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Magdalene
Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia
di Peter Mullan
testo alternativoCATEGORIA: Film d'autore con concessioni al grande pubblico

Dal 1964 al 1996 in Irlanda ci sono stati conventi in cui nel corso degli anni 30.000 donne sono state rinchiuse dalle famiglie, per lavorare 364 giorni all’anno(tranne Natale) in lavanderie i cui ricavi andavano interamente alle suore dell’ordine delle Maddalene. Le famiglie ce le portavano perché colpevoli di aver disonorato la famiglia in quanto ritardate, vittime di uno stupro, madri di figli nati fuori dal cattolico matrimonio, o semplicemente perché troppo “tentatrici” nei confronti dei ragazzi. Li dentro subivano da parte delle suore, oltre alla totale impossibilità di uscire all’esterno, violenze fisiche e psicologiche. Imboccavano la strada verso la redenzione percorsa da Maria Maddalena, a volte purtroppo per non uscirne mai più.
Potete credere al cardinale Ersilio Tonini, il quale si dice sorpreso che chi ha premiato il film a Venezia non abbia sentito il dovere di andare a controllare la veridicità dei fatti raccontati. Potete credere a Don Baget Buozzo, che afferma che è stato premiato un film anticlericale il cui fascino risiede tutto proprio nel suo condannare la chiesa, un premio quindi dovuto a un clima di ostilità verso di essa.
Oppure potete credere al regista del film, Peter Mullan: una lunga carriera come attore( “Trainspotting”, “My name is Joe”) e un opera prima, “Orphans”, premiata al Sic di Venezia nel 1998.
Mullan che, a proposito delle polemiche riguardanti il suo film, dice: “Andate a vedere il film, aprite gli occhi, aprite le vostre anime e confessatevi. Chiedete perdono, lo dovete alle donne e ai bambini separati dalle madri. La chiesa ha bisogno di ritrovare la compassione e il rispetto per i più deboli”.
Mullan che, per la realizzazione del film, ha attinto alla propria esperienza giovanile di cattolico socialista impegnato nel volontariato e a quella di chi è riuscito a ritrovare fra le donne che hanno vissuto la terribile esperienza. Ha inoltre avuto la consulenza(e la recitazione in un piccolo ruolo) di una ex suora che per quattro anni ha vissuto in uno di questi conventi.
A noi ovviamente non interessa sapere la verità, o perlomeno non ci interessa nel momento in cui andiamo a giudicare il film.
Innanzi tutto perché, come si preoccupa di ricordarci una didascalia che appare alla fine, l’orribile vicenda si è conclusa sei anni fa. Quindi qualsiasi accusa lanciata dal film è rivolta ad una situazione che oggi è stata risolta. In secondo luogo non è possibile, visto il periodo storico in cui esce nelle sale, isolare i temi trattati dal macro-tema del fondamentalismo religioso. Un tema che secondo noi fa sfumare l’attacco diretto ad una istituzione religiosa in una riflessione che può adattarsi a tutte le degenerazioni di stampo religioso. Senzazione rafforzata dalla regia lontana dal realismo. Senza contare che è comunque sempre possibile giudicare un film in sé e per sé: cogliendo temi e figure e privando l’analisi di ogni preconcetto ideologico.
Visto il film, appare appunto chiaro che c’è stato un grosso fraintendimento. Magdalene è un film di un cattolico.
Al di là del fatto che Mullan lo dichiari esplicitamente ogni volta che lo intervistano, il suo film parla inequivocabilmente per lui. Un inquadratura di una suora che conta i soldi e viene messa fuori fuoco per mettere a fuoco un crocifisso può essere fraintesa solo se levata dal contesto. Nel film di Mullan invece sta a significare un contrasto, non un associazione fra la corruzione e la figura di Cristo. Così come le persone “credenti” nel gruppo delle ragazze non vengono mai dipinte come sciocche né le disavventure che le colpiscono sono viste come un buon motivo per smettere di avere fede.
Nel suo forse inevitabile difetto di essere film troppo didascalico per coinvolgere fino in fondo, questo piccola pellicola girata con attori non professionisti riesce comunque a colpire con insistenza ed efficacia(appena smorzata appunto dalla regia che accompagna un po’ troppo per mano lo spettatore) il tasto più dolente della sua critica. Quello dell’umiliazione di tutto ciò che è femminilità, del rifiuto del corpo(femminile) e degli stessi rapporti umani.
Così come nel film “Il destino” di Chahine il fondamentalismo(in quel caso islamico) prendeva di mira la danza, il canto e tutto ciò che significava gioia di vivere, qui il fondamentalismo delle suore e della società combatte la vanità togliendo i vestiti e sostituendoli con squallide uniformi, tagliando i capelli alle ribelli, facendo osservazioni umilianti sui loro attributi sessuali, impedendo alle ragazze qualsiasi tipo di rapporto di amicizia.
Lo stile della messa in scena sa certamente colpire allo stomaco lo spettatore ma non c’è traccia di compiacimento nelle scelte di Mullan, soprattutto per quanto riguarda la trama: che evitando forzature gratuite o furberie per “ aiutare” lo scandalo si svolge in maniera a volte monotona, pagando forse con un po’ di noia la lodevolissima coerenza.
Film di grande forza morale “Magdalene” esprime valori che senza dubbio in un diverso clima politico gli avrebbero permesso di vincere un premio di ispirazione cattolica.

Voto: ** e ½



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