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attenti a cosa si acquista
baby sfruttamento
soluzione: boicottare chi sfrutta

da "Le Monde Diplomatique"
Bambini sfruttati
di Ignacio Ramonet
Nel mondo, più di 211 milioni di bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni sono costretti a lavorare. Per sensibilizzare l'opinione pubblica su questo fenomeno planetario, che colpisce soprattutto i paesi in via di sviluppo ma non risparmia neppure gli stati ricchi, il 12 giugno scorso a Ginevra, l'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ha preso l'iniziativa di una «prima giornata mondiale contro il lavoro minorile (1)».
Spesso, si dà dell'infanzia un'immagine che occulta la realtà vissuta dai bambini. Una realtà che in molti paesi somiglia tuttora agli incubi descritti nel XIX secolo, nei loro allucinanti romanzi, da autori quali Charles Dickens, Edmondo De Amicis, Victor Hugo.
La globalizzazione liberista non ha davvero risolto nulla. Di fatto, «in un mondo in cui la libera circolazione dei capitali e delle merci è ormai assicurata, le industrie dei paesi del Sud possono mantenere il loro posto sul mercato solo puntando al massimo sull'unico fattore che consente loro di rimanere largamente competitive: il basso costo della forza lavoro (2)». Senza il lavoro dei minori, sensibilmente meno remunerati degli adulti, molti paesi perderebbero la loro competitività, con il conseguente tracollo delle esportazioni e un calo drammatico delle loro entrate in valuta.
Le multinazionali non sono le ultime a trarre benefici da questo sfruttamento minorile. Se ne avvantaggiano ad esempio quelle del tabacco (Philip Morris, Altadis), delle banane (Chiquita, Del Monte), o del cacao (Cargill). Nel Malawi, ad esempio, ove l'industria del tabacco è il primo datore di lavoro, decine di migliaia di bambini sono sfruttati nella raccolta e nell'essiccazione delle foglie di tabacco. In Ecuador, bambini di 7-8 anni lavorano nei campi di banane dodici ore al giorno. In Costa d'Avorio, primo produttore mondiale di cacao, migliaia di bambini schiavi sarebbero costretti a lavorare nelle piantagioni. Il fenomeno dei bambini schiavi e il traffico di cui sono oggetto è finito sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo nell'aprile 2001, in seguito alla scoperta di una nave partita dal Benin, che batteva bandiera nigeriana - l'Etireno - con a bordo varie decine di bambini destinati a essere venduti come schiavi nel Gabon. Secondo il Fondo delle Nazioni unite per l'infanzia (Unicef), più di 200.000 bambini e adolescenti, vittime di questi traffici, sarebbero venduti e comprati nell'Africa centrale e occidentale.
Persino nei paesi ricchi, quasi 2 milioni e mezzo di bambini di età inferiore a 15 anni - ai quali si devono aggiungere 11,5 milioni di adolescenti tra i 15 e i 17 anni - lavorano, in condizioni spesso faticosissime e molto rischiose, nell'agricoltura, nell'edilizia, nelle fabbriche tessili e nei calzaturifici: 120.000 negli Stati uniti, 200.000 in Spagna, 400.000 in Italia e oltre due milioni in Gran Bretagna...
Per affrontare questa drammatica realtà, a 12 anni dal Vertice mondiale per l'infanzia organizzato dalle Nazioni unite nel settembre 1990 a New York, un nuovo Vertice per l'infanzia si è tenuto nel maggio scorso, presso la sede dell'Onu, con la partecipazione di circa 500 ragazzi venuti da oltre cento paesi. Kofi Annan ha aperto i lavori con una constatazione severa: «In fatto di tutela dei diritti essenziali dell'infanzia abbiamo miseramente fallito». Bisogna dire che le cifre sono agghiaccianti. Oltre mezzo miliardo di minori vivono con meno di un euro al giorno. I bambini sono i più duramente colpiti dalla miseria, di cui porteranno per tutta la vita le conseguenze psicologiche e fisiche. Più di 100 milioni di bambini non sono mai andati a scuola, a causa dell'indigenza o perché vittime di discriminazioni. E sono 121 milioni i bambini di meno di cinque anni che muoiono ogni anno. Questo vuol dire che ogni giorno muoiono 30.000 bambini. Uno ogni tre secondi... Tra il 1990 e il 2000, in conseguenza dei conflitti armati, più di un milione di bambini hanno perso i genitori o sono stati separati dalle famiglie; e oltre 300.000 sono stati reclutati come soldati.
Più di due milioni sono stati massacrati nelle guerre civili, più di 6 milioni hanno subito ferite o mutilazioni o sono handicappati a vita; 12 milioni sono stati privati di un tetto, e circa 20 milioni sono stati cacciati dalle loro case...
Come se non bastasse, ogni anno più di 700.000 bambini sono vittime del traffico di esseri umani, trattenuti contro la loro volontà in condizioni di schiavitù, a causa, secondo l'Onu, «della domanda di manodopera a buon mercato, e di quella, in crescita, di bambine e bambini per il commercio sessuale (3)». Penosa è soprattutto la sorte delle bambine, che sono oggetto di tutte le discriminazioni. Su un centinaio di milioni di minori non scolarizzati nel mondo, le bambine sono 60 milioni. Si valuta che da 60 a 100 milioni di bambine vengono uccise allo stato fetale o dopo la nascita, o sono vittime di malnutrizione e mancanza di cure a motivo del loro sesso. Tra i minori addetti ai servizi domestici - in maggioranza rispetto ad altri tipi di lavoro - più del 90% sono bambine tra i 12 e i 17 anni. In talune regioni dell'Africa e dell'Asia, il tasso di sieropositività delle bambine al virus dell'Aids è cinque volte maggiore di quello dei maschi.
Davanti a un tale scandalo, riascoltiamo il grido lanciato con voce ferma, a nome di tutti i bambini sfruttati del mondo, da una tredicenne boliviana, Gabriela Azurdy. Nel maggio scorso all'Onu, davanti a 70 capi di stato e centinaia di ministri di 189 paesi, Gabriela ha detto: «Noi siamo le vittime di sfruttamento e di abusi di ogni genere.
Siamo i bambini di strada, i bambini in guerra, gli orfani dell'Aids, siamo le vittime, e le nostre voci non trovano ascolto. Tutto questo deve finire! Vogliamo un mondo degno di noi ...»

note:
(1) Cfr. Le Monde, 13 giugno 2002.
(2) Bernhard Schlemmer (a cura di), L'Enfant exploité, Karthala, Parigi, 1996.
(3) La situazione dei bambini nel mondo 2002, Unicef, Ginevra.

testo raccolto da alessandro zangara



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21-02-2003
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