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Jan 29 2007

Da consumarsi a stomaco vuoto

di matteo musacci

Gioventý Cannibale, Aa.Vv., 1996

“In effetti, parlando di genetica, si può osservare che i nostri organi sessuali sono posizionati piuttosto infelicemente. Soprattutto se si deve fare l’amore in macchina. Non so, per esempio si poteva mettere l’organo sessuale maschile su una mano e quello femminile nell’orecchio. Già, ma all’inizio non c’erano le macchine” (dal racconto di Matteo Galiazzo, Cose che io non so).

“-In fondo anche i teroni sono esseri umani, ho detto a Sergio sorseggiando il Baileys. Fanno la spesa come noi. -Sì, ma lo scopo è prendere i punti per fare la dote ai figli con le spaghettiere del Mulino Bianco. Comprano tutte le cose che hanno i punti, e basta, non le aprono nemmeno, tirano fuori i punti e li incollano sulla scheda. Questa, è la magica vita dei teroni” (dal racconto di Aldo Nove, Il mondo dell’amore).

brolliPoliticamente scorretti, si direbbe ora a dieci anni di distanza dall’uscita di questa antologia, contro tutti, senza guardare in faccia a nessuno: contro gli obesi, contro Dio, contro i “teroni”, contro gli animali, contro i travestiti… Loro sono gli undici autori di Gioventù Cannibale (Einaudi 1996), l’antologia più letta, più contestata, più decantata, più criticata, più discussa degli anni novanta, quella che si è messa contro un certo modo di far letteratura, quella che ha rotto gli schemi. Loro sono Ammaniti e Brancaccio, Teodorani, Nove, Luttazzi, Pinketts, Governi, Curtoni, Galiazzo, Massaron e Caredda: alcuni divenuti poi molto famosi, altri meno, ma tutti cannibali, riuniti insieme da un sempre illuminato Daniele Brolli (nella foto).

Cannibalismo è sinonimo di splatter, di un film di Tarantino piuttosto che uno di Mario Bava degli anni ’60 e di Dario Argento degli anni ’70. Un fenomeno letterario che in Italia non aveva avuto precedenti, se non, citati dallo stesso Brolli nell’introduzione, nel Pasolini più spinto, in Tozzi e Morovich. I cannibali si mettono contro la letteratura fatta di personaggi finti e imbellettati nelle loro fantastiche avventure che più che verosimili sembrano proprio irreali, non lasciando spazio al lieto fine e a nessun intento consolatorio, tanto da portare all’eccesso la loro rivolta: lessico crudo, situazioni estreme da affrontare a stomaco vuoto.

gioventý cannibaleCome in tutte le antologie, ci sono racconti che meritano più di altri e, fra questi, mi viene da citare almeno il racconto di Matteo Galiazzo, Cose che io non so, dove un anonimo mittente scrive una lettera a Josè, imputato di crimini orribili, che viene però sollevato da ogni colpa perché viene messo a confronto con Gesù: blasfemia allo stato puro. E poi quello di Stefano Massaron, Il rumore,  un terribile quadro di vita pre-adolescenziale, dove è l’obesità ad essere presa di mira. E poi il racconto di Ammaniti&Brancaccio, Seratina, tra droghe, animali e travestiti, in una notte romana che sembra non finire mai.

Quest’antologia non ha sicuramente la pretesa di farsi piacere, è stata scritta per farsi odiare, di questo ne sono più che sicuro. Non c’è punto in cui noi riusciamo a legarci ad un personaggio perché magari simbolo di amore, lealtà, altruismo o altri simili valori.
Ma se è vero che l’odio è soltanto l’altra faccia della moneta dell’amore, penso che prima o poi, tirandola in aria più volte e leggendo approfonditamente il libro, esca la parte dell’amore.

Scritto da: matteo musacci

Data: 29-01-2007

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