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punti di vista
c'è noia e noia
vita da giovani algerini

da "Monde Diplomatique"
Quella noia mortale del giovedì sera
di Krim Mokhtar
Tra una strage e l'altra le settimane scorrono sempre uguali, lente e monotone, al punto che ormai i giovani algerini muoiono soprattutto di noia. Per potersi cambiare le idee avrebbero bisogno di denaro, l'unico valore sopravvissuto agli anni '90. Tuttavia anche con dei «bufali» (le banconote da mille dinari, cioè 15 euro) l'impresa non è facile, poiché le difficoltà della vita quotidiana non spariscono in una notte.
«Chi ha sacrificato la propria vita per l'Algeria si rivolterebbe nella tomba se ci vedesse in questo stato, dopo quarant'anni di sprechi e di utopie». Per soddisfare la sua febbre del giovedì sera ad Annaba, a 600 km da Algeri, Nassim ha solo 200 dinari in tasca (3 euro, abbastanza per un caffè, un panino e un pacchetto di sigarette locali, le Rym).
Come il 75% delle persone sotto i trent'anni è disoccupato. Le sue giornate si riassumono in un cortile di palazzi grigi, in una folla variopinta di «fratellini», di disoccupati e di donne abbigliate all'occidentale o in hijab (velo), nel formicolio di Annaba. Nassim, visto ieri davanti al cybercafé, tra sei mesi sarà ancora là. In Algeria è inutile darsi un appuntamento, tanto si sa sempre dove trovarsi. L'immobilismo, a chi si adegua ai suoi ritmi, assicura pace e tranquillità.
Nassim non ha voglia di rientrare. A casa la sua famiglia vive ammucchiata in 50 mq nei quali non c'è spazio per lui. In città la vita culturale, artistica o di svago è ridotta al minimo. Per fuggire ai muri della periferia Nassim e i suoi amici si ritrovano in mezzo a una rotonda di Annaba, con sedie e domino. L'atmosfera della sera è leggera, il profumo del gelsomino addolcisce l'odore del loro hascish, che arriva nelle loro mani «tagliato» con l'henné o i barbiturici. Nel nulla quotidiano, il consumo di stupefacenti è diventato sempre più popolare.
Ritorno ad Algeri. Grazie a un lavoretto di sorveglianza ottenuto qualche tempo fa, Malek vorrebbe portare Latifa, la sua ragazza, al cinema. Ma il tentativo fallisce miseramente. All'entrata del cinema Ibn Zeydoun, viene detto loro che il film sarà proiettato «solo se ci saranno almeno dieci persone». Poiché non viene nessuno, Malek e Latifa, dopo essersi scambiati qualche effusione breve e frustrante, devono tornare dai loro rispettivi genitori: «Non possiamo andare insieme né da noi né altrove».
Sulla strada del ritorno, come ha fatto ieri e come probabilmente farà anche domani, Malek passa in un negozio di videocassette per affittare un film e concludere così la serata. A sua volta Latifa, cameriera part time in un ristorante per 3.000 dinari al mese (44 euro), ha ripreso le parole crociate del quotidiano francofono El Watan. Sono le più difficili, le più lunghe e quindi quelle che occupano più tempo. «Riempiono la serata, ma a 28 anni è un po' triste» Le sarebbe piaciuto vedere le sue amiche, «ma dove? Per strada?» Bere un bicchiere tra ragazze in un caffè è ancora una prova di coraggio difficile da superare.
Ancora Algeri. Reda, il cosiddetto «businessman jeep» (il piccolo trafficante che ha fatto fortuna da poco), ha l'aspetto del perfetto «beggar» (chi si è arricchito durante gli anni '90). A cominciare dalla Peugeot 306 con gli interni in cuoio che dice «indispensabile» in una capitale dove i taxi scompaiono alle 8 di sera, a causa dello stato d'emergenza in vigore dal 1992. Reda compensa lo stress quotidiano bevendo vino, vodka o whisky. Lo scopo? Essere ubriaco prima di arrivare all'Acropole, una delle tre discoteche alla moda di Algeri che, anche negli anni più bui del terrorismo (all'epoca si chiudeva alle 23 per riaprire solo alle 6), ha sempre fatto registrare il tutto esaurito. All'interno la gioventù dorata di Algeri si sfoga ai ritmi della musica funk e beve alcolici a 350 dinari (5 euro) il bicchiere. Ubriaco fradicio, Reda dice che non ha intenzione di rimanere ancora a lungo: domani ha appuntamento per andare a giocare a tennis.
Sabato, comincerà un'altra settimana, ma sarà sempre la stessa cosa. Reda riprenderà l'assedio della città universitaria femminile di Ben Aknoun ad Algeri, in cerca di una studentessa spinta alla prostituzione da uno stato che le concede solo 2.700 dinari di borsa di studio a trimestre (40 euro, l'equivalente di due libri e della spesa per una settimana). Malek, intanto, continuerà a pensare a Latifa e a una promiscuità sana e consapevole. Mentre Nassim parlerà della sua triste sorte e fantasticherà insieme ai suoi amici sui progetti per un possibile esilio.

note: (Traduzione di A. D. R.)

testo raccolto da alessandro zangara



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25-09-2003
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