di ricordi per i R.E.M.: dopo la fortunatissima raccolta In time, uscita nel 2003, che comprendeva i loro migliori successi da 20 anni a questa parte, Michael Stipe e soci ci riprovano con un album che scava ancor più indietro nel tempo, And I feel fine, disponibile in due versioni: quella normale (21 brani) e quella da collezionisti (ben 42 pezzi fra singoli, , demos e versioni acustiche).
Il titolo, come gli appassionati ben sapranno, riprende l’ultimo verso della canzone con cui il gruppo americano conclude ogni suo concerto, It’s the end of the world as we know it (And I feel fine), ma forse non tutti sanno che questo brano del 1987, venne inserito in un elenco di pezzi proibiti diramato alla radio subito dopo l’11 settembre ("That’s great it starts with an earthquake, birds and snakes, an aeroplane…"), successivamente "riabilitato" e rilanciato dalla band, proprio ai tempi di In time - correva il 2003 - accanto al suo pezzo "gemello", Bad day, che altro non è se non la prima versione del brano più famoso.
Indispensabile sia per i fans più accaniti, che per coloro che vogliano saperne di più sugli esordi del gruppo, l’album ripercorre le prime tappe della carriera ormai trentennale dei poeti di Athens: sono i primi anni ’80, e la band, da poco affacciatasi alla ribalta del panorama musicale internazionale, si è legata alla I.R.S. Records, casa discografica di New York con una spiccata preferenza, all’epoca, per gruppi pop di sinistra con tendenze commerciali. Ed è proprio con la I.R.S. che i R.E.M. mettono a segno i primi successi: nel 1983 il loro primo album, Murmur , viene eletto LP dell’anno dalla rivista Rolling Stone, scalzando dischi come Thriller di Michael Jackson e War degli U2, finiti rispettivamente al secondo e terzo posto.
Ciò che segue è storia: guidati da Jefferson Holt, amico oltre che primo manager, i quattro ragazzi della Georgia scalano le classifiche mondiali con un mix di armonie sussurrate, un intercalare galoppante di chitarre, bassi e batterie, e soprattutto liriche ellittiche, enigmatiche e mai scontate. Michael Stipe, cantante e frontman del gruppo - timidissimo agli inizi: pensate che, in Murmur, le sue parti non venivano registrate in studio con tutti gli altri, ma da un sottoscala annesso alla sala di registrazione – per i testi adotta uno stile molto simile al flusso di coscienza, in cui i pensieri più intimi sono connessi gli uni con gli altri spesso senza apparente motivazione. Sono gli anni dei "dervisci rotanti", della crescita artistica e dell’impegno politico ed ambientalista, dell’ispirazione nei tempi difficili dell’America reaganiana. Il successo strepitoso a livello mondiale arriverà solo dopo qualche primavera: al 1991 e ’92 risalgono infatti gli album che li hanno consacrati al grande pubblico, Out of time e Automatic for the people, realizzati con la Warner Bros.
And I feel fine contiene alcuni dei pezzi storici degli esordi: The one I love, Finest worksong e Radio free Europe; ma anche alcune chicche forse sconosciute ai fans di data più recente: Seven Chinese Brothers, ad esempio (non tutti sanno che ne esiste una seconda versione, intitolata Voice of Harold, in cui Michael canta sulla stessa melodia nientemeno che le note scritte sul retro di un disco gospel), oppure Fall on me, in cui si racconta la paura del cielo che cade sulla testa, o ancora Talk about the passion, sulle migliaia di senzatetto in America. Nel secondo CD, potete trovare brani rispolverati negli ultimi anni, come Bad day e All the right friends nelle loro versioni originali, ma anche tracce meno famose come Superman, Time after time (Mike Mills: "Ci siamo molto arrabbiati quando Cyndi Lauper realizzò una grossa hit con una canzone dallo stesso titolo…") e Disturbance at the Heron House, ispirata dalla lettura di "Animal Farm".
In attesa dei prossimi successi - l’ultimo album, Around the sun, è del 2004 – vi consiglio senz’altro di ascoltare questa raccolta, magari abbinata al DVD When the light is mine, che contiene i video dello stesso periodo (1982-1987).


Se vi piacciono i “vecchi” R.E.M.:
Chronic town, 1982;
Murmur, 1983;
Fables of the reconstruction, 1985;
Lifes rich pageant, 1986;
Dead letter office, 1987;
Document, 1987;
Eponymous, 1988.



23-02-2011 - visite: 10023

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