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Il diavolo veste Prada
Felicità non è un abito griffato Dior
Tratto dal bestseller di Lauren Weisberger
Regia: David Frankel
Anno: 2006
Cast: Anne Hathaway, Meryl Streep, Adrian Grenier, Simon Baker, Stanley Tucci

Locandina Il diavolo veste Prada“Diamonds are a girl’s best friends”cantava Marylin nel 1900.
Oggi non è più vero. Nella New York del 2000, i migliori amici delle ragazze sono gli accessori di Manolo Blahnik e Tom Ford, soprattutto nella redazione del "Runway", la più influente rivista americana nel settore della moda. Purtroppo per lei, Andy Sachs (Anne Hathaway, "I Segreti di Brokeback Mountain") non sa neppure con quante “b” si scrive “Gabbana”, e per l’aspirante giornalista neolaureata, giunta nella Grande Mela col cuore colmo di speranze, l'impiego come assistente della spietata direttrice di "Runway" Miranda Priestley si rivelerà un vero inferno.
La sciatta e malvestita fanciulla però, come una moderna Cenerentola, riuscirà pian piano a conquistarsi la stima e la fiducia di Miranda-matrigna, in barba alle colleghe-sorellastre, grazie ad una fata madrina che in questa occasione ha il volto di uno Stanley Tucci in stato di grazia. Peccato per il principe azzurro, Nate, che in realtà fa il cuoco ed è costretto ad aspettare ogni sera a casa Andy, mentre l’ingenua ragazza di provincia lentamente si trasforma in una spietata fashion victim.
Come nella più antica tradizione, per scalare le vette del successo è necessario vendere l’anima al diavolo, un diavolo scintillante e glamour, tinto di rosso Prada. O forse l’anima basta darla in prestito per un po’…

Divertente, frivolo, brillante, l’opera di David Frankel (“Sex and the city”) parte con slancio - ritmo incalzante e battute al fulmicotone - per poi seguire un andamento molto più convenzionale che culmina in un finale improntato al moralismo. Il film regala uno spaccato tagliente e sarcastico del pianeta moda, che inizialmente Andy guarda con intellettuale presunzione ma che poi scopre essere meno superficiale di come ci si immagina: dietro a quello che vediamo nelle vetrine o nelle copertine delle riviste, c'è il lavoro di migliaia di persone fatto duramente e con passione.
Tratto dall'omonimo romanzo autobiografico di Lauren Weisberger, “Il Diavolo veste Prada” è un godibile e ritmato affresco sull'illusorio mondo delle vanità odierne, efficace soprattutto grazie alla suggestiva ambientazione newyorkese, icona di stile fin dai tempi di “Colazione da Tiffany”, e alla performance attoriale di Meryl Streep, che con i corti capelli patinati e uno sguardo glaciale e trattenuto, dà vita a un personaggio estremo nella sua sgradevolezza e presunzione, ma anche umano nella sua ambizione e nella sua apparentemente contraddittoria fragilità.

Complessivamente, nonostante la storia possa sembrare banale, Frankel l’ha confezionata con abilità per il cinema, realizzando un’opera chic (trendy persino nella scelta della colonna sonora, infarcita di hit di Bono e Madonna) e coinvolgente. Peccato per l'immancabile tocco di moralismo finale, che fa la differenza tra questa commedia e il ritratto delle vanità della moda tratteggiato una decina d'anni fa da Altman in “Prêt-à-Porter”.

Avviso alle lettrici: non portate la vostra credit card al cinema con voi, al termine della proiezione proverete un irrefrenabile desiderio di spendere qualche migliaio di euro per l’ultimo modello di Louis Vuitton…

VOTO: 7 ½

Beatrice Nagliati
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