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Red Dragon
Il ritorno del cannibale
con Ed Norton
testo alternativoCATEGORIA: Film da grande pubblico, con stile

Il serial-killer è una delle figure più emblematiche dei nostri tempi. Praticamente non esiste ma si parla sempre di lui, i casi sono pochissimi ma le trasmissioni televisive dedicate all’argomento certo non mancano. E’ in un certo senso la metafora della società in cui la criminalità decresce ma l’esposizione mediatica di essa raggiunge livelli sempre più alti.
E’ lui l’eroe in un mondo in cui la voglia di apparire spinge le persone ad umiliarsi totalmente. Più triste è la tua storia, più verrai premiato dal televoto. Più irritante riuscirai ad essere, più diventerai un personaggio. Più apparirai lontano dalla morale comune, più i moralisti ti condanneranno alla gloria televisiva.
Il serial-killer è l’ideale: buca lo schermo, fa paura, aderisce già di per se al concetto di fiction investigativa, e soprattutto i suoi ascolti non subiscono mai nessun calo. Peccato davvero che prima o poi li catturino.

Hannibal è il re dei serial-killer contemporanei nonostante ne “Il silenzio degli innocenti” lo vediamo per gran parte del tempo rinchiuso nella sua cella, a consigliare in modo enigmatico la giovane investigatrice interpretata da Jodie Foster. Sir Anthony Hopkins riceveva in quel caso uno degli oscar più meritati della storia del cinema, per quel personaggio che anche grazie a lui riusciva ad incarnare al tempo stesso il male puro, la raffinatezza di una mente brillante, il potenziale antagonista e al tempo stesso il più prezioso degli aiutanti. E probabilmente anche una figura paterna per la donna che gli ha chiesto aiuto.
Thomas Harris, il romanziere che lo ha creato, ha poi commesso l’imperdonabile errore di mettere Hannibal nelle ridicole situazioni che costituiscono l’omonimo libro e l’orribile film. Verrebbe davvero voglia di invitare Harris a cena, perché se c’è una cosa che il suo Lecter non sa fare è essere credibile fuori dalla prigione. Reso libero, è un personaggio rovinato.
Idea, lasciatecelo dire, rafforzata dalla scena iniziale di questo “Red dragon”, in cui assistiamo alla cattura di Hannibal da parte del detective al quale forniva consulenza come criminologo. Successivamente lo stesso detective(interpretato da Edward Norton) dovrà tornare a rivolgersi a lui per riuscire a catturare un’altro assassino seriale.
Il film è infatti il prequel del primo film, basato appunto sul romanzo omonimo di Harris, dal quale è già stato tratto “Manhunter” di Michael Mann.
La fama con cui questo precocissimo remake è arrivato in Italia dagli Stati Uniti è quella di un buon prodotto medio, privo dei difetti di “Hannibal” e forte di una trama solida ben girata dal regista Brett Ratner.
Non siamo d’accordo. Dire che è meglio della schifezza scorsa non implica certamente che sia un buon film, certo sul definirlo “prodotto medio” avrei poco da ridire visto che oggi la mediocrità al cinema significa noia(eh si, a livelli più bassi si incontra il Fastidio).
La trama avrebbe potuto funzionare a meraviglia(non ho letto il libro, ma si intuisce che “dietro” al film c’è una bella storia) ma l’adattamento tiene troppo conto del richiamo sul pubblico del personaggio interpretato da Hopkins. Troppo Hannibal e troppo tempo speso a caratterizzare(male) il personaggio di Norton tolgono spazio al “Drago rosso” e alla sua delicata storia d’amore, l’unica parte che funziona veramente.
La regia di Ratner è talmente pulita da risultare totalmente insignificante: nessuna invenzione geniale, nessuna scelta particolare, nessuna scelta(il libro si è probabilmente girato da solo, e come spesso ripetiamo un libro non è in grado di fare il regista). D’altronde in passato ha realizzato il tremendo “The family man” e due film di Jackie Chan: “Rush hour” e “Rush hour 2”( che da noi si chiama “Colpo grosso al drago rosso”: ecco perché De Laurentiis l’ha scelto!!!).
Un’ultima nota sulle interpretazioni degli attori. Hopkins è quasi ingiudicabile nel suo sforzo di rendere il personaggio “uguale ma diverso”, certo non aiutato da una sceneggiatura che non sa decidere se farne un antagonista o l’aiutante. Norton sarebbe perfetto per interpretare il suo controllatissimo personaggio se non gli facessero fare continuamente la faccina sconvolta di fronte ai massacri delle famiglie, per far capire allo spettatore quanto ama la propria. Fiennes bravissimo non lo sarà mai(aspettiamo però “Spider” di Cronenberg), ma nonostante ciò riesce a dare la giusta fisicità al suo personaggio. Emily Watson è bravissima, ma questa non è una sorpresa.

Voto: * e 1/2







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