La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Dec 05 2006

Riletture omeriche

di matteo musacci

Itaca per sempre, Luigi Malerba, 1997

“Mi sono domandato tante volte come mai l'acqua del mare è salata mentre l'acqua dei fiumi che si versano nel mare non lo è, e nemmeno la pioggia che cade dal cielo è salata. Non ho mai trovato una risposta e mi faccio di nuovo questa domanda mentre, risvegliato dal vento dopo un lungo sonno, sto seduto sulla costa sassosa di questa terra che dovrebbe essere Itaca, ma che ora non riconosco. Mi guardo intorno smarrito perché non riconosco né la costa sassosa, né questa terra arida coperta di alberi spogliati dai venti marini, né l'orizzonte delle montagne, né questo cielo colore del mare”

malerbaLontano da strambe e irreali interpretazioni che nei secoli sono state congetturate ed editate, Itaca per sempre (Mondadori, 1997) di Luigi Malerba mi sembra forse la miglior rilettura dell’Odissea di questi ultimi decenni, poiché non si propone di rendere meno criptico il testo omerico, come molti saggisti pensano di poter fare, anzi, Malerba costruisce una storia che di distacca completamente dagli accadimenti originali, e vuole essa stessa essere apocrifa.

Il romanzo inizia con l’arrivo di Ulisse ad Itaca, l’incontro con Eumeo e il figlio Telemaco e il travestimento da pitocco per non farsi riconoscere dai Proci. E fino a qui la storia è tale e quale all’Odissea. Ma in questo punto, Malerba comincia il suo volo letterario, facendosi la domanda che forse tutti, sui banchi di scuola, ci siamo fatti: come può Penelope non riconoscere il marito?

itaca per sempreIn un continuo scambio di monologhi interiori tra moglie e marito si costruisce la splendida storia di Malerba, che vede da una parte una Penelope risentita e addolorata, che arriva, vista l’incapacità di comprendere il motivo della non rivelazione del coniuge, a diventare superba e maligna, di fronte ad un Ulisse che, anche dopo aver sterminato i Proci e averle dato prova della sua identità, non viene creduto. “L'astuto, l'ingegnoso, il menzognero, lo spavaldo, il temerario Ulisse si agitava come un uccellino preso nella pania, le sue mani tremavano e i suoi occhi stillavano lacrime vergognose che invano tentava di nascondere”, narra Penelope nel momento del suo rifiuto.

Malerba conduce la narrazione in un crescendo di pathos, fino allo scioglimento finale, che prevede ancora una volta un distaccamento radicale dall’Odissea, dove Tiresia predice ad Ulisse che la sua vita finirà nel mare. In Itaca per sempre il finale è affascinante e forse non troppo distante da come sono andate davvero le cose ad Ulisse: come afferma lo stesso Malerba nella postfazione, la sua idee è forse la più "semplice e seducente".

Non è certamente facile partire da un testo così complesso e completo come l’Odissea per creare un nuovo capolavoro: c’era riuscito James Joyce, scrivendo Ulisse, il romanzo più interessante del primo novecento, e c’è riuscito sicuramente Malerba con il suo Itaca per sempre, che dovrebbe integrare la lettura del poema omerico, interrogandosi se poi la fantasia, questa volta, non sia stata effettivamente la realtà.

Scritto da: matteo musacci

Data: 05-12-2006

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