La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Dec 18 2006

La voce delle emozioni

di Matteo Musacci

Montedidio, Erri de Luca, 2001

“’A iurnata è ‘nu muorzo, la giornata è un morso, è la voce di mast’Errico sulla porta della bottega. Io stavo già là davanti da un quarto d’ora per cominciare bene il primo giorno di lavoro. Lui arriva alle sette, tira la serranda e dice la sua frase d’incoraggiamento: la giornata è un morso, è corta, diamoci da fare. Ai vostri comandi, gli rispondo, e così è andata. Oggi scrivo la prima notizia per tenere conto dei nuovi giorni. Non sto più a scuola. Ho fatto tredici anni e babbo mi ha messo a lavorare. È giusto, è ora. L’istruzione obbligatoria va fino alla terza elementare, lui mi ha fatto studiare fino alla quinta perché ero malatino e poi così avevo un titolo di studio migliore”.

erri de lucaÈ con il romanzo Montedidio di Erri de Luca (Feltrinelli 2001) che voglio chiudere questa prima rosa di capolavori letterari scritti negli ultimi anni da autori italiani. I motivi sono diversi, e il primo di tutti è sicuramente che fra pochissimo ci aspetta una serie di festività, le stesse ricorrenze che animano le pagine del romanzo di de Luca, la cui liricità è disarmante, tant’è che mi riesce molto difficile parlarne. Il secondo motivo è Napoli, vista nel romanzo come città d’incanto e di emozioni, sentita sulla pelle del lettore dagli accenti e dai caratteri dei personaggi.

Montedidio è un piccolo quartiere di Napoli dove “se vuoi sputare in terra non trovi un posto libero tra i piedi”, dove vive un ragazzo, l’io narrante, che decide di mettere per iscritto frammenti della sua vita, in cui gli eventi hanno ben poca importanza: predominano invece gli stati d’animo, le impressioni di un ragazzo che, in un periodo che va dal suo primo giorno di lavoro alla bottega di Mast’Errico fino a Capodanno, maturerà a tal punto da diventare un uomo, grazie anche ad un “bumeran” regalatogli dal padre.

montedidioI personaggi che girano intorno a questo ragazzo sono tanti, e ognuno di loro è contraddistinto da una peculiarità caratteriale ben definita: c’è il padre, silenzioso e pieno di dolore, il calzolaio ebreo Rafaniello, venuto dal nord, saggio e pensoso, Maria, l’“ammore”(quello con due m, quello vero), generosa e altruista, l’instancabile Mast’Errico, il padrone del palazzo ove abitano il ragazzo e Maria, unico vero antagonista della storia, anche se del tutto marginale e di poca importanza.

Perché ciò che conta, in questo romanzo, non è affatto la storia, se non quella che porta il protagonista dall’adolescenza all’età adulta, ma le emozioni, la voglia di andare oltre quel piccolo quartiere, la voglia di volare via, come Rafaniello spera di fare, scoprendo le sue ali nascoste nella gobba. E poi il dolore della lenta agonia della madre del ragazzo, la scoperta della sessualità e del lavoro e, soprattutto, la voglia di far volare quel “bumeran” oltre le case di Montedidio. Ogni sera il ragazzo tenta e ritenta il lancio, si allena senza mai tirarlo: lo farà partire solo alla fine, quando il passato sarà oramai lontano.

C’è tutta Napoli dentro le voci dei personaggi, una Napoli che sembra così lontana da quella che siamo abituati a conoscere tramite i giornali, fatta di guerre e di ingiustizie. È una Napoli che abita nei cuori dei napoletani. E chissà se uno splendido romanzo come questo non possa guarire la morsa che la attanaglia.

Buon Natale.

Scritto da: Matteo Musacci

Data: 18-12-2006

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