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Borat
Il miglior giornalista oggi su piazza
BoratTitolo: Borat: studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan (Borat: Cultural Learnings of America for Make Benefit Glorious Nation of Kazakhstan)

Regia: Larry Charles
Nazionalità: USA, 2006
Durata: 84’’

Se Borat dovesse sembrarvi così stupido da non crederci, dovete però pensare che questo personaggio ha avuto un’ infanzia difficile: nato da uno stupro, ha una sorella che è “quarta prostituta di tutto Kazakistan”, numerosi matrimoni, lutti in famiglia, figli, e quant’altro. Ma in realtà, sotto quei baffoni, si nasconde una persona di raffinata intelligenza, che si può permettere di scherzare, in un certo modo, sulla cultura statunitense. Eh si perché Sacha Baron Cohen (irriconoscibile), che dà vita a questo personaggio (oltre ad Ali G più famoso), riesce ad infinocchiare diversi personaggi, con una strategia di interviste tutta sua. Borat Sagdiyev nel film, oltre a presentarci il posto in cui vive, i famigliari, gli amici ed il Kazakistan, parte per raggiungere gli Stati Uniti, in cui realizzerà diverse interviste per scrivere un reportage sulla cultura americana. Nel corso della storia, Borat si innamora di Pamela Anderson, vedendo Baywatch, e credendola vergine, si impegna in un viaggio on the road per raggiungere la California e sposarla con il tradizionale rito kazako: il tutto tra litigi, incomprensioni, tradimenti, delusioni, orsi, inni, religione e racconti osceni. Il messaggio è politicamente scorretto, ma ci fa intendere, che dalla cultura americana c’è ben poco da imparare.
Per tutta la prima parte del film ritroviamo scene di vera comicità (per gesti, linguaggio, situazioni), che si affievoliranno un po’ nella seconda parte, nonostante alcune non mancheranno di farci piegare sulla sedia per alcuni minuti. Quello che è interessante da sapere, è che praticamente tutto ciò che si vede nel film è vero, realmente fatto e non ricreato, grazie alla scarsa notorietà di cui, almeno fino qualche mese fa, godeva Borat.
Proprio lui però paga caro il suo sarcasmo: è stato criticato duramente per il suo (finto), antisemitismo (Cohen è ebreo), e accusato di fornire un’idea sbagliata della popolazione kazaka, e se non bastasse, restano pur sempre gli americani (come da lui stesso ammesso dice che se il film “non ha successo, io verrò giustiziato”).
Film a basso costo, ha avuto grande successo; il titolo italiano manca di alcuni errori voluti in inglese e malgrado il ritardo di 6 mesi prima di arrivare nel nostro paese, è riuscito ad occupare la prima posizione delle classifiche a suon di risate.
Nonostante potesse fare meglio in certe parti del film, sono assolutamente da apprezzare i suoi sforzi, le sue trovate e soprattutto le sue interviste. Spunti di riflessione sulla Nazione che dice di essere la più grande potenza mondiale, sono sempre graditi, e quelli cercati da Borat sono notevoli.

Massimiliano Uccellatori
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