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Pinocchio
Di Roberto Benigni
da Carlo Collodi
testo alternativoCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile.

C’era grande attesa per questo nuovo lungometraggio del neo laureato honoris causa Roberto Benigni. Una lavorazione lunga, difficoltosa, in cui a metà strada c’è stato il fallimento di Vittorio Cecchi Gori e la cessione dei diritti del film alla Medusa. Svariati anni di lavoro per il nuovo film del pluripremiato autore de “La vita è bella”, un battage pubblicitario incredibile e un’uscita nella sale mai vista: “Pinocchio” occuperà, quantomeno nella prima settimana di programmazione, quasi la metà della sale in Italia. Il pubblico è in fermento e la critica pure. Nel nostro piccolo, pur amando alla follia il Benigni attore e comico, non lo consideriamo un grande autore, quanto piuttosto un ottimo artigiano del cinema, capace anche di regalarci alcune perle.
Per questi motivi andiamo a vedere “Pinocchio” al primo spettacolo possibile per dei comuni mortali senza accredito stampa, impossibilitati a vedere le anteprime per i critici.
E’ la traduzione integrale e poco rimaneggiata del Pinocchio letterario di Collodi, con gli episodi chiave del libro, e un grande dispiego di attori e mezzi scenografici molto curati. Possiamo incontrare un attore del teatro napoletano con Carlo Giuffrè che interpreta Geppetto, i Fichi d’India (purtroppo) nel ruolo del gatto e la volpe, Kim Rossi Stuard nella parte di Lucignolo, un ottimo e spassoso Alessandro Bergonzoni e la onnipresente Nicoletta Braschi nella parte della fata turchina.
Dilungarsi sulla trama sembra assurdo, chi non la conosce? Non fosse altro che per la versione Disney. E dunque è ora di dare il nostro commento al film, e sia chiaro fin da subito, è un parere assolutamente personale.
Non è un bel film, anzi è una grossa delusione. Noi adoriamo Benigni, per i suoi estemporanei exploit televisivi e per i suoi film, per la sua indole giocosa e corporea, per la sua comicità che parte dal basso, dalla terra, dall’intestino e dagli umori. Ma non possiamo dire che questo lavoro sia riuscito. La grande forza dei precedenti lungometraggi del toscano era quella di inserire un personaggio burattinesco nella realtà, sia essa quella mafiosa di Johnny Stecchino, o quella del più grande dramma dell’umanità ne “La vita è bella”. Ma l’inserimento di questo personaggio nel mondo della fiaba non funziona, non produce gli effetti di anarchia e libertà che hanno fatto di Benigni un prototipo di una comicità stralunata e irriverente. E vedere Pinocchio che continua a ripetere, salmodiando, alcune parole chiave della sua vita è addirittura un noioso strazio.
E lo diciamo con dolore, faticando a trovare ancore di salvezza per un film che comincia a naufragare non appena inizia.
Gli altri personaggi vivono degli stessi difetti. La compagna Nicoletta Braschi risulta insopportabile e mielosa, e Carlo Giuffrè sembra dimentico dell’arte della recitazione. Per non parlare dei fichi d’India, la cui comicità non è mai stata irresistibile nei loro sketch, figurarsi al cinema.
Le belle scenografie e il dispiego di effetti speciali non salvano Pinocchio dall’agonia di una noia che fa solo desiderare la fine, per finalmente pensare a come è stato possibile tutto questo.
E sicuramente la responsabilità di questa delusione è data dalla troppa fedeltà del film nei confronti del libro, una fedeltà che lo danneggia, ma che è ricercata a bella posta.
E su questo si potrebbero aprire molto discussioni: spesso c’è chi valuta un film solo in funzione della fedeltà di esso all’opera letteraria da cui è tratto, ma a nostro avviso, vista la grande differenza dei due media, un trattamento diverso è necessario, pur senza alterare la struttura profonda dell’opera. Ci sono libri già perfettamente scritti in funzione del cinema e i romanzi di Hornby sono così, lineari, divertenti e assolutamente visivi. “Pinocchio” no, la resa della parola scritta per Collodi è assolutamente diversa dall’immagine filmata e il prodotto finale ne risente irrimediabilmente.
Resta poi, in conclusione, da vedere a che pubblico si rivolge “Pinocchio”. Sicuramente non ai bambini di oggi, ai quali la lentezza ricercata del film farebbe abbassare le palpebre in un baleno, ma crediamo che il pubblico ideale sia quello dei bambini di ieri, degli adulti che cercano un’oasi di intelligenza anche nell’intrattenimento. Saranno questi a decretare il successo commerciale del film, questi e quelli che al cinema non vanno mai se non a vedere gli eventi, Benigni è sempre un evento.
Le sale saranno piene di signore in pelliccia e di signori di mezza età che al cinema non vanno da anni, forse da “La vita è bella”. A questi consigliamo di andare più spesso, con coraggio, nelle sale, magari alla ricerca di un film non pubblicizzato allo spasimo, magari un film piccolo, a basso budget e indigesto come un pugno nello stomaco: sicuramente rimarranno più soddisfatti.
Purtroppo stavolta Benigni ha fallito, e speriamo che il nostro si riprenda presto da questo clamoroso buco nell’acqua.

Voto: * 1/2




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