sei in OcchiAperti.Net > Benvenuti nella nuova sezione Cinema! > Archivio Recensioni > Minority Report
Minority Report
La poesia della Fantascienza
di Steven Spielberg, con Tom Cruise
testo alternativoCATEGORIA: Film d'autore con concessioni al grande pubblico

Attendevamo con impazienza il nuovo lavoro di Steven Spielberg. Il nostro Re Mida del cinema americano era reduce da un film carico di aspettative come Artificial Intelligence, ma povero di contenuti. Era troppo kubrickiano per l’autore di ET, e si dimostrò un’occasione tremendamente sprecata, in sostanza un brutto film, pieno di ottimi effetti speciali, ma con difetti che sopravanzavano ampiamente i pregi. Ma Minority Report era un’altra cosa. Era tratto da un racconto di Philip Dick, e per chi come chi scrive è un fan dall’autore di fantascienza americano, ogni film tratto da un suo scritto è un’occasione ghiottissima per vedere se finalmente la science fiction al cinema sarebbe risorta da un limbo che dura dagli anni 80, anni nei quali Blade Runner ridefinì le coordinate del genere. In più c’era Tom, il nostro amato Tom Cruise, che dopo Eyes Wide Shut e MI2 tornava a vestire i panni dell’eroe.
Non è facile per un film sopportare simili cariche di aspettative, ma il trailer, visto, stravisto e addirittura consumato prometteva bene… c’erano i precog, i precognitori, e chi ama Dick sa quale importanza e quale contributo questi diano alla componente filosofico religiosa della poetica del nostro artista.
Il cinema è stracolmo, ma, fortunatamente non è difficile trovare posto. Nemmeno un trailer prima del film, sappiamo già che è lungo, oltre le due ore. E il lavoro di Re Mida comincia.
Affascinante, nulla meno. Le prime scene sono incredibili. Un gioco stordente di immagini e una musica perfetta, orchestrata per Spielberg dal sodale John Williams. L’agente John Anderton, insomma Tom, sta visualizzando su uno schermo le immagini di un omicidio che deve ancora avvenire, predetto dai tre precognitori di cui parlavamo. Fa parte di una polizia speciale, il reparto precrimine, teso a fermare gli assassini prima che i crimini vangano compiuti. Il nodo centrale di questa polizia sono i precog, due gemelli e una donna, immersi in una vasca che provvede a tutti i loro bisogni, e che continuano a sognare di omicidi efferati ancora da realizzarsi. L’atmosfera è perfetta, il primo crimine è sventato mentre il regista ci informa della personalità di Anderton. E’ un uomo rimasto solo dopo il rapimento del figlio, dipendente da una droga che si chiama neurina, un potente stupefacente che si acquista nei bassifondi, dopo l’agente va a correre di notte. Ma il suo segreto è ben custodito, lo spacciatore a cui si rivolge è cieco e l’unico a conoscenza del suo punto debole è il fondatore della precrimine e si fida ciecamente di lui. Tutto continua sui binari prestabiliti della vita, finché Anderton non visualizza un omicidio compiuto da lui ai danni di una persona che non conosce, un certo John Crow. Ed incomincia la fuga. Scappa dai suoi ormai ex compagni e da un agente federale che doveva vagliare l’affidabilità del sistema e che prenderà il suo posto, un investigatore vecchio stile, abituato agli omicidi veri e non a quelli soltanto previsti.

E noi ci fermiamo qui. Forse abbiamo già raccontato troppo della trama, ma, d’altra parte era quello che già il trailer ci dava in pasto. Ed è il momento chiave del recensore: dire se gli film gli è piaciuto o no. E al vostro recensore il film è piaciuto. Moltissimo. Erano anni che non si vedeva un lavoro di fantascienza così interessante. L’ambientazione è stupenda, piena di dettagli che mandano l’appassionato in visibilio. Si concentrano le intuizioni del cyberpunk con le ossessioni di Dick in un riuscitissimo mosaico di stili. Le scene sono eleganti, specialmente quelle nella città divisa tra bassifondi e quartieri eleganti. Le trovate si susseguono senza lasciare fiato allo spettatore, e il regista si cura particolarmente di non spiegare troppo e di lasciare allo spettatore parte del carico interpretativo delle cose che vede. Evita, per così dire, il difetto Matrix, film affascinante ma troppo verboso.
Il design delle abitazioni, dei commerciali, delle zone sub urbane e dei bassifondi lascia un piacevole senso di mondo finzionale riuscito e coeso, e questo è il maggior merito di un film di fantascienza. Merito di Spielberg è anche quello di lasciare la componente noir, così importante in Dick, in secondo piano, il rischio sarebbe stato di rifare Blade Runner, missione questa realmente impossibile. Invece il lavoro con gli effetti speciali è perfetto, tanto perfetto che non si notano, non appaiono mai e questa è la caratteristica fondamentale di un buon lavoro.
Il fascino di tutto il film è incredibile per un’opera di quest’ultimo Spielberg: questi ci trasporta in un mondo meraviglioso e crudele, fatto di violenza, però poetico, specialmente nelle scene in cui Cruise “spazzola” le immagini dei delitti che devono ancora verificarsi, oppure nei movimenti dei ragni meccanici incaricati di riconoscerlo dall’analisi della retina. Inoltre le scene d’azione sono realizzate magnificamente, funzionali alla vicenda, quasi essenziali, eppur in un certo qual modo barocche, insomma tradizionalmente hollywoodiane, non contaminate con il cinema orientale, quasi e voler riaffermare che il cinema occidentale ancora qualcosa può dare, che non è morto e che i suoi interpreti sono ancora vivi, magari malconci, come era il nostro prima di questo film.
E’ forse dal punto di vista della trama che MR lascia un poco a desiderare, è piuttosto convenzionale anche se ben orchestrata e non banale in senso assoluto, e la gestione della tensione è perfetta, considerando che il film dura più di due ore, tanto perfetta da far sobbalzare sulle comode poltrone del cinema anche il vostro freddo e cinico recensore.
Gli attori sono ottimi, e un’ulteriore pregio di quest’opera è che le considerazioni filosofiche vengono lasciate a lato, in parte risolte e in parte no lasciando dunque allo spettatore autonomia e fiducia nelle sue capacità, evitando così di soffocare il lavoro e di togliere alle componenti della trama e della fascinazione visiva l’importanza che distingue un film riuscito da uno sbagliato.

Insomma andatelo a vedere, da soli, in coppia, con la famiglia o gli amici. E’ un grande film. State però attenti a non farvelo rovinare da un pubblico rumoroso e volgare, incapace di cogliere la poesia anche quando gli capita sotto gli occhi.

Voto: *** e 1/2



visite: 12953
gli ultimi contributi
le ultime della redazione cinema
documento conforme agli standard XHTMLDocumento conforme agli standard css