La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Mar 01 2007

Echi di un passato remoto

di matteo musacci

La vedova scalza, Salvatore Niffoi, 2006

“Me lo portarono a casa un mattino di giugno, spoiolato e smembrato a colpi di scure come un maiale. Neanche una goccia di sangue gli era rimasta. Due lados che ad appezzarli non sarebbe bastato un gomitolo di spago nero, di quello catramoso che i calzolai usano per le tomaie dei cosinzos di vacchetta. Il cane girava intorno al nespolo e ringhiava impazzito dalla paura. Lo stesi sul tavolo di granito del cortile, quello che usavamo per le feste grandi, e lo lavai col getto della pompa. Le pispiriste incollate, grumi scuri nel concale, terra e paglia nelle costole, nella vrissura, mosche verdi dappertutto”.

niffoiProbabilmente i “continentali”, ovvero come chiamano i sardi i non-sardi, si troveranno in difficoltà nella lettura di questo splendido romanzo premiato, meritatamente, con il Campiello 2006, perché infarcito continuamente di espressioni, modi di dire, parole del dialetto (o lingua?) sardo, ma una volta superato lo scoglio delle prime pagine ed essersi rassegnati che alcune cose proprio non si capiranno, si viene travolti dalla potenza narrativa di Salvatore Niffoi, nel suo libro La vedova scalza (Adelphi 2006).

La storia, ambientata durante il ventennio fascista, è quella di Mintonia Savucco, scritta da lei stessa nel tragitto che, da Laranei, il suo paese, la porterà in Argentina, per dimenticare l’omicidio del marito Micheddu, con cui si apre splendidamente il libro, in un incipit che unisce la musicalità del dialetto sardo con la crudezza delle immagini evocate. Un viaggio compiuto per salvarsi da chi la vuole morta, lontano da un paese che sin dall’inizio l’ha giudicata male per il suo bisogno di leggere e studiare, di non essere una semplice donna di casa buona solo per mettere al mondo un figlio, ma soprattutto, un paese e la sua stessa famiglia che ha sempre visto in malo modo la sua relazione con Micheddu, un ragazzo indipendente e audace, che non ha paura della dittatura fascista. Un coraggio che lo porterà tuttavia prima alla banditanza e poi alla morte.

vedova scalzaE così, con uno stile finalmente nuovo, dalla vicenda narrata da Niffoi emergono sentimenti constrastanti, antinomici per eccellenza: odio, amore, gelosia, vendetta… Uno stile a cui il lettore si deve adeguare, pieno di similitudini e rimandi ad una cultura che ha mantenuto, per via della sua posizione isolata, usi, costumi e modi di dire che sanno di un passato remoto, ma anche uno stile a tratti rozzo, crudo, ma che riesce a diventare lirico e incantevole quando Mintonia parla dell’amore e dei sentimenti che la legavano a chi in paese l’ha sempre protetta e aiutata.

La vedova scalza è la prova tangibile dell’esistenza di una letteratura che non è soltanto di consumo, è il romanzo, a mio avviso, più bello di tutto l’anno da poco passato, che farà discutere, spero, per molto, e non soltanto negli ambienti intellettuali e eruditi, ma anche e soprattutto nelle scuole.


 

Salvatore Niffoi incontrerà i lettori a Ferrara il 30 marzo al Caffè Castello alle ore 18 in un evento organizzato dal Liceo Ariosto.


Scritto da: matteo musacci

Data: 01-03-2007

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