La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele

Mar 15 2007

Suspence allo stato puro

di matteo musacci

Blackout, Gianluca Morozzi, 2004

“Ferro lava il coltello sotto il rubinetto fischiettando Don’t Be Cruel, e il sangue scende nello scarico in rivoletti di un rosso scolorito e pallido. Per Aldo Ferro la musica è iniziata con Elvis ed è finita con Elvis, non c’era niente prima di Elvis, non c’è stato niente dopo Elvis. Se Gesù è sceso in Terra, dice sempre, dopo non ci si accontenta del primo profeta che passa per strada”.

morozziNon c’è persona al mondo che, salendo su un ascensore, non abbia mai pensato alla spiacevole eventualità di rimanere chiuso dentro per un guasto. Magari con il cellulare che non prende e in piena notte, quando nessuno può sentirti gridare.
A Ferro, Claudia e Tomas succede la mattina del giorno di Ferragosto, in una Bologna deserta, e succede nel giorno in cui tutti e tre avrebbero di meglio di fare: Ferro, il padrone di un famoso locale notturno bolognese, sosia nostrano di Elvis, deve completare un insano omicidio; Claudia invece soffre nel suo abito cortissimo che deve indossare per contratto nel bar in cui lavora, ha voglia di cavarselo e di scrivere alla sua ragazza Bea; e infine il sedicenne Tomas, che con Francesca di Parma, conosciuta in rete, deve scappare via di casa, direzione Amsterdam.

Come i personaggi di Blackout di Gianluca Morozzi (Guanda, 2004) noi sentiamo il lento trascorrere delle ore dentro un ascensore bloccato, senza cellulari, con l’allarme rotto e il condominio, vista la giornata, completamente deserto. E contrapponiamo a questo passare lento del tempo un’irrefrenabile voglia di arrivare velocemente al termine del libro, perché Morozzi riesce, per almeno 170 pagine, a mantenere altissimo il grado di suspance, senza mai spostare il punto di vista, senza mai raccontarci cosa succede fuori dall’ascensore, in un crescendo di colpi di scena, sino ad arrivare a quello finale, quello che nessun lettore avrebbe mai pensato.

blackoutUnendo un pizzico di noir tipicamente bolognese, un suspence hitckockiano, il pulp alla Tarantino e un surreale che potrebbe terribilmente diventare reale, Morozzi ci conduce verso uno strato più sottile della trama, che è di denuncia verso tre figure tipiche di italiano, a cui tutti i lettori possono benissimo identificarsi e, se per finta modestia o troppa vanità, ciò non dovesse accadere, l’autore prepara il colpo finale, quello che lascia di stucco tutti, che mette a tacere chi si crede ancora indenne da questa società.

Con uno stile pulito e brillante, una trama che non cede mai il passo alla noia e alla banalità, rasentando i limiti della perfezione, costruita sul continuo e repentino passaggio dei pensieri dei tre protagonisti, Morozzi regali ai lettori un romanzo che difficilmente si riuscirà a leggere ad intervalli di tempo, anche a costo di stare sveglio una notte intera, come è successo al sottoscritto.

E, terminato il romanzo, la voglia di farsi piani e piani di scale a piedi crescerà esponenzialmente rispetto a quella di farli in ascensore.


Scritto da: matteo musacci

Data: 15-03-2007

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