La speranza un sogno ad occhi aperti

Aristotele

May 13 2007

Una maratona surreale

di Matteo Musacci

Crampi, Marco Lodoli, 1992

“Oggi io ho corso in maglietta per un’ora, tra gli alberi”.
“A che serve uscire, a perdersi? E correre, che ti serve?”.
“Non lo so Cleopatra, ma adesso usciamo. Mettiti un bel vestito, una gonna elegante, le perle. Possiamo arrivare a Ostia in meno di un’ora”.
“Io sono una puttana, non li ho i vestiti. Nell’armadio ci tengo le stampelle, le palline di naftalina, la lavanda, e neanche un vestito. Se mi va indosso quelli delle donne che vedo passare qui sotto. Oggi mi guardo la neve dalla finestra, la sento fioccare nelle ginocchia gelate degli uomini. Io non mi sposto. Il mare me lo porteranno i marinai, un giorno. E tu che mi porti? Ce l’hai una storia da buttarmi dentro, qualcosa che ti dà vergogna, che mi riempia un poco? Perché scappi tra gli alberi con tutta la neve che sta per cadere? Perché suoni al mio citofono, disgraziato?”.

lodoliSpesso pubblico e critica si sono divisi nel giudizio di Marco Lodoli, tanti detrattori quanti estimatori dello scrittore e professore romano, ormai da vent’anni autore di articoli, racconti, romanzi e recensioni cinematografiche. Ma è indubbio che anche l’anima più rude non può non emozionarsi leggendo le poche righe con cui inizia questo articolo, per la bellezza sonora delle parole, per il costrutto perfetto: un dialogo surreale, come tutti i dialoghi tra Cesare e Cleopatra, protagonisti del breve romanzo del 1992 Crampi, edito da Einaudi (reperibile ora nella raccolta I principianti che raggruppa i primi tre romanzi dell’autore).

Il romanzo vede diversi piani di narrazione: la maratona a coppie che si svolge in un’afosa giornata estiva romana (che Cesare corre con una singolare compagna), il rapporto surreale con la prostituta Cleopatra, il duro allenamento cui si è sottoposto il protagonista per partecipare alla Maratona, il difficile rapporto con la moglie…

crampiUn narratore onnisciente ci guida nella mente di Cesare durante la maratona, e come flash, come scintille nella memoria, riviviamo i momenti salienti della sua vita, e non possiamo che correre anche noi, correre tra le pagine si intende, scoprire cosa succede, se Cesare e la sua amata Betta riusciranno ad arrivare alla fine della corsa, se Cleopatra uscirà di casa prima o poi.

Maestro delle figure retoriche, con uno stile quasi poetico, Marco Lodoli offre al lettore un romanzo che risulta, alla fine, cupo, grave, ma, come lui stesso afferma nella prefazione, “sulla cui superficie aspra e acida cade una velatura surreale e penetrata di humour”. Un romanzo per riflettere ma anche un romanzo per capire quanto, nel caso di scrittori così illuminati dal fuoco narrativo, la prosa può confondersi con la poesia.

E allora non resta che correre con Cesare, sudare con lui e resistere ai crampi delle stanchezza e rimanere lucido anche dopo i trenta chilometri in cui i pensieri “si sfasciano definitivamente, il pane torna acqua e farina, la farina campo, il campo polvere e pioggia, e forse l’uomo che da Maratona arrivò ansimante ad Atene, prima di morire raccontò solo un sogno”.


Scritto da: Matteo Musacci

Data: 13-05-2007

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